Music in my brain: il lavoro della ricerca

Molti studiosi stanno approfondendo la connessione tra il nostro benessere e la musica come abbiamo ampiamente esposto qui nel nostro blog.

Di seguito l’intervista alla dottoressa Elvira Brattico che spiega il lavoro universitario in campo musicale:

Cosa ci passa per la testa quando siamo esposti alla musica

Elvira Brattico, nata a Bari, ha preso il PhD in psicologia all’Università di Helsinki, e dopo anni di ricerche nella capitale finlandese è dal 1 giugno 2015 professore ordinario di Neuroscienze, Musica ed Estetica al Dipartimento di Medicina Clinica dell’Università di Aarhus in Danimarca. Ha dato la sua lezione inaugurale alla fine dello stesso anno.

Complimenti, professore! Il suo superiore l’ha descritta come la persona forse più qualificata al mondo nel suo campo. Lei lavora nel centro di eccellenza “Music in the Brain”. Che cosa studia esattamente il suo gruppo di ricerca?
Il nostro gruppo di ricerca intende scoprire i meccanismi neurali che permettono a tutti noi di capire ed apprezzare la musica utilizzando le attrezzature di neuroimmagine più avanzate presenti al Centro Danese di Neuroscienze dell’Università di Aarhus. Inoltre, intendiamo usare la musica come stimolazione per testare una teoria generale del funzionamento del cervello ovvero la teoria della “codifica predittiva” (“predictive coding theory”) postulata da Karl Friston ed ispirata al lavoro di Risto Näätänen (supervisore del mio dottorato). Secondo questa teoria l’attività neurale di un dato strato di corteccia cerebrale genera di continuo un modello predittivo di uno stimolo esterno (ad esempio, sensoriale o motorio) e confronta tale modello con la rappresentazione neurale dello stimolo formatasi in un altro strato (gerarchicamente inferiore) della corteccia. La discrepanza tra il modello predittivo e lo stimolo genera attività neurale e di conseguenza un aggiornamento e miglioramento del modello.

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Avete già pubblicato i risultati di queste ricerche?
Sì , ormai sono passati otto mesi dall’apertura del centro e abbiamo pubblicato almeno una ventina di articoli scientifici. Uno di questi, in cui riportiamo la differenza tra le strutture neurali preposte alla piacevolezza rispetto a quelle preposte all’espressione di allegria e tristezza in musica, ha avuto anche una cerca risonanza sulla stampa scandinava. Ho avuto l’onore di presentare questo e altri lavori del centro in una conferenza tenutasi nel Nobel Forum del Karolinska Institute a Stoccolma nel gennaio scorso.

Perché è importante studiare l’effetto della musica a livello fisiologico? Come possono essere utili i risultati?
Sappiamo da numerose ricerche ed osservazioni che la musica ha effetti benefici in alcuni casi quasi incredibili. Penso alla recente esibizione del Maestro Ezio Bosso e alle tante osservazioni personali fatte nel corso degli anni di ragazzini con enormi difficoltà comportamentali che superano e sublimano i loro problemi suonando. La basi fisiologiche di questi effetti sono però meno conosciute. Il loro studio sistematico servirà ad imporre ancora di piú la musica come terapia, evidenziando le persone che ne possono di piú usufruire e come mezzo per migliorare la qualità della vita imparando ad usare la musica nel modo piú benefico possibile.

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Il cervello dei musicisti è in qualche modo diverso da quello delle persone che non suonano nessuno strumento?
È visibilmente diverso! La corteccia uditiva nel lobo temporale superiore del cervello e la corteccia motoria nel lobo frontale sono le aree che sono piú chiaramente influenzate dalla pratica di uno strumento musicale. I nostri studi recenti mostrano inoltre che persino aree sottocorticali, primordiali del cervello, preposte all’elaborazione del piacere e delle emozioni, funzionano in modo più accentuato nei musicisti all’ascolto dei loro brani preferiti.

È utile anche ascoltare la musica o solo suonare, e ci sono differenze tra i vari generi di musica?
Suonare uno strumento è il modo piú efficace per migliorare tante abilità uditive musicali e non solo, come l’apprendimento dei fonemi di una seconda lingua, il riconoscimento delle emozioni nel linguaggio, la memoria di lavoro verbale e così via. L’ascolto costante della musica può comunque avere alcuni effetti sulla corteccia uditiva e sicuramente ha un impatto sull’umore giornaliero delle persone. Attenzione però ad evitare di ascoltare musica triste ed aggressiva sempre e solo per scaricare ed accentuare le proprie emozioni negative invece che per distogliere l’attenzione da esse. Un nostro studio dimostra che questa strategia di ascolto è controproducente ed associata ad un’inibizione della corteccia prefrontale ventromediale soprattutto negli uomini.

 

Fonte intervista integrale

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