La storia dei Paradise Lost

Una band con sonorità”’ gothic”, da un esordio cupo e nero del 1990, passando per album aperti alla speranza, con intermezzi elettronici…signori ecco i PARADISE LOST!

L a band di Halifax formata nel 1988 da Greg Mackintosh, talentuoso chitarrista, Nick Holmes versatile singer, Aaron Heady, chitarra ritmica e Steve Edmonson, bassista, esce sul mercato con il disco nel 1990 “LOST PARADISE”, disco di matrice death metal con testi e musica come la pece. Nel disco non c’e’ ombra di speranza.Nel corso del tempo le trame melodiche delle chitarre di Greg cominciano insieme alla voce sempre più pulita di Holmes a creare dischi di una superba magnificenza.

Nel marzo 1991 il gruppo pubblica il secondo album “GOTHIC” disco che, da un lato, segue le sonorità del precedente lavoro e che, dall’altro, anticipò le caratteristiche peculiari del gothic metal, come le linee vocali femminili intervallate dal growl maschile, oppure le melodie sinfoniche di tastiera.

Dopo aver firmato un nuovo contratto con la Music for Nations, sotto la guida del produttore Simon Efemey , incidono Shades of God (1992), album che segna un netto miglioramento nel songwriting, e prende le distanze dal death metal per muoversi verso una direzione. Bellissima è “AS I DIE”Questo disco è considerato l’ultimo album dei Paradise Lost “vecchio stile”, poiché il gruppo, dall’album successivo, s’imbarcò in un’evoluzione musicale irreversibile, che portò una certa ostilità da parte dei vecchi fan ma, allo stesso tempo, simpatie da parte di nuove schiere di ascoltatori.

I Paradise Lost resero il proprio sound meno ruvido, iniziando ad abbandonare il death degli esordi e spostandosi verso un gothic metal calmo e malinconico. Questa nuova scelta fu concretizzata con Icon (1993),album che per il sottoscritto è meraviglioso. che ottenne un buon successo di pubblico facendo entrare la band nel mainstream ma che, allo stesso tempo, segnò l’inizio delle contestazioni lanciate dai sostenitori degli esordi.“Embers Fire”True Belief” “Joys of Emptiness” sono canzoni con riff poderosi e intrecci chitarristici stupendi.

Nel 1994 ARCHER  (batteria) lasciò la band e fu sostituito da Lee Morris.Con DRACONIAN TIMES (1995), i Paradise Lost proseguirono nella loro svolta stilistica, realizzando quello che, a tutt’oggi è il loro lavoro di maggior successo commerciale. DRACONIAN TIMES incorpora tutto dei Paradise Lost. E’ il disco CAPOLAVORO dei PARADISE LOST, ogni canzone potrebbe essere un singolo!È questo, infatti, il disco che porta la band ai vertici del successo europeo, soprattutto in Germania e Grecia. Durante il tour la band fu costretta persino a suonare in più di un’occasione con un nome diverso, The Painless, per evitare la ressa che c’era abitualmente nei club.

La parentesi elettronica

La vena più cupa e innovativa della band compare nell’album One Second pubblicato nel 1997, nel quale sperimentarono strumenti elettronici. In questo disco la matrice metal del gruppo è messa da parte, e a prendere il sopravvento è l’anima dark/wave: chitarre ovattate e cristalline, ritmi meno tirati, inserti elettronici e concessioni al pop anni ’80 di gruppi come Sisters of Mercy e Depeche Mode.

L’anno successivo la band firmerà un contratto con una major, l’EMI, sotto cui uscirà Host (1999), il loro album di maggior sperimentazione. La voce di Holmes subì un cambiamento radicale, passando a una timbrica pulita e melodica. Questa formula produsse alienazioni ancor più forti da parte di molti loro fan, ma permise al gruppo di poter allargare il proprio pubblico, tanto da approdare anche su MTV.

Il nuovo millennio porterà la band a riavvicinarsi alle origini, a partire da Believe in Nothing (2001), disco prodotto da John Fryer (produttore dei Nine Inch Nails e HIM), segnato dal ritorno prepotente delle chitarre elettriche insieme all’elettronica ereditata da  Host.

L’album del 2002, Symbol of Life, chiude l’era synth/pop riportando molti fan di vecchia data alla corte della band scozzese. Nel 2004 Lee Morris (batteria) lasciò la band e fu sostituito da Jeff Singer che ha suonato nel successivo Paradise Lost (2005).”Paradise Lost” e’ un altro disco magnifico con aperture vocali e chitarristiche stupende. “Don’t Belong” “Grey” “Forever After” non possono non essere cantate!!

 In Requiem (2007) segna un ritorno alle sonorità prettamente gothic della fase intermedia della loro carriera.Nel 2008 il batterista Singer lascia il gruppo e, dopo pochi mesi, è ufficialmente sostituito con Adrian Erlandsson Nel 2009 esce il dodicesimo album Faith Divides Us – Death Unites Us, disco in cui riemergono prepotentemente le sonorità del passato, con uno stile di voce non lontano dal growl dei primi album ma sempre eccellente a livello di riff proposti.

 

Nel 2012 esce Tragic Idol , disco in cui sono abbandonate in parte le tastiere e i suoni d’orchestra tipici del gruppo, spostandosi verso sonorità e strutture HEAVY METAL più tradizionali.Nonostante questi cambiamenti di stile la musica è sempre potente ma “ricamata” da intagli di pianoforte o di assoli melanconici che ci portano via. Le chitarre sono dure, quadrate.

I capolavori dei Paradise Lost sono per il sottoscritto “ICON” del 1993, “DRACONIAN TIMES” del 1995, “ PARADISE LOST “ del 2005.

Nel 2015 i nostri tornano con THE PLAGUE WITHIN mostrano un ritorno alle origini con riff lenti chitarre compresse ma sempre con un filo di speranza, come un sole luminoso che esce attraverso le nuvole nere.

 

A seguire la loro discografia:

  • 1990–  Lost Paradise
  • 1991–  Gothic
  • 1992– Shades of God
  • 1993– Icon
  • 1995– Draconian Times
  • 1997– One Second
  • 1999– Host
  • 2001– Believe in Nothing
  • 2002– Symbol of Life
  • 2005– Paradise Lost
  • 2007– In Requiem
  • 2009– Faith Divides Us – Death Unites Us
  • 2012– Tragic Idol
  • 2015–The Plague Within

Di seguito l’ultimo estratto dal The Plague Within:

 

Parleremo ancora di questa grande band.

 

David

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