Jazz Against the machine- jazz metal cover

I Jazz Against the machine suonano jazz coverizzando canzoni metal e il risultato è sorprendente

 

Se qualcuno può reputare strano questo accostamento ricordiamoci che la musica non ha confini

 

 

 

Si sa pochissimo dei componenti di questa band tedesca tranne che del talentuoso bassista Philipp Rehm, jazzista famoso anche oltreoceano. Recita la loro biografia:

Jazz against the Machine sono un gruppo di strumentisti alla ricerca delle loro radici musicali. Con le loro registrazioni, ci uniamo a loro nel loro viaggio musicale, sfrecciando su un treno blu verso il Nirvana. La musica nasce da un insime di infusi che oltrepassa il flusso della categorizzazione.

In superficie, la scala degli orizzonti può sembrare in disaccordo con se stessi, ma riescono a sposare l’energia giovanile della loro adolescenza rock flirt con la loro passione per i maestri del jazz.

Hanno intessuto  Bloody Roots con l’arazzo sonico di Birth of the Cool. Il loro spettacolo dal vivo è il mix degli anni Novanta, come Soundgarden e Sepultura.

I JATM sono formati  da:

Claus Kießelbach, Florian Wehse, Philipp Rehm, Philipp Rittmannsperger

 

 

 

Buon ascolto!

 

David

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4 pensieri riguardo “Jazz Against the machine- jazz metal cover

  1. Ciao David, non conoscevo questo gruppo e grazie alla tua segnalazione sono corso ad ascoltarli su Spotify. Devo dirti però che questa operazione non mi convince, mi sembra uno dei tanti esperimenti nei quali si suonano i pezzi originali con una strumentazione completamente differente, senza un vero valore aggiunto, senza una vera e propria reinterpretazione o un reale adattamento alle sonorità e al contesto differenti. Quando si tratta di canzoni “trasportate” in un altro dominio musicale, la mente va ai casi clamorosi di Jonny Cash che re-intepreta i Nine Inch Nails, oppure – per fare un esempio più recente – a Chilly Gonzales che suona i Daft Punk al pianoforte. Questi sì che sono casi nei quali la canzone “moderna” assume una valenza propria, ed è bella a prescindere dal fatto di conoscere la materia originale. Prendi uno dei brani di questi “Jazz Against the Machine” e falli ascoltare ad un appassionato di Jazz che non conosce i Sepultura. Ti dirà che sono terribili, ed ha ragione! Quanti, invece, hanno pianto alla canzone di Jonny Cash che menzionavo prima senza nemmeno sapere che era una cover?
    In ogni caso grazie mille per questo post, è sempre un piacere scoprire cose nuove!!
    Ciao
    g.

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    1. Ciao Guerino. La tua analisi è ineccepibile tuttavia credo che nello spirito del nostro blog ci piace chi osa un pò musicalmente parlando. Il risultato è ovviamente spiazzante ma la tecnica di questi ragazzi sicuramente dimostra che la musica non conosce confini. In particolar modo abbiamo scoperto questo gruppo grazie al bassista, che ha partecipato a diverse operazioni musicali di “crossover”. Le tue citazioni di Chilly Gonzales e Johnny Cash sono intrepretazioni stupende senza dubbio. La cosa principale in questo momento storico musicale è capire che la musica può essere riscritta e rivista anche in più chiavi mentre il mainstream propone sterili fotocopie del passato. Grazie mille per il tuo commento.

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  2. Ricordano i Conflux. Per me invece non ci può essere accostamento più intricante del jazz con il metal, uniche musiche che ancora riescono a svilupparsi e che possiedono l’insieme dei canoni di articolarità e melodia.

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