Curiamo il nostro DNA con la musica

La cura del nostro DNA è possibile tramite la musica?

La risposta è ovviamente sì ma come farlo?

 

dna3

 

Cita un giornale:

MILANO – Quattro note musicali sono state fatte corrispondere alle quattro basi (G, A, T, C) del Dna che, combinate tra loro in sequenze diverse, danno l’informazione in esso contenuta. Ecco allora che le sequenze di nucleotidi possono diventare uno spartito e il nostro genoma un file audio generato dal computer mediante un algoritmo. «Utilizzo questo supporto sonoro nell’ambito di piccole lezioni di introduzione alla genetica, negli eventi di divulgazione scientifica, perché consente di far percepire la struttura del codice genetico che non è affatto casuale», precisa Antonella Prisco, ricercatrice dell’Istituto di genetica e biofisica del Cnr di Napoli, che ha partecipato di recente a una giornata di divulgazione scientifica per gli studenti delle scuole superiori nell’ambito di StamiNa.

 

 

Il nostro corpo allinea le sue vibrazioni tramite il DNA. Curare la nostra vibrazione aiuta a trovare un equilibrio che il mondo esterno cerca sempre di frammentare. Dedichiamo un pò di tempo a dei suoni che possono sembrare strani per la nostra cultura e lasciamoci andare.

Il DNA si allinea tramite le vibrazioni e trovare le tracce giuste ci aiuta a trovare un nostro equilibrio.

Nel lungo termine i risultati di benessere arriveranno senza dubbio.

 

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Fonte citata

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Supernova Pizzagate: l’escalation tra cinema e musica

Il fenomeno #pizzagate continua a creare sconcerto ed incredulità

Dagli States all’ Italia c’è un filo conduttore che guida i vertici: la pedofilia delle star?

Musicaeanima non è il solo che ha affrontato questa delicata questione ma giornalisti di tutto il mondo. Solo in pochi riescono ad accettare il codice pizza inserito nei testi, nelle canzoni  e nelle foto Instagram delle loro star preferite dedite all’abuso dei minori

 

Riportiamo fedelmente un articolo che ne parla partendo dagli albori del più grande scandalo dello star system musicale e cinematografico!

 

 

Questa è la storia di una leggenda metropolitana che come tutte le leggende metropolitane ha due caratteristiche essenziali: è tanto affascinante quanto campata per aria. Però, proprio come le leggende metropolitane, ha pure un fondo di verità, e quel fondo di verità è talmente orribile che proprio non si capisce come mai di questa storia nessuno ne abbia ancora parlato. Allora non è proprio campata in aria! Anzi!

Tutto comincia il 28 agosto 2016, due mesi e mezzo prima delle elezioni che hanno cambiato la storia degli USA e del mondo intero. Quel giorno il New York Post scrive che il Democratico Anthony Weiner è sotto inchiesta per aver mandato alcuni messaggi erotici, corredati da foto pornografiche, a una donna di 28 anni, e che Weiner, nel gioco erotico, si sarebbe persino fotografato di fianco a suo figlio.

Quello di Weiner non è un nome qualunque: ex enfant prodige del partito Democratico, amatissimo dagli elettori new yorkesi, Weiner venne travolto da un primo scandalo a sfondo sessuale nel 2011 quando manda una foto di se stesso, in posa adamitica, a una sua follower su Twitter – la quale non perde tempo a girare la foto alla stampa. Perdonato dall’opinione pubblica, corre per la carica di sindaco del 2013 e secondo i sondaggi è addirittura in testa: ma poi ci ricasca e sotto l’alias di “Carlos Danger” manda altre foto di se stesso, completamente nudo, a una 22enne (il tutto è raccontato dal documentario “Weiner”, uno dei più grandi successi al Sundance Film Festival 2016).

Ma soprattutto Weiner è anche il marito della potentissima Huma Abedin, assistente/migliore amica/ombra di Hillary Clinton, di cui è stata chief of staff per la campagna 2008 e vice chair per quella del 2016. Proprio come Hillary, anche Huma ha accettato per anni le intemperanze del consorte senza fare un plissè, cosa che, nei meandri del web – quei vicoli bui dove girano tizi più psicolabili che i personaggi di un romanzo di Dostoevsky –  ha contribuito a istituzionalizzare una delirante teoria. Se vi ricordate di True Detective – season 1 vi ricorderete anche come tutta la storia ruoti attorno a un torbido giro di pedofili satanisti appartenenti al mondo della politica nelle sue più alte cariche: quella storia fa il verso a una leggenda metropolitana popolarissima negli Stati Uniti, secondo cui ci sarebbe  una trasversale rete di pedofili che comprende persone vicine alla Presidenza, politici di primissimo piano e Vescovi della Chiesa Cattolica.

Si sa come sono le leggende metropolitane, dai coccodrilli nella fogne di New York in poi. Ma gli Stati Uniti sono anche il Paese dove di pedofilia si parla poco, troppo poco a causa del  proverbiale perbenismo americano che tutto nasconde: e così notizie come questa – 474 (quattrocentosettantaquattro) persone arrestate in California per “human traffick” – sono relegate alla cronaca locale, e ciò alimenta – come mostrato in True Detective – voci, teorie del complotto e tutto quel moto di rabbia e odio verso l’establishment corrotto e degenerato alla base del movimento pro-Trump.

Follie non supportate da alcun fatto concreto, neppure degne di essere menzionate sui giornali – con buona pace delle centinaia di migliaia di paranoici che sui forum ne sono assolutamente convinti. Tanto più che, dopo la notizia del New York Post, la Abedin si separa da Weiner.

Sembra finita. E invece no, perché il 21 settembre 2016 il Daily Mail scrive che Weiner ha mandato alcuni messaggi pornografici e una foto del suo pene a una ragazzina di 15 anni, a cui ha descritto anche, con dovizia di particolari, le sue fantasie sessuali. Weiner nega, sminuisce, ma poi vengono pubblicate le schermate dei messaggi: e dire che sono disgustosi è dire poco.

Immaginate però la reazione registrabile sul web, del corpaccione della società americana convinta che ci sia un gigantesco complotto atto a coprire una micidiale reti di pedofili che si annida fino alle più alte cariche dello Stato. A voglia a prendere le distanze da una persona evidentemente malata: nell’immaginario di una certa parte della popolazione per la Abedin, e di riflesso, per la Clinton, il colpo è durissimo.

Così si arriva al 7 ottobre 2016, il giorno in cui Wikileaks pubblica le email riservate di John Podesta.

Quello di Podesta sulla tavola periodica di Washington è un nome pesante come il Tungsteno: capo di Gabinetto di Bill Clinton, primo consigliere di Obama, chairman – ovvero Capo Supremo – della campagna di Hillary.

Il 7 ottobre, però, succede anche un’altra cosa, edè’ una cosa strana, la prima di una lunga serie: viene rilasciato il famoso video di Trump che dice “grab them by the pussy”, letteralmente “afferrale per la figa”, vantandosi di poter possedere una donna come e quando vuole grazie ai soldi e alla fama. Da quel momento, sui media americani mainstream – quelli “alla luce del sole” – non si parla d’altro (e se ne parla ancora oggi) che di Trump, del suo maschilismo, delle donne pronte e tutto pur di ribellarsi. Ma nei sotterranei del web, in quei vicoli dove si è convinti che l’uomo non sia mai andato sulla luna e che l’AIDS non esista, ci si domanda altro: visto che il video di Trump è vecchio di un decennio, come mai è spuntato fuori solo adesso? Ma certo – dicono giù in basso: per distogliere l’attenzione dalle email di Podesta.

Le settimane passano: lassù, i media fanno a gara a chi stigmatizza con più ferocia il maschilismo del candidato Repubblicano; laggiù, su oscuri forum e siti mai sentiti prima, si radunano le truppe di chi crede che l’F.B.I. stia, ancora una volta, cercando di proteggere la rete dei pedofili di cui fa parte Weiner e di cui, per osmosi, fanno parte anche altri nomi di spicco del partito Democratico.

Siamo a dieci giorni dalle elezioni. Esplode la notizia che il direttore dell’F.B.I. James Comey ha deciso di riaprire l’indagine sulle email della Clinton. È successo che indagando sui device in uso alla Abedin per il caso di Weiner siano saltate fuori altre comunicazioni Clinton/Abedin precedentemente non esaminate. La nuova indagine finirà in una bolla di sapone. Ma il nome di Weiner e dell’inchiesta sulle sue inclinazioni sessuali colpiscono le migliaia di adepti delle varie Chiese dei Complotti, che da giorni stanno leggendo per il fino le email di Podesta.

Ed è a questo punto che scoppia la supernova del “Pizzagate”.

Qualcuno si accorge che nelle email di Podesta sono presenti decine e decine di riferimenti ad alcune “Cheese Pizza”, pizze col formaggio, che appaiono completamente slegate dal contesto. Un oscuro account twitter scrive che “Cheese Pizza” starebbe per “Child Pornography”, e sarebbe un linguaggio criptato, usato dai pedofili per riferirsi ai minori. Ci troviamo davanti a qualcosa di completamente inventato, a una teoria costruita a posteriori sulla base di una coincidenza semantica – il fatto che Cheese Pizza stia per Child Pornography non trova infatti riscontro in nessun documento ufficiale. Ma in America ci sono migliaia e migliaia di persone che si domandano come mai i media crocifiggano Trump per il grab them by the pussy ma tacciano – con pochissime eccezioni – sul caso di Weiner. Così il “Pizzagate” si diffonde a macchia d’olio, arricchendosi di particolari.

Podesta, per esempio, è amico di James Alefantis, uomo d’affari di Washington molto chiacchierato: GQ lo ha inserito tra le 50 persone più potenti di D.C. eppure sulla carta Alefantis è solo un imprenditore nel campo della ristorazione. Tra le sue proprietà c’è anche la Comet Ping Pong Pizza, una pizzeria citata nelle email. Per i complottisti non ci sono dubbi: la Comet Ping Pong Pizza è il luogo dove i pedofili si danno appuntamento, cosa che spiega anche il potere di influenza di Alefantis. Non basta: qualcuno scopre che a pochi metri dalla Comet Pizza c’è un’altra pizzeria, chiamata Best of Pizza. Per un’incredibile coincidenza il logo della Best of Pizza è  simile a un logo che un imprecisato rapporto dell’F.B.I. identifica come usato da una banda di pedofili sgominata a suo tempo.

Nella foto vedete a sinistra il logo “Boy Lover” e a destra quello della sfortunata pizzeria.

 

Non basta. Viene fuori che alla Comet Pizza è solita esibirsi una band chiamata Sex Stains – letteralmente “macchie di sesso”. E in uno dei video della band, manco a dirlo, appare un logo identico a quello “Boy Lover”.

 

Siamo nella classica situazione dove, in forza di un pregiudizio (“la storia DEVE essere vera”) si guarda la realtà con occhi diversi, e si legge ogni minimo dettaglio non come indipendente ma come diretta conseguenza del dettaglio precedente. Non si “vede per credere” insomma, si “crede per vedere”. Qualcuno, poi, si ricorda che Podesta era amico anche di Dennis Hastert, ex speaker della Camera, condannato a 15 mesi di galera per aver molestato un minore.

La rete – letteralmente – esplode, anche perché i media tradizionali, invece che contribuire a fare ordine, continuano a ignorare il tutto per non sporcarsi le mani con quella che a loro dire rimane una fake news. Ma quest’atteggiamento diventa benzina nelle mani di chi accusa i media di omertà e così si arriva al giorno delle elezioni dove, secondo un sondaggio di un istituto indipendente, un Americano su sei o crede che la storia del Pizzagate sia reale oppure ha il dubbio che possa essere vera.

8 novembre 2016: Donald Trump diventa il 45esimo Presidente degli Stati Uniti e il mondo intero è sotto shock. Sui media comincia quel lungo, drammatico processo di elaborazione del lutto.

Nell’universo parallelo online, però, il Pizzagate rimane un’ossessione. In Turchia, ad esempio, la notizia del Pizzagate viene riportata dai principali giornali vicini ad Erdogan (Sabah,  A Haber, Yeni Safak). Il giocatore di basket NBA Andrew Bogut scrive molti tweet in cui se ne dice assolutamente convinto: quando si infortuna i complottisti dicono che è stato sprangato per il suo pubblico supporto alla conoscenza del Pizzagate. I dipendenti del Comet Pizza, i Sex Strained e tutti i soggetti anche solo tangenzialmente toccati dalla teoria sono costretti a cancellare i loro profili social perché bombardati di minacce.

Il peggio accade il 4 dicembre 2016, quando Edgar Welch, 28 enne del Nord Carolina si presenta al Comet Pizza e spara tre colpi di fucile per “fare giustizia”. A questo punto la notizia finalmente raggiunge la luce del sole – ne parlano distrattamente anche i giornali italiani – ma invece di approfondire e spiegare perché il Pizzagate non sia altro che una serie di coincidenze messe insieme ad hoc per costruire una storia di finzione, i giornali la liquidano sbrigativamente, ancora una volta, come una fake news. Il risultato è l’opposto: un nuovo sondaggio rivela come ora, negli Stati Centrali degli Stati Uniti, il 20% della popolazione (repubblicani e democratici insieme) sia convinta che la storia sia vera, che ci sia veramente un giro di pedofili satanisti – di cui fanno parte anche Obama e la Clinton –  che dopo aver legiferato si ritrova in una pizzeria a sacrificare ragazzini.

A questo punto entra in scena un nuovo personaggio. Alex Jones, una vera e propria autorità nel campo delle teorie dei complotti, noto per aver diffuso delle panzane clamorose ma anche per aver denunciato, prima di tutti e in modo circostanziato, gli abusi di alcuni preti cattolici nell’Ovest del Paese. Sorprendentemente, Jones sul Pizzagate e’ rimasto silente, prima di dichiarare che si tratta di una farsa: una farsa, però, ordita proprio dall’F.B.I.

Il ragionamento di Jones è contorto, ma dotato di una sua logica apparente. Come ha fatto una storia come il Pizzagate –  si chiede il Michael Moore dei complotti – a diffondersi in modo così impressionante? Perché da un singolo tweet di un account anonimo (o secondo altri, appartenente a un imprecisato “suprematista bianco”) si e’ arrivati a una valanga di simili dimensioni? Secondo Jones l’F.B.I. ha fabbricato ed etero-diretto la storia del Pizzagate, con tutte le sue imprecisioni, le sue lacune, la sua evidentissima infondatezza, per distogliere l’attenzione. Far credere, insomma, che tutte le chiacchiere su Washington e pedofilia siano bugie, paranoie, fandonie di destra estrema per far vincere l’odiato Trump. E così, contemporaneamente, proteggere l’indagine su Weiner, un’indagine a dire di Jones clamorosa, che rivelerebbe come una “società segreta di pedofili” dentro i gangli del potere americano esista sul serio. Citando imprecisate “fonti investigative”, Jones dice che nei computer di Weiner gli investigatori non abbiano trovato solo la foto mandata alla 15enne, ma decine e decine di immagini ben peggiori, e che per il marito di una delle donne più potenti d’America penda ora un’accusa da15 o addirittura 30 anni di galera.

Jones, col suo enorme seguito online, riaccende i riflettori su Weiner, di cui si sono perse le tracce da settembre. Di una accusa così pesante – pedofilia vera e propria – nessuno sa niente.

Del caso si interessa allora un giornalista dichiaratamente repubblicano di nome Ben Swann. Anchorman della CBS, Swann è noto per avere una rubrica chiamata Reality Check in cui analizza teorie del complotto ed eventi soprannaturali in maniera “quasi” oggettiva. Pur avendo, in passato, romanzato alcune notizie riguardanti UFO o complotti governativi, la puntata di Swann dedicata al Pizzagate è realmente equilibrata. Il tono e’ enfatico, ma Swann ha cura di ripetere chiaramente che gli snodi fondamentali sono il frutto di congetture non supportate da nulla. Lo show va in onda il 17 gennaio 2017. Il giorno dopo Swann viene travolto su internet da un’incredibile shitstorm: decine di migliaia di persone lo accusano di aver dato spazio a una bufala. Swann, di fatto, scompare: chiude il suo account twitter e per dieci giorni sparisce dalla circolazione. Quando riappare, non fa menzione di nulla. Qualcuno la considera l’ennesima prova che la cospirazione è reale; qualcun altro pensa ad una “finta nella finta” – ovvero il giornalista avrebbe fatto apposta a sparire dalla circolazione per dar l’idea che davvero qualcuno abbia cercato di “tappargli la bocca”.

Il 31 gennaio 2017 però esplode una notizia ben più rumorosa: l’F.B.I. sta davvero valutando se incriminare Weiner con un’accusa da 30 anni di carcere, e Weiner sarebbe sul punto di fare plead guilty – dichiararsi colpevole, cosa che eviterebbe il processo e quindi coprirebbe il reale contenuto delle accuse e del materiale eventualmente trovato nei suoi computer.

Questa notizia (qui riportata dal Wall Street Journal, a dimostrazione che si tratta di una notizia reale e non di una fake news)  non ottiene, ancora una volta, la visibilità che sarebbe lecito aspettarsi. Inoltre salta fuori che tra la Abedin e Weiner ci sarebbe stato un clamoroso riavvicinamento.

Non si sa cosa l’F.B.I. abbia o non abbia trovato nei device di Weiner. E soprattutto, non esiste – ad oggi – nulla che indichi come il caso coinvolga altri soggetti oltre Weiner. Ma ai complottisti non interessa. Jones canta vittoria: è la prova che le sue fonti hanno ragione e di conseguenza che, secondo lui, dietro Weiner c’è qualcosa di terribile e grandissimo. Tutti gli altri, davanti all’ennesimo silenzio dei media, registrano la notizia come definitiva conferma delle loro convinzioni.

In fondo a questa lunga storia in cui la verità si ingarbuglia di continuo con la finzione è possibile trarre alcune conclusioni:

1) Il Pizzagate è follia ma Anthony Weiner è una persona pericolosa. Non riportiamo le schermate dei suoi messaggi per rispetto dei lettori e della vittima, ma chiunque può cercarli e leggerli online (diciamo solo che viene usata la stessa parola di Trump, pussy, ma in ben altro rivoltante contesto). Essendo multi-recidivo, è difficile pensare che chi gli stava accanto fosse all’oscuro delle sue inclinazioni e ancora più difficile è capire perché, nonostante la separazione, dalla Habedin non siano arrivate parole di condanna ben più dure nei confronti del marito, neppure ora. Ci mettiamo nei panni dei genitori della ragazzina molestata, e rabbrividiamo.

2) Il motivo per cui i media Americani – e poi del resto del mondo – abbiano dato il risalto che hanno dato al grab them by the pussy ma abbiano trattato coi guanti lo scandalo-Weiner non ci è chiaro. Certo, Weiner non era candidato, ma qui non parliamo di una figura marginale, parliamo del marito della prima collaboratrice di quella che, proprio a detta di quei media, sarebbe stata la futura Presidente degli Stati Uniti.  Si parla molto di fake news, ma il fenomeno delle fake news e della gente che rifiuta in blocco l’informazione tradizionale nasce anche e soprattutto da casi come questi, quando la stampa rinuncia sfacciatamente al suo ruolo super partes, utilizzando due pesi e due misure.

Pensate se Stephen Bannon, il primo collaboratore di Trump, avesse avuto un migliore amico o un fratello invischiato in un caso di pedofilia: sarebbe scoppiato il finimondo.

3) Allo stesso modo, ci sfugge completamente il perché negli Stati Uniti si abbia paura a parlare di pedofilia. Il caso dei 474 pedofili arrestati in una maxi operazione, che ha portato al salvataggio di 28 bambini tenuti prigionieri, è – a naso – un fatto clamoroso, che dovrebbe meritarsi le aperture di tutti i giornali e telegiornali per giorni. Invece è passato completamente sotto silenzio – all’estero, compresa l’Italia, nessuno ne ha parlato – al punto che chi scrive ha avuto il dubbio si trattasse di una notizia falsa. E invece la notizia è vera, dopo un paio di giorni è arrivato anche questo lancio dell’ABC (poi subito cancellato): ma di nuovo, siamo nel campo della cronaca locale, o statale, mentre 474 pedofili arrestati tutti insieme, nel solo Stato della California, sono un qualcosa di molto serio.

Anche qui, nel momento in cui la stampa fallisce nella sua missione di informare – per una ragione che stavolta ci sfugge per intero – si aprono quelle voragini dove puntualmente si insinuano i complottisti.

4) L’arroganza, l’incapacità e la disonestà intellettuale dei Democratici Americani è qualcosa di altrettanto sconvolgente. Dell’attitudine criminale di Weiner tutti sapevano, eppure nessuno ha ritenuto opportuno far nulla, fino a quando non si era già trascesi nel paradosso totale, quello per cui da un lato si criticava Trump per essere maschilista e dall’altro la prima collaboratrice di Hillary – con un posto di primissimo piano assicurato in caso di vittoria – era felicemente sposata con un tizio indagato per pedofilia. A tal punto si erano convinti di poter controllare la Stampa Americana – quella stessa Stampa che in centinaia di libri e di film avevamo imparato a venerare – che si è andati avanti tranquilli, facendo finta di niente, certi che tanto nessuno avrebbe fiatato.

5) Qualunque critica ai Democratici non significa che allora il resto vada automaticamente bene. A quasi cinquant’anni dal Mazzola-Rivera sarebbe ora che si uscisse dal manicheismo per cui se critico ferocemente A allora B è un Santo e viceversa. Il divieto di Trump sull’Immigrazione, che ha tenuto fuori dal Paese professori, medici e studenti Universitari resta una legge giuridicamente assurda e politicamente razzista (e razziale) – e questo a prescindere da quello che l’inchiesta su Weiner ha scoperto o scoprirà. Piuttosto, vale la pena ribadire come Trump andasse criticato ai tempi sui contenuti, sulle politiche, e non certo sulle sue boutade studiate a tavolino. Concentrandosi solo sulle sue provocazioni, e contemporaneamente chiudendo tutti e due gli occhi davanti alle malefatte dei Democratici – che, ricordiamolo, hanno anche alterato le elezioni primarie a svantaggio di Bernie Sanders – hanno prodotto una situazione di chaos come non se vedevano dall’inizio dal Novecento.

I cui effetti nefasti abbiamo appena cominciato a scoprirli.

Nel frattempo gli arresti sono cominciati e proseguiranno. Il codice pizza è stato svelato e come un domino sta tirando giù tutti. Asia Argento ha nel suo Instagram foto inequivocabili in codice. Chi sarà il prossimo?

 

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Paul is Dead e la voce narrante

Il caso Paul is Dead è più vivo che mai

 Il mistero è sempre più ingarbugliato e pieno di indizi

 

Solo una trovata pubblicitaria oppure è qualcosa in più?

 

 

 

Ad ognuno le sue valutazioni.

 

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Fonti

Storia – Zelcor Voce Narrante – LIBRINPILLOLE (https://www.youtube.com/channel/UCvAL…) Montaggio – Zelcor Musica – KEVIN MCLEOD

 

Ghost Stories- la colonna sonora del thriller dell’anno

Ghost Stories il film thriller dell’anno ha una superba colonna sonora

La soundtrack scritta e diretta  da Frank Ilfman con la London Metropolitan Orchestra fa emozionare il suo pubblico

 

L’album presenta la musica originale del film composta e diretta da Frank Ilfman (Big Bad Wolves, The Etruscan Smile) che ha registrato la sua colonna sonora con la London Metropolitan Orchestra presso gli Air Lyndhurst Studios. La colonna sonora anche in questo caso supporta notevolmente le atmosfere tese del film. Nei momenti di suspense si raggiungono dei notevoli picchi di qualità musicale paragonabili a pochi altri film con delle improvvise note di pianoforte basse contrapposte agli archi e  piccole fughe con dei cambi di tempo davvero emozionanti. Sono incluse anche le canzoni Why di Anthony Newley e Monster Mash di Bobby ‘Boris’ Pickett. La colonna sonora è stata rilasciata digitalmente e fisicamente il 13 aprile 2018 da Varese Sarabande ed è ora disponibile su Amazon.

Ghost Stories è diretto da Jeremy Dyson e Andy Nyman e le star Martin Freeman, Andy Nyman, Paul Whitehouse e Alex Lawther. Il film segue un professore che intraprende una ricerca di tre casi di “inseguimenti” inspiegabili.

 

Tracklist

1. We Have To Be So Very Careful (Dialogue) (0:04)
2. The Allerton Suite (2:09)
3. Tony’s Case (0:13)
4. A Voice From Beyond (Dialogue) (0:17)
5. The Cassette (2:31)
6. Three Cases (2:08)
7. The Chase (2:04)
8. That Place Has A History (Dialogue) (0:19)
9. The Meshuggeners (2:41)
10. Why (Anthony Newley) (2:27)
11. Dada (1:34)
12. Mophead Max (2:55)
13. Nobody’s Home (Dialogue) (0:11)
14. The Yellow Dress (2:03)
15. Tell Me Everything (Dialogue) (0:18)
16. Into The Woods (1:37)
17. The Helion (1:33)
18. Something Is Coming (1:58)
19. Stay (1:52)
20. Woolly (1:36)
21. Simon’s Story (0:11)
22. The Last Key (Dialogue) (0:04)
23. Priddle’s Theme (3:07)
24. Safe In Your Home (Dialogue) (0:23)
25. Snowbound (2:22)
26. 3:45 AM (1:53)
27. Maria? (Dialogue) (0:04)
28. Maria’s Theme (1:58)
29. The Uncanny (1:46)
30. Back To No. 79 (0:20)
31. Bubbelah (Dialogue) (0:06)
32. Things Are Not What They Seem (1:11)
33. Running Away (0:28)
34. The Brain Sees What it Wants To See (1:48)
35. Can We Cut? (Dialogue) (0:15)
36. The Train Tracks (1:42)
37. Daddy’s Got Meow Meow: The Lullaby (1:44)
38. Corridor Of Truth (2:17)
39. Monster Mash (Bobby ‘Boris’ Pickett and The Crypt-Kickers) (3:12)
40. Goodman’s Theme: End Titles (4:28)

 

Colonna sonora d’autore!

 

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Terrorvision- Regular urban survivors

A differenza del nome stesso della band, i Terrorvision crearono un disco rock assolutamente fresco e divertente

Regular urban survivors è un disco ancora godibile

 

 

Il senso dell’umorismo e dei doppi sensi non erano mai mancati ai Terrorvision. Se il nome del monicker poteva apparentemente richiamare band di metal estremo, per loro era in realtà l’inverso. Infatti gli atteggiamenti umoristici della band contagiavano le loro copertine, i loro testi e i loro video. Usciti nel periodo più fiorito del grunge, dove la disperazione aleggiava nei testi dei vari Nirvana dell’epoca, loro si proposero con questo platter contrario alla moda.

Seguendo l’indubbio successo di “How to Make Friends and Influence People“, i Terrorvision hanno raggiunto il loro picco della carriera con “Regular Urban Survivors” del 1996. Rimanendo sintonizzati con l’umorismo che la band ha infuso in tutta la loro musica, il progetto è stato spinto nella promozione come una colonna sonora di un film fittizio in stile James Bond.

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Le locandine dell’epoca in stile film

C’è un sacco di umorismo nel rock groove che la band ha perfezionato nei loro dischi precedenti fino a questo piccolo gioiello. Il disco ha dei riff sbarazzini ed allo stesso tempo dei testi intelligenti. C’e’ l’inno alla sbronza in in ‘If I Was You ‘ e l’arrivo degli alieni in ‘Conspiracy’. Insomma tutto quello che cominciava a risultare depressivo i Terrorvision lo rovesciarono con un disco godibilissimo ancora oggi. ‘Enteralterego‘ ha forse il testo più delirante ma divertente di Regular Urban Surivivors seguita dalla quasi brit-pop ‘Superchronic’ con i wha-wha grunge dell’epoca.

 

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La copertina del disco

 

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Il retro del cd

 

Tracklist

  1. “Enteralterego” – 3:21
  2. “Superchronic” – 2:50
  3. “Perseverance” – 3:11
  4. “Easy” – 3:10
  5. “Hide the Dead Girl” – 3:03
  6. “Conspiracy” – 3:15
  7. “Didn’t Bleed Red” – 4:10
  8. “Dog Chewed the Handle” – 2:50
  9. “Junior” – 3:29
  10. “Bad Actress” – 4:12
  11. “If I Was You” – 2:02
  12. “Celebrity Hit List” – 3:05
  13. “Mugwump” – 3:39

 

Passando tra qualche chitarra acustica, i fuzz alla Oasis, qualche tratto punkeggiante leggero e i cori dei ritornelli, c’è un’aria di freschezza compositiva in tutto il disco. Nel complesso si tratta di una raccolta di brani hard-rock, divertente ed estremamente orecchiabile.
Acquisto consigliato!

 

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I Mantra e i suoni: come funzionano sul nostro cervello

Le ricerche internazionali cosa ci dicono circa l’effetto del suono sulla nostra parte “meccanica” del cervello?

Le vibrazioni come agiscono realmente fisicamente sul nostro corpo?

Musicaeanima ha raccolto degli articoli che ne parlano

Come funziona il nostro meraviglioso corpo umano

 

L’Enciclopedia olistica”di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli cita :

Dalle antiche scritture e dai miti della creazione fino alle piu’ moderne teorie sulla coscienza, si è sempre speculato riguardo alla vibrazione come a ciò che sottostà alle forme fisiche.
Questo concetto compare nei modelli tradizionali dell’origine del Cosmo, nella fisica delle onde sonore, nel movimento planetario e negli studi sulle onde del cervello. Ora la vibrazione può essere vista in azione grazie al “macroscopio“.

Basandosi sul lavoro dello scienziato e fisico svizzero Hans Jenny, morto nel 1972, il fisico matematico arnericano Ralph Abraham ha costruito un “macroscopio” in grado di osservare in tempo reale l’emergere delle forme dalle vibrazioni.
I suoni, dalle campane tibetane ai canti gregoriani, che vengono da un altoparlante ad alta fedeltà producono la vibrazione di un liquido trasparente che a sua volta produce delle onde statiche che vengono poi proiettate sullo schermo di un monitor come immagini colorate di strutture in costante movimento.
Trasformando suoni ad alta frequenza in forme/strutture a bassa frequenza il macroscopio dimostra visivamente la relazione tra complessi dinamici e morfogenesi o modelli di formazione.
Le strutture visualizzate dal macroscopio mostrano analogie con popolazioni di cellule, reti di comunicazioni in costante oscillazioni che ricordano i potenziali elettrochimici del cervello.

Pitagora, ad esempio, aveva espresso la sua convinzione che le strutture fisiche o mentali avessero una precisa e matematica origine nelle vibrazioni. Come il matematico Ralph Abraham credeva che le radici della matematica, della musica e del misticismo fossero strettamente legate: la loro origine comune era appunto la vibrazione informazione.
Il fotone, l’unità di luce, crea tutte le onde elettromagnetiche, dai raggi cosmici ai raggi x, variando la frequenza della sua vibrazione.
Recentemente la matematica è stata separata da queste sue radici culturali. Nel suo libro “Vibrazioni”, Abraham traccia le basi della filosofia naturale dall’antichità, al Rinascimento, fino al 20° secolo, mostrando come la vibrazione è stata alla base della creazione della matematica e ricreando poi le basi logiche per la nuova fusione tra matematica, musica e spiritualità che sta avvenendo ora.
Utilizzando gli strumenti della moderna matematica basata sui complessi dinamici, egli ha formulato un prototipo di modello del cervello in cui le onde cerebrali viste come vibrazioni possono essere stimolate da un computer.

“Le onde cerebrali sono dei pacchetti d’onda che oscillano in un network (rete) tridimensionale formata da cellule. Stimolando i loro movimenti e tracciando mappe delle loro transizioni possiamo iniziare a costruire un modello complesso quanto il cervello stesso.”

Tomatis: neurofisiologia dei canti gregoriani

Qual è il potere curativo del canto e della recitazione? Perché certi suoni sono considerati sacri in tutto il mondo? Dall’OM alle ninnananne, dai canti Gregoriani ai canti corali moderni, l’esercizio spirituale della voce porta serenità e poteri indescrivibili a parole.

Il medico francese Alfred Tomatis ha studiato gli effetti terapeutici del canto. Le ricerche di Tomatis in Francia ed in Canada hanno messo in rapporto l’udito con le dinamiche del corpo e della mente.
Al contrario della comprensione popolare, dice Tomatis, “l’orecchio è un organo primario di consapevolezza”. E’ inteso essenzialmente per provvedere una carica di potenziale elettrico al cervello. La corteccia poi distribuisce in tutto il corpo la carica che ne deriva.
La conclusione di Tomatis è che l’orecchio non è un pezzo differenziato della pelle, piuttosto, la pelle è un pezzo differenziato dell’orecchio.

Le alte frequenze sembrano avere il maggior effetto ricaricante. I suoni nelle basse frequenze possono “scaricare” o stancare gli ascoltatori.
Questo è il segreto del canto delle alte frequenze.

Tomatis ha esaminato il suono dei canti Gregoriani con un oscilloscopio. Questi, ha rapportato, cadevano entro il raggio dei suoni ricaricanti. Inoltre, erano come uno “yoga respiratorio“. Coloro che cantavano sembravano rallentare il loro respiro e inducevano gli ascoltatori nello loro stesso stato di tranquillità.”
Tomatis ha visitato monasteri Benedettini in tutto il mondo per studiare i monaci che praticano i canti Gregoriani. Ad un ritiro in Francia, un giovane frate stava riformando la tradizione. Tagliò severamente il tempo che i monaci dedicavano al canto e notò che presto cominciarono a diventare più svogliati e a dormire di più. Inoltre, un medico consigliò agli uomini di seguire una dieta tradizionale e questo fece peggiorare le cose.
Fu chiamato Tomatis. Egli reintrodusse il loro lungo orario di canto. Presto, disse, stavano dormendo meno, lavorando di più e si sentivano meglio.
“Certi suoni sono efficaci come due tazze di caffè. I canti Gregoriani sono fonti di energia fantastici. Io ci lavoro come musica di sottofondo e dormo solo tre o quattro ore a notte”.

 

Percezione dei toni e meditazione

Alcuni psicologi dell’Università di Washington pensano di avere prove attendibili che la meditazione incrementa il funzionamento dell’emisfero cerebrale destro. Gli effetti sembrano anche essere cumulativi. I meditatori più esperti ottengono risultati migliori sia dei meditatori principianti che del gruppo di controllo.

“Per quanto ne sappiamo, questo è il primo studio sperimentale che connette la meditazione con l’emisfero non dominante” – hanno detto Robert Pagano e Lynn Frumkin – “La dimostrazione di questa connessione è coerente con l’aumento delle ricerche empiriche che associano l’emisfero destro alle tecniche di espansione della consapevolezza.”

Essi scelsero un compito relativo alla musica considerando che la specializzazione della recettività melodica dell’emisfero destro era già ben stabilita sperimentalmente. Scelsero di utilizzare il “subtest” per la memoria tonale del Seashore Music Battery. I soggetti nel primo test erano praticanti esperti di Meditazione Trascendentale e non meditatori. I meditatori avevano praticato due volte al giorno per almeno un anno (precisamente in un raggio tra 1.4 e 3 anni). I non meditatori erano studenti non laureati di psicologia. Tutti i soggetti erano destrorsi d’età tra 18 e 30 anni.
Dato che altri studi hanno dimostrato che i musicisti allenati tendono ad ascoltare la musica analiticamente, attivando i processi dell’emisfero sinistro, tutti i soggetti erano musicalmente “naive” avevano avuto meno di un anno di training strumentale o vocale durante gli otto anni che precedettero lo studio.
Prima dei test, i soggetti della Meditazione Trascendentale avevano avuto istruzione di meditare per 20 minuti e ai non meditatori fu detto di chiudere gli occhi e di rilassarsi. Poi tutti i soggetti furono testati per la memoria tonale.
I gruppi di meditazione mostrarono una superiorità “altamente significativa” nei confronti dei non meditatori su “blindly rated test data” con una probabilità di punteggio casuale di uno in 200.
Quando i meditatori inesperti (con meno di un mese di pratica) furono paragonati ai soggetti di controllo in un secondo esperimento, non vi fu nessuna differenza significativa tra i due gruppi.

“E’ importante notare,” dissero i ricercatori, “che i dati risultati dai non meditatori e dai meditatori inesperti… rientrano nei parametri normali. Sono i dati dei meditatori esperti che risultano al di sopra della media e che hanno prodotto differenze significative”.

Sembra ragionevole dedurre che la meditazione, una tecnica capace di alterare la consapevolezza drammaticamente, produca anche un effetto differenziale sul funzionamento dell’emisfero destro. Hanno detto che questa ipotesi potrebbe essere provata in maniera più conclusiva se anche altre funzioni dell’emisfero destro fossero incrementate.

 

Continua…

 

Fonte

 

 

Satanismo, potere e il mondo della musica- tutti gli articoli

La musica e il Satanismo sono stati sempre associati

In che modo è corretto abbinare questi due termini?

 

Come la Musica ha utilizzato questo tipo di potere?

 

Pentacle- Religious symbol satanism

 

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Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson PARTE II

 

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson PARTE III

 

David

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Kyuss – Welcome to sky valley- il deserto in musica

Il disco dei Kyuss ‘Welcome to sky valley’ è l’essenza del desert stoner di sempre

Il passare del tempo lo rende ancor più polveroso, caldo e dannatamente rock!

 

 

 

In questi giorni di caldo non possiamo che dedicare una articolo per questo capolavoro dei Kyuss. Pubblicato nel 1994, il disco era una commistione di stoner caldissimo con la superba ed innovativa voce di John Garcia.

Qualcuno l’ha definito il mix perfetto “tra una droga leggera e la mescalina, come il bruciore che ti entra dentro e ti fa sballare”. Seppur forte come immagine questo platter è una fusione di un basso cadenzato, dei fuzz e della delirante voce del cantante. C’e’ del blues fottutamente distorto, c’e’ la rabbia e c’è la voglia di spaccare tutto fin dall’apertura di Gardenia. Come il video di Green Machine (tratto dal seminale Blues for the Red Sun), la band pare che abbia suonato per davvero in mezzo al deserto con i quattro amplificatori al massimo. La seconda traccia Asteroid mescola tutto questo con un passaggio di stoner quasi spaziale per poi piombare in un riff anni ’70. Space Cadet riesce a farci sentire un falò che brucia in mezzo al grand canyon con due chitarre acustiche. Demon Cleaner è come una navicella che vola con un Garcia più delicato ma con l’attitudine alla Jim Morrison.

I Kyuss hanno saputo mescolare lo stoner seventies, i riff hard rock con  una formula che li rende unici. Il marchio del loro suono lo si riconosce solo dopo una piccola frazione di secondo tanto è unico. Saper creare un marchio sonoro riconoscibile fra tanti, suonando alla fine delle parti di musica già in circolazione, è davvero per pochi. Il cantante fa la differenza anche in questo caso ma non è da meno il basso distorto di Scott Reeder che saltella con scale di derivazione blues unita ad una compressore davvero potente.

kyussLa copertina dei Welcome to sky Valley

 

Kyuss Album: Welcome To Sky Valley Anno: 1994 Country: US Genre: Desert Rock/Stoner Rock Label: Elektra, Chameleon

 

Kyuss-Welcome_To_Sky_Valley-Trasera retro

Il retro del Cd

 

Tracklist:

00:00 Gardenia

06:54 Asteriod

11:43 Supa Scoopa and the Mighty Scoop

17:38 100 Degrees

20:16 Space Cadet

27:18 Demon Cleaner

32:37 Odyssey

36:57 Conan Troutman

39:09 N.O.

42:57 Whitewater

 

‘Welcome to sky valley’ è un disco da avere assolutamente nella nostra collezione privata!

 

Leggi anche:

John Garcia la voce del deserto

 

 

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