L’illusione dei dischi di platino

Nel nostro blog abbiamo scritto più’ volte in merito al mercato discografico  da diversi punti di vista ma e’ innegabile che sia viziato sotto più’ profili. Infatti non esiste un garante generale sulla qualità’ della musica ma e’ la casa discografica stessa che, in concomitanza di altre realtà, modifica la vera natura del mercato discografico. Questo si traduce in particolare sul fatto che esistono degli ARTISTI che non meritano assolutamente il loro successo ed altri che LO MERITEREBBERO DAVVERO!

Come far sembrare che un tale artista sia veramente forte rispetto ad altri?

Con i dati di vendita!

Ma i dati di vendita come sono? Sono basati su cosa? Chi e come si creano i DATI DI VENDITA? Ci avete mai pensato?

Risponde in parte a questa domanda il seguente articolo  che riporto fedelmente:

Ha venduto 10 milioni di copie… ma a chi?

“This does not indicate the exact amount of product sold to final consumers,
as changes in retailer inventory levels can affect shipments”
(RIAA)

Quando si devono conteggiare le copie vendute di un album, è necessario decidere in quale punto della catena di distribuzione effettuare il conteggio. In soldoni, un disco viene prodotto e venduto all’ingrosso ai negozi come Mediaworld, FNAC, Euronics che poi lo vendono agli utenti finali, cioè noi. Esistono sostanzialmente due modi per contare le copie a seconda della posizione nella catena di distribuzione: le spedizioni fatte ai negozi e le copie vendute all’utente finale.

La RIAA (Recording Industry Association of America), quella che assegna i Dischi d’Oro, di Platino e di Diamante negli USA, conta le spedizioni (shipment), al netto delle copie rimandate indietro dai negozi (refunds). Come dicono loro stessi, questo significa che leggendo i dati della RIAA, non potrete sapere davvero quante copie sono state vendute ai clienti finali, ma solo quante copie sono in quel momento presenti in tutti i magazzini di tutti i negozi, piccoli o grandi, che vendono quel determinato disco.

 

In A Gadda Da Vida, primo Disco Di Platino negli USA (1976)

Quindi se io, Ornitorinco Records, produco un album dei Rock Gods, la più grande Rock band di sempre (ok, mi sono fatto prendere la mano!) e ne spedisco 1.200.000 di copie ai negozi, posso richiedere la certificazione per la certificazione di Disco di Platino, per la quale basta 1.000.000 di copie? Quasi…

Diritto di refund e “excitement dell’achievement”

La tipica groupie dei Rock Gods

In realtà se la grandiosa Ornitorinco Records spedisce 1.000.000 di copie dell’album dei Rock Gods, deve sottrarre a questa cifra il numero dei “refund“, vale a dire delle copie che vengono rimandate indietro dai negozi perché in eccesso, non richieste, difettate o per restituite per qualsiasi altro motivo. Perfetto, direte voi: è un metodo onesto, limpido, perfettamente etico di conteggiare le copie! Non proprio, rispondo io, mentre mi districo nella retorica! Perché i negozi hanno solo 30 giorni per poterci ripensare, dopo di che si può procedere al conteggio. Quello che succede dopo non conta. Una volta erano 120 giorni ma il tempo è stato accorciato dalla RIAA per non perdere “the excitement of the achievement“.

Quindi, torniamo ai nostri Rock Gods: abbiamo inviato 1.200.000 copie, ne sono tornate come refund 100.000 nei primi 30 giorni e quindi possiamo chiedere la certificazione per il Disco di Platino! A questo punto anche se nei mesi successivi vengono rispediti ai nostri magazzini camion pieni di copie, mettiamo altre 200.000 o 300.000, noi della Ornitorinco Records potremo vantarci di aver fatto il botto e festeggiare con i nostri Rock Gods, che sono bravi a suonare ma non conoscono bene come funzionano queste cose e si accontentano dello champagne a fiumi e delle ragazze disinibite al party aziendale di festeggiamento.

Il Re Leone, ovvero come gonfiare i dati di vendita

La soundtrack più venduta di tutti i tempi (forse)

Ora, se l’Ornitorinco Record, invece di essere nata qualche riga sopra in questo post fosse un colosso finanziario come la Disney le cose sarebbero molto diverse. Nel 1994 Disney pubblica la colonna sonora de Il Re Leone. Lo fa il 30 Maggio 1994, quando il film sarà pubblicato solo il 15 Giugno 1994 e, in ordine, riceve queste certificazioni:

  • Disco d’Oro il 17 Agosto 1994
  • Disco di Platino il 17 Agosto 1994
  • CINQUE volte Disco di Platino il… 17 Agosto 1994
  • Sei volte Disco di Platino il 15 Settembre 1994
  • Sette volte Disco di Platino il 6 Dicembre 1994
  • Dieci volte Disco di Platino il 13 Settembre 1995

Ora, è evidente che l’andamento di queste certificazioni è un po’ anomalo: vendere 5.000.000 di dischi in meno di tre mesi è davvero incredibile. Infatti, secondo altri dati, le copie vendute erano comunque tantissime, ma molte di meno. Questi altri dati provengono dal Nielsen SoundScan e ci dicono che, a fine 1994, la colonna sonora de Il Re Leone non ha venduto 7 milioni di copie, ma “solo” 4,9 milioni. Tantissime, certo, ma il 30% in meno. Ma cosa sarebbe questo Nielsen SoundScan? Ci vuoi solo confondere Ornitorinco Nano? Tranquilli, ve lo dico subito.

Contare le copie vendute: ci pensa Nielsen SoundScan

Il Nielsen Global Tech Info Center in Florida

Nielsen SoundScan è l’alternativa ai conteggi della RIAA sulle spedizioni: un sistema, nato nel 1991, che tiene conto delle copie effettivamente vendute in 39.000 negozi fra USA, Canada, Europa e Oceania. Più precisamente, sono tracciate tutte le vendite in USA e Canada e solo quelle digitali di mercati importanti come Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Australia.

Se date un’occhiata alla classifica IFPI dei mercati musicali per fatturato al dettaglio, vi renderete conto che pur mancando il Giappone e tutte le copie fisiche (circa il 50% delle vendite nel 2015 secondo IFPI), abbiamo una buona rappresentazione del mercato mondiale. RIAA certifica il solo il mercato USA, escludendo le esportazioni fuori dal mercato USA e ovviamente tutti i mercati europei e il Giappone, che insieme valgono più degli USA.

E quindi, direte voi? Sticazzi! E quindi sembra molto, molto strano che il Re Leone secondo Nielsen Soundscan abbia venduto al 2014  7,87 milioni di dischi, mentre la RIAA sosteneva che ne avesse venduti 10 milioni già nel Settembre del 1995!

Hakuna Matata!

Anche volendo essere generosi e ammettere che il dato Nielsen del 2014 sia equiparabile a quello di Settembre 1995 RIAA, cioè considerando che dopo Settembre 1995 la colonna sonora de Il Re Leone non abbia più venduto una copia nonostante tutte le volte in cui è stato trasmesso in televisione, nonostante la versione IMAX del 2002 e quella 3D del 2010 e nonostante tutto il mercato affollato di copie VHS, DVD e Blu-Ray, si tratta di una differenza del 21,3%.

Certo Nielsen Soundscan può essere in errore, ma un errore del 21%, calcolato decisamente al ribasso, è comunque un po’ di più di un dettaglio. Come desta molti sospetti il record di vendite della raccolta di Michael Jackson e del suo HIStory, per la quale Sony nel 1995 poté vantare cinque Dischi di Platino ma che  a fronte di 2.5 milioni di copie spedite sembrava averne vendute, secondo Soundscan, solo 1.3 milioni (48% di differenza!). Poi HISstory era anche un album doppio, e questo apre un’altra questione…

Ci vedo doppio: 6 canzoni per raddoppiare le copie

Una ragazza, vista dalla RIAA

Cosa succede se la RIAA incontra un album doppio, per esempio The Wall dei Pink Floyd? Semplicemente, conta due volte le copie, praticamente conta i dischi. Un metodo davvero poco intuitivo, visto che di fatto in questo caso si dovrebbe parlare di “dischi” venduti, dico proprio di CD-Rom, e non di copie di album, visto che l’album per intero di The Wall consta di due CD-Rom e non è venduto separatamente. Facciamo un esempio extra-musicale: se un romanzo unitario, mai venduto separatamente, venisse spezzato in due libri, venduti peraltro solo assieme, che senso avrebbe contare per ogni acquisto due copie vendute?

Certo, la RIAA non permette a tutti di poter vantare un album doppio, devi superare i 100 minuti totali (lo scrivono qua). Questo, però, non vale se la prima pubblicazione era in doppio vinile, in quel caso le copie raddoppiano anche se, come The Wall, l’album dura appena 80:54, cioè sfora il singolo CD per meno di un minuto. Goodbye Yellow Brick Road di Elton John, certificato 8 volte Disco di Platino, si ferma a 76:30, ma anche qua le copie sono contate due volte perché era edito su due vinili. Il White Album dei Beatles arriva a 93:35.

Candle In The Wind, da Goodbye Yellow Brick Road

A cavallo degli anni del cambio di formato, i conteggi dei doppi album sono quindi piuttosto falsati e un confronto fra un doppio “classico” e uno “contemporaneo” ha poco senso, in termini di copie. Bastano 6 canzoni e magicamente le tue copie raddoppiano,  soprattutto se per vendere di puoi abbassare i prezzi…

Svendita totale (per raggiungimento record)

Album singoli e doppi in sconto

Anche senza puzzare di manuali di economia come me, sapete tutti che abbassando il prezzo di qualsiasi cosa si aumentano le vendite. Succede quindi che, se sei una grande società internazionale, puoi pensare di abbassare il prezzo dei dischi che vendi, semplicemente per arrivare prima alle certificazioni o in cima alle classifiche. Quanto? Secondo la RIAA fino a 6$ al dettaglio la cosa è lecita. Per Nielsen SoundScan è più complicato: si contano solo le copie vendute a sconti inferiori al 50% rispetto al listino.

Alla fine dei conti, comunque, una piccola casa discografica non ha lo stesso potere di una grande e questo influenza le certificazioni e il conteggio delle copie vendute. Per esempio un colosso come Disney può vendere una versione molto attraente della colonna sonora de Il Re Leone, con un packaging stratosferico, ai 6$ necessari per poter richiedere le certificazioni, considerando come spese di marketing il guadagno perduto a causa del prezzo risicato. La stessa mossa, per case discografiche più piccole, è un suicidio.

Ascoltare un album 150 volte (come minimo)

Con Spotify a 15 anni, potevo valere anche 2 copie 

Ancora più divertente vedere come RIAA gestisca le copie della musica digitale. Si è deciso che 10 brani in download (legale, ovviamente) equivalgono a 1 CD e che se ascoltate appena appena 1500 canzoni in streaming on-demand, allora questo equivale a una copia venduta (idem Nielsen). Ci sono un sacco di cose che meriterebbero una discussione a parte, ma facciamola breve:

  • Le canzoni in streaming non sono copie vendute, sono un’altra cosa che ha poco senso ricollegare ai CD e ai vinili e ha ancora meno senso premiare con le medesime certificazioni. Si fa solo confusione.
  • 1500 stream sono una quantità assolutamente folle: alla media di 4 minuti a canzone, sono 100 ore di ascolto. Se ascoltate un album di 10 canzoni, come definito da RIAA, con canzoni di 4 minuti, 2 volte al giorno ci metterete 7 settimane e un giorno per far aumentare di una copia il conteggio.

Dischi d’oro (e dischi di plastica)

Drake ha totalizzato 1,8 miliardi di stream nel 2015 (Spotify)

Per RIAA le copie sono conteggiate secondo le spedizioni, maggiori rispetto alle vendite effettive usate da Nielsen SoundScan. Con 76 minuti di musica puoi vendere un album doppio, e ogni copia vale due. Se vuoi vendere di più, puoi benissimo abbassare i prezzi. Se sei famoso su Spotify, vincere un Disco di Platino sarà difficile, anche se hai fan che ascoltano il tuo album due volte al giorno per mesi. Possiamo sempre dire che un Disco d’Oro è pur sempre un Disco d’Oro, però! Esatto, più o meno…

Mensch di Herbert Grönemeyer, 21 volte Disco d’Oro in Germania

Perché un Disco d’Oro negli USA non vale quanto uno in UK, Germania, Italia o ancora Argentina o Polonia: in USA serve 1.000.000 di copie (contate, male, come abbiamo visto) ma in UK ne bastano 300.000 e in Russia appena 50.000. Se volete dire di avere un Disco d’Oro in Bulgaria, vi basta comprarvi 1.000 copie del vostro stesso disco, e distribuirle ad amici, parenti, conoscenti, passanti.

Questo vuol dire che: quando si parla di Dischi d’Argento, Oro, Platino o Diamante è necessario sapere di quale mercato si sta parlando, altrimenti è solo fuffa: vendere 10.000 dischi in Bulgaria e prendersi 10 Dischi d’Oro non è esattamente la stessa cosa che farlo negli USA, dove devi aggiungere 4.990.000 dischi per avere gli stessi riconoscimenti.

Poi, alcuni organi nazionali di certificazioni contano le vendite (al dettaglio) altri le spedizioni (all’ingrosso): non sono numeri che si equivalgono sempre, abbiamo già visto come ci possano essere differenze del 40%. Inoltre le certificazioni cambiano nel tempo…

La lotteria delle certificazioni

Mina Celentano (1998), doppio Disco di Diamante

In Italia è la FIMI ad assegnare le certificazioni. Per un Disco di Diamante dal 2004 a oggi sono state considerate queste soglie di copie: 500.000, poi ridotte a 400.000, quindi a 350.000 e addirittura a 300.000 prima di ripensarci e raddoppiare a 600.000 e infine tornare all’iniziale 500.000. Capite che ha poco senso parlare di Disco di Diamante, se non si sa in quale anno sia stato pubblicato (sono sei modifiche in 11 anni!).

Per i Dischi d’Oro la situazione è ancora più triste: un calo continuo per ottenere la certificazione, dalle 50.000 copie del 2004 alle 25.000 attuali. Prima che arrivasse la FIMI (1992), per un Disco d’Oro in Italia serviva… UN MILIONE DI COPIE! Succede così che se sei i Modà ricevi Dischi d’Oro e Platino per aver venduto qualche centinaio di migliaia di copie, ma se fossero stati gli anni ’80 avresti dovuto sudarti anche una sola certificazione.

Conclusione

Immagine

La Grafica con cui Elisa è stata presentata a Sanremo 2016

Le certificazioni delle copie vendute non sono affidabili, non parlano più del mercato della musica attuale e sono subdoli strumenti di marketing, che spesso nascondono trucchetti, omissioni, sottintesi. Che fare quindi? Se proprio si deve parlare di copie vendute, considerare sempre qual è il numero effettivo di copie certificate. Non tirate in ballo Dischi di Metalli Preziosi, che confondono semplicemente la faccenda. Non credete troppo a quello che gli artisti, i loro manager, le case discografiche e i giornalisti scrivono: spesso sono numeri gonfiati e… non si può chiedere all’acquaiolo se l’acqua è fresca.

Lo sapevate che questi numeri fossero così complicati? Quanti streaming potrebbero andare bene per “valere” un album? Oggi è ancora importante parlare di copie vendute? E di Dischi D’Oro? Ascoltate mai un album solo perché è un best-seller?

Quindi capite che la TRASPARENZA del mercato  e’ quanto mai inquinata?Come possiamo fidarci ?Ma e’ NECESSARIO fidarci?Dobbiamo ascoltare una band perché’ e’ IN CLASSIFICA?La cosa più’ bella di questo lavoro e’ scovare una band perfettamente sconosciuta che ci fa emozionare tanto .Quindi le modifiche dei dati o le induzioni ad acquistare UN TALE CD  possono anche non esserci per quanto mi riguarda.

Capite che la SCELTA e l’ascolto genuino fanno  la differenza e ci fanno sentire individui pensanti e non imboccati?“Essere o non essere ” diceva Shakespeare…Essere un utente di musica oppure diventare un APPASSIONATO  difficilmente manipolabile ? Tu come sei?

David

 

 

 

 

Introduzione e conclusione DAVID

articolo fonte:

Copie vendute: ecco perché non crederci!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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