Kurt e la sua vita privata

La colonna sonora del documentario “Montage of heck” mette in fila registrazioni casalinghe inedite, tra brani mai finiti e monologhi privati. Voyeurismo discografico che danneggia anche il genio del cantante dei Nirvana?

Ogni volta che accade questo a distanza di anni sorgono delle domande:e’ giusto far questo? E’ rispettoso per l’artista scomparso?E’ solo business?

Il cassetto dei ricordi.
La pennata sulla chitarra scordata, la progressione armonica, la voce che si arrampica alta. The Yodel Song avrebbe tutto per diventare una canzone dei Nirvana. Ma non è una canzone dei Nirvana: Kurt Cobain non ha mai fatto in tempo a farla diventare neanche una vera canzone ed è rimasta in un cassetto insieme a decine di altre idee, bozzetti, schizzi melodici. Un cassetto ricchissimo al quale l’erede del cantante morto a 27 anni nel 1994 – la figlia Frances Bean – per la prima volta ha lasciato libero accesso. A rovistare tra tante registrazioni casalinghe, di fortuna, che più amatoriali non potrebbero essere, è stato Brett Morgen, regista di Montage of heck, il documentario che unendo video privati e testimonianze audio inedite ha, appunto, documentato e insieme ricreato la vita del cantante diventato icona.

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Dal buco della serratura.
Ma i Nirvana non sarebbero diventati i Nirvana così, solamente con questi bozzetti di canzoni. Il lavoro di produzione fu fondamentale per inventare quel suono passato alla storia come grunge, che lo spingeva fuori dal metal e oltre l’indie rock alternativo e il noise e lo faceva diventare qualcosa di un po’ diverso. Questo è solo un dietro le quinte incompleto. Si curiosa con sguardo molto voyeuristico tra registrazioni che forse Kurt non avrebbe mai voluto far ascoltare. Un po’ in colpa, un po’ sinceramente curiosi di capire come si muove il genio. Dove scatta e dove rimane al di qua. The happy guitar, strumentale vagamente blues, è solo un pallido fantasma di cosa avrebbe potuto diventare e che non sarà mai. Nella paranoia della sua cameretta, attaccato al microfono, lo immaginiamo piegato con la chitarra, dondolante, occhi chiusi, mentre a fine anni Ottanta intona inquietante And I love her dei Beatles e lo scheletro di Clean up before she comes (“pulisci prima che arrivi lei”), già comparsa nel cofanetto di rarità With the lights out. Ma qui si va troppo oltre: nelle 31 tracce della versione deluxe c’è Cobain che fa le vocette da pazzo (1988 Capitol Lake Jam Commercial), intermezzi parlati senza motivo (Montage of Kurt II), Beans è un delirio, Rehash un crescendo di urla. Aberdeen è un lungo monologo – preso dal film – di come la marijuana gli abbia dato una prospettiva diversa di vita. In Poison’s gone la registrazione si interrompe perché squilla il telefono: siamo proprio in stanza con Kurt, non visti, come spie. Do Re Mi e Sappy si capisce che sarebbero diventati bei brani dei Nirvana, ma non sono queste le versioni migliori, bensì quelle rock, con la band, mai finite negli album ma note ai fan.

 

La rivincita della band.
Montage of heck: The home recordings potrebbe essere un omaggio a un genio. Ottiene l’effetto contrario: ci restituisce Cobain in tutta la sua umanità non artistica, facendoci sbirciare dal buco della serratura. Le pubblicazioni postume non dovrebbero mai spingersi così in là nel voyeurismo, e stavolta forse lo capiranno anche i fan. In qualche modo è la rivincita della band sul grande personaggio che dopo la morte è diventato Kurt Cobain. Sicuramente i Nirvana senza di lui non sarebbero mai esistiti, ma forse senza di loro lui sarebbe stato meno fondamentale per la storia del rock. Luca Valtorta scrive:

“A distanza di ventuno anni anni dalla sua morte, ascoltare la voce di Kurt Cobain è ancora dolore. C’è sempre stato qualcosa di magico in quelle parole “With the lights out, it’s less dangerous/ Here we are now, entertain us!/ I feel stupid and contagious/ Here we are now, entertain us” con cui il singolo Smells Like Teen Spirit, tratto dall’album del 24 settembre 1991, Nevermind, esplose come un fuoco d’artificio alle più diverse latitudini segnando l’entrata del rock alternativo nel mainstream.

Un’evoluzione dei valori antisistema del punk che si reincarnava nella cosiddetta “Generazione X” raccontata da Douglas Coupland, prendendo il nome di grunge e seguendo l’etica indipendente del “do it yourself”, che da cultura minoritaria e anticonformista faceva irruzione nel mercato di massa.

Kurt Cobain all'età di 2 anni

Fu l’ultima volta che abbiamo creduto che con il rock’n’roll si potesse cambiare il mondo. Quelle parole in sé non volevano dire niente, eppure per il modo in cui le cantava Kurt Cobain ti colpivano allo stomaco. Erano rabbia, erano forza, erano speranza, erano vita. E lo sono ancora. Succede ogni volta che metti quella canzone. Ma adesso sono anche tristezza, sconfitta e morte.

Kurt Cobain all'età di 13 anni su una spiaggia di Washington

Era il potere magico di quel “profumo di spirito adolescente” di cui parla il titolo. Che dopo la morte di Kurt risuona sinistro e fa male. Era una delle canzoni più belle della storia della musica in uno dei dischi più belli della storia della musica. Il tentativo di Cobain di scrivere la “perfetta canzone pop”, quella che metteva insieme due amori solo in apparenza dissonanti: la melodia e il punk rock, i Beatles e i Black Flag, i Boston e i Pixies.

Montage of Heck (Our final name is Nirvana)

La voce di Cobain bellissima e cristallina il momento prima, diventava potente come un dio del tuono quello dopo. “Siamo qui/ intratteneteci” minacciava sovvertendo le regole della logica e dello show business: i Nirvana non erano lì per intrattenere il pubblico. Il video mostra cheerleader con la “A” cerchiata e culmina in una rivolta degli studenti mentre Cobain distrugge la sua chitarra.Kurt Cobain- Animation Still

Vedere questo film, leggere questo libro è come riaprire una ferita mai rimarginata: Kurt bambino, Kurt felice, Kurt che ride con in mano una chitarra giocattolo, Kurt davanti a folle sterminate, Kurt strafatto, Kurt che bacia Courtney Love con tenerezza, che gioca con la sua bambina Francis Bean, Kurt perso, Kurt che dice “il punk rock è libertà”. Lights out. E adesso intratteneteci.”

Kurt ci manchi a prescindere..(David)

 

Fonti:http://xl.repubblica.it/articoli/cobain-montage-of-heck-la-recensione/21373/

Rockol.it

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