Dal download all’originale

Un’era si e’ consumata frettolosamente. Negli anni 90 ,non esistevano YouTube, I- Tunes,il download in generale ed un fan per sapere quali fossero le uscite aveva due opzioni:
1-comprare i giornali specializzati ed appuntarsi i titoli da acquistare;
2-andare regolarmente presso il  negozio di dischi.

Poi chi era appassionato faceva entrambe le cose. Lo so che magari per un ragazzo di 20 anni che legge queste righe oggi ,possono sembrare difficili da immaginare ma era effettivamente così.
L’aspettativa che si percepiva nell’aria ,per toccare il vinile ,guardarlo da vicino senza praticamente aver sentito neanche una traccia prima ,era unico.
Ora un disco e’ praticamente disponibile quasi subito tranne per le band che “blindano” i download e il tubo .Ma in ogni caso il singolo promozionale e’disponibile poco prima dell’uscita del platter.
Quando si e’ espansa l’era digitale ,mi riferisco dal 2000 in poi, sembrava tutto molto bello .Era facile ,un click e si accedeva al nostro disco preferito. Tutti contenti (gli utenti) e un po’ meno ,molto meno sia le band e soprattutto le case discografiche. A fare un polverone colossale furono i Metallica contro Napster nel 2000 che vinsero la causa ma creano forte disagio fra i fans stessi dei Metallica.Leggiamo in un articolo di giornale:
Ripercorrere le tappe della battaglia legale che per lungo tempo ha visto fronteggiarsi da una parte i Metallica, tra le band più seguite di sempre del filone heavy metal, e dall’altra Napster, è utile per capire quanto sia cambiato ed evoluto il panorama musicale nel corso di tre lustri. Esattamente 15 anni fa, il 13 aprile 2000, Lars Ulrich e compagni puntavano formalmente il dito nei confronti del servizio, allora utilizzato per lo scambio di materiale su network peer-to-peer.L’atto depositato presso la United States District Court for the Northern District of California gettò le basi per una discussione che ancora oggi risulta attuale: il Web e gli strumenti offerti dalla Rete rappresentano un rischio per la salute dell’industria discografica, oppure uno strumento a cui guardare con fiducia per il futuro? Il binomio “Internet-pirateria” risulta oggi piuttosto anacronistico, come dimostrano i più recenti dati diffusi da FIMI, dai quali emerge che lo streaming e il download legale delle canzoni stanno letteralmente trainando il mercato della musica fuori da una impasse che perdura ormai da lungo tempo.
Nel 2000 la situazione era però ben differente: smartphone e tablet erano ancora concept e prototipi avveniristici, mentre il CD costituiva il formato più redditizio per vendere album e singoli. Ecco un breve riepilogo di quanto successo: nel 1999 Shawn Fanning crea un software dedicato allo sharing dei file audio, chiamato Napster, una sorta di file browser con funzionalità per la condivisione, attraverso il quale tutti i computer connessi al network erano in grado di prelevare e trasferire i file MP3.
Il successo fu immediato, tanto da guadagnarsi le ire di etichette e band, poiché il download delle canzoni non comportava alcuna spesa per gli utenti. Quello dei Metallica fu il primo nome di spicco a scagliarsi contro il P2P, non senza far storcere il naso ai propri fan. È stato lo stesso batterista, oltre un decennio più tardi, a confessare che i quattro non avevano alcuna idea di quanto forte potesse essere il feedback negativo provocato nel pubblico.
Ciò nonostante, la band californiana uscì a testa alta dalla contesa, con il servizio peer-to-peer costretto alla chiusura che portò successivamente all’acquisizione del marchio da parte del gruppo Rhapsody. Napster, oggi, è una piattaforma di streaming 100% legale, ma che con il suo illustre predecessore condivide solamente il nome. A 15 anni di distanza, il panorama è completamente cambiato: oggi alcune band, compresi big del calibro dei Radiohead, sfruttano le potenzialità del file sharing come strumento promozionale, intravedendo nella grande Rete un’opportunità anziché un nemico da combattere. La lotta alla pirateria resta invece ancora un tema attuale, portata avanti con iniziative spesso dall’efficacia discutibile, come l’oscuramento di portali in alcuni paesi o la chiusura di interi servizi dedicati al cloud storage.

Il ragionamento oggi e’ il seguente: uno si sente il disco e se piace se lo compra. Questo i Metallica non lo capirono all’inizio.
Giù dowload a non finire e il disco originale era quasi dimenticato e le band si incavolavano.
Uno può avere decine di file ,chiavette,cartelle musicali ,abbonamenti a I-TUNES ma il cd originale e’ sempre e solo il cd originale. E’ bello perché ci sono le foto,i testi , si può toccare ,annusare. Esatto ,annusare:l’odore del vinile per esempio e’ unico come quello del cellophane che avvolge il cd.
Non esiste download capace di questo. Ed ecco che il ritorno a questa era si capisce anche dalla nuova rimessa sul mercato dei Vinili originali. Se andate da Media World per esempio trovate molto hard rock su vinile. Certo il costo non e’ economico,parliamo di oltre 20,00 euro a vinile ma lo sforzo e’ ripagato.
Invito chiunque abituato al download su chiavetta a provare o riprovare l’emozione di comprare un cd o un vinile senza aver ascoltato nulla prima.E’ un atto di ringraziamento verso l’artista,verso chi ha gettato ore ed ore della propria esistenza per regalare emozioni al proprio fan .Oggi poi godiamo di cd con interni molto belli,spesso con tutti i testi oppure edizioni speciali con bookset ,copertine rigide,gadget che ci fanno ricordare piacevolmente l’acquisto del nostro amato lavoro della nostra band preferita.
Viva l’originale!
David
Articolo METALLICA CONTRO NAPSTER 15 ANNI DOPO http://www.webnews.it/2015/04/13/metallica-vs-napster-15-anni/

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