Il 432 Hz: e’ un mito o una certezza? – parte II – i violini Stradivari

Continua l’analisi critica verso il 432 Hz. Che cosa pensa chi si oppone al fenomeno della frequenza aurea?

 

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Il ‘La’ a 432 Hz è un mito? Emmanuel Comte scrive contro la “fantasia” del 432 Hz

I violini Stradivari, dal nome del loro creatore, sono oggetto di una speculazione irragionevole, mentre blind test hanno dimostrato che gli strumenti moderni suonavano meglio. Questo non diminuisce la qualità dei violini di Stradivari che può essere spiegata con l’uso di una geometria segreta, sulla base aurea, applicata all’acustica. Stradivari, secondo le testimonianze, fu iniziato da Alessandro Capra, architetto e matematico di Cremona, patrigno della prima moglie Francesca Ferraboschi.

Se la frequenza di accordatura dei violini Stradivari corrispondesse alla nota Do a 512 Hz, l’intonazione del La dovrebbe essere a 432 Hz della scala Pitagora. 512 Hz corrisponderebbe ad un ‘LA’ a 430,55 Hz nella scala convenzionale di Verdi e a 430,33 Hz in altri sistemi. Giuseppe Verdi era interessato agli esperimenti di Félix Savart e decise di adottare la frequenza 432 Hz per intonare il ‘LA’. Ma tutto questo rimane molto poco chiaro.

Per noi è solo una curiosità. Vi è tuttavia un movimento militante che cerca di dimostrare goffamente che il 432 sarebbe migliore del 440.

Ho anche visto una scena, a titolo di archivio, dove un esecutore canta la stessa aria d’opera, accompagnato da due pianoforti accordati successivamente con una differenza di 8 Hz, uno a 432 ed il secondo a 440. Il cantante inizia con il 440, canta la sua aria, poi si muove, seguito dal suo accompagnatore, e canta la stessa aria intonandola sul secondo piano, di 8 Hz più basso. Dopo lo spettacolo, il pubblico è in fermento e molti usano questo estratto per dimostrare che una frequenza di riferimento è migliore di un altra.

Tutto questo è molto personale. Questo è un sotterfugio in grado di ingannare molte persone, in qualche modo un’illusione, un trucco di magia. Il famoso baritono Piero Cappuccilli ha fatto questa dimostrazione. Era già convinto e aveva una preferenza evidente: la frequenza di 432 Hz. Voleva dimostrare che una frequenza è migliore di un’altra. La sua emozione, le sue espressioni facciali e comportamenti inconsci hanno avuto la capacità di influenzare il tono della sua voce e dare una migliore interpretazione di un tono piuttosto che dell’altro. Quindi non stiamo parlando di un esperimento scientifico, ma di una manifestazione emotiva.

L’argomento che i pianoforti non supportano l’alta tensione dell’accordatura a 440 Hz è confutabile. Il Direttore Herbert von Karajan intonava i suoi pianoforti a 445 Hz, per esempio. I produttori progettano i loro strumenti in modo da supportare diverse tensioni a causa di umidità o cambiamenti orchestrali.

Lungi dal lasciare le cose come stanno, alcuni autori sviluppano altre teorie discutibili su questa accordatura. Da varie argomentazioni, arrivano alla conclusione dubbia che 432 Hz risuona con l’universo, la precessione degli equinozi, la Piramide di Cheope, i templi Maya, la frequenza del cuore umano e quello dell’acqua, senza alcuna prova scientifica solida. Questo sembra pura fantasia e inadeguato. Una frequenza musicale come quella dell’universo non può essere fissa e varia continuamente. I suoni cambiano di altezza a seconda della temperatura e la qualità della umidità dell’aria che si trova sulla Terra, il suo mezzo di distribuzione principale.

Nel nostro metodo “Toucher par les Sons®”, usiamo due diversi ‘LA’ dalla nostra scala di diapason terapeutici: il ‘LA’ a 432 Hz, che corrisponde al rapporto 27/16 in scala pitagorica, e dà un Do a 256 Hz; e il ‘LA’ a 426,6 Hz nella scala di Zarlino che è più accurato di quello precedente. Esso corrisponde al rapporto 5/3 e fa parte della scala detta “just intonation” (o scala naturale – ndt). Diciamo semplicemente che il Do a 256 Hz – da cui derivano molti diversi ‘LA’, a seconda della scala e del sistema di intervallo selezionato – è un’ottava (multiplo – ndt) di 8 Hz, noto per essere in accordo con la frequenza di Risonanza di Schumann scoperto da Nikola Tesla e l’interfaccia tra le onde cerebrali alfa e theta.

Io uso anche diversi flauti durante i miei concerti. Alcuni sono intonati a 440, altri a 415. I flauti elettronici possono essere accordati su richiesta e si può facilmente dare la frequenza desiderata, regolata grazie ad un piccolo potenziometro. Quando è l’autore stesso a suonare lo shakuhachi, intonato a 440 Hz, è facile per lui variare il tono con la posizione delle labbra e la pressione del fiato.

Per inciso, la differenza di 8 Hz tra le due frequenze 440 e 432 Hz è molto piccola, circa un sesto di tono e sarebbe fuorviante dire che una è giusta e non l’altra, perché la differenza è appena percettibile. Inoltre, 440 Hz è l’ottava superiore dei 220 Hz, che è essa stessa una frequenza di guarigione, secondo la ricerca svolta dal Dr. Royal Rife.

Affermare che i cantanti irritano la loro voce quando cantano a 440 Hz rispetto ai 432 è eccentrico, considerando la differenza di un sesto di tono tra le due accordature. I cantanti dicendo questo non possono essere presi sul serio. Un sesto di tono è più piccolo di un quarto di tono. E’ esagerato, per non dire di più!

Affermando che nessuna musica etnica o antica è stato intonata a 440 non è corretto: per l’antica musica etnica, non lo sappiamo. Per la musica più vecchia, l’intonazione è stata fissata a 440 in Europa fino dal 1670 sui corni e altri strumenti a fiato.

Come promemoria, l’accordatura a 440 Hz è stata trovata in Italia tra il 1730 e il 1800 o su organi in Olanda, Italia, Francia e Inghilterra, nel periodo 1770-1800, nel 1834 a Stoccarda; e l’accordatura a 442 Hz è stata trovata a Parigi in precedenza. Gli strumenti erano accordati in modo diverso a seconda che fossero suonati nei templi o nelle corti reali.

Per la musica più vecchia, non lo sappiamo. Nel 1543, il La era intonato a 481 Hz ad Amburgo; e nel 1640 a 458 Hz a Vienna. Prima di questo, nel Medioevo, non vi era alcun riferimento specifico in uso in qualsiasi ordine monastico. C’erano solo i toni basati sulla voce umana (alta, media e bassa) e tutto questo variava costantemente in base alle stagioni e ai monasteri.

 

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