Guns ‘n’ Roses – la loro storia dietro le quinte

I Guns ‘n’ Roses erano la band più ‘pericolosa’ del mondo?

Erano dei delinquenti prestati alla musica o delle vere icone che hanno scritto una parte della storia dell’hard street rock mondiale?

 

 

 

 

Il documentario completo in italiano per avere la risposta.

 

Buona visione!

 

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John Lennon e il nuovo caso di Mark Staycer Parte V

Tutti hanno appurato che John Lennon sia morto ma è davvero così?

Chi è allora Mark Staycer?

E’ tutta una farsa ancora una volta? Siamo di fronte ad un ennesimo caso di sosia? Continua l’esame da parte di un crimilogo

 

La spiegazione offerta da Mathis, per quanto apparentemente incredibile, appare la più logica, ossia che McNamee e Staycer siano la stessa persona, ovvero… John Lennon!
D’altronde, torno a dirlo, le corrispondenze tra Staycer e Lennon sono davvero strabilianti. Innanzitutto, imitatore e imitato sembrano avere più o meno la stessa età. Lennon avrebbe avuto 67 anni nel 2007, quando è stato girato il film. Del personaggio di Noel Snow si dice che ne abbia 65, e in effetti sono quelli che dimostra, anche se ufficialmente Staycer ne avrebbe qualcuno di meno. E poi, oltre a cantare proprio come l’ex-Beatle, imitando alla perfezione persino l’accento di Liverpool (pur essendo nato e avendo vissuto nel Michigan) e suonando contemporaneamente la chitarra o le tastiere, il buon Mark gli somiglia in modo impressionante. Non credo sia facile per nessuno distinguere le sue foto sulla home page del sito ImagineLennon.com da quelle del vero Lennon.

Esistono dei bravi imitatori di personaggi celebri, certo, ma quanti ne conoscete che abbiano il loro stesso aspetto anche senza trucchi e costumi di scena?Al contrario di tutti gli altri imitatori, infatti, Staycer sembra aver bisogno di truccarsi per somigliare di meno a John Lennon, non per somigliargli di più. Come nelle sue esibizioni (reperibili in abbondanza su YouTube), in cui indossa un’assurda parrucca bionda e in alcune foto in cui appare con un grosso cappello e gli occhiali scuri, quasi per nascondersi come fanno le vere rockstar. Se nella vita reale è davvero diverso da John Lennon, perché non esistono sue foto “al naturale” che lo dimostrino?

Questo trovo sia un altro particolare strano: in tutte le sue apparizioni pubbliche che ho potuto visionare, film compreso, Staycer non sembra mai recitare, né fare qualcosa per atteggiarsi a John Lennon. Si muove con la naturale ritrosia di una celebrità restia a farsi notare troppo, non come un sosia desideroso di mettersi in mostra. E in almeno una scena di Let Him Be, in cui si trova a interagire con un personaggio che senz’altro non è un attore, l’atteggiamento di quest’ultimo sembra significativo. Quando interviene per interrompere una jam session troppo rumorosa per i vicini, il vecchio sceriffo della cittadina canadese in cui è ambientato il film guarda Noel Snow estasiato e un po’ imbarazzato, proprio come un vero fan di fronte al suo idolo di gioventù…
E poi c’è la questione degli strani nomi del presunto sosia e del personaggio che interpreta. Dalle ricerche compiute su siti specializzati come CheckMate e Intelius da Mathis (e da me verificate) risulta esserci un unico Mark Staycer in tutti gli Stati Uniti. Ma si tratta di uno pseudonimo, perché il vero cognome è Stytzer, e questo Mark Stytzer non sembra essere il sosia di Lennon, anche perché avrebbe avuto solo 52 anni nel 2007. In ogni caso, Staycer è un cognome inesistente nella realtà. Secondo Mathis si tratterebbe di un riferimento parziale al cognome da nubile della madre di John, Julia Stanley. Ma sembra piuttosto un anagramma… In effetti, le stesse lettere compongono la parola sectary, ovvero settario, affiliato a una setta. Boh…

Da un possibile gioco di parole prende forma anche il nome di un altro personaggio del film, Stanley Fields, il cugino di Noel Snow. Torna il nome Stanley, affiancato da Fields come in Strawberry Fields… D’altronde a John Lennon i giochi di parole piacevano, come dimostra anche l’etichetta discografica in comproprietà con la moglie, la LENONO. Tutte le lettere di quest’ultima parola, inoltre, sono contenute nel nome del personaggio interpretato da Staycer nel film: Noel Snow. Noël vuol dire Natale in francese, snow è neve… In questo senso, Staycer potrebbe essere un personaggio inesistente come Babbo Natale… Per di più, se la lettura di Mathis fosse corretta, la vicenda Lennon potrebbe essere definita uno “snow job”, ovvero un tentativo di abbindolare il pubblico…

Un altro particolare molto sospetto è l’accento di Staycer. Nel film come nelle sue esibizioni, questi si rivela in grado di imitare alla perfezione l’accento di Liverpool, come abbiamo già detto. Anzi, non sembra neppure un’imitazione: è proprio l’accento di Liverpool, identico a quello di Lennon. A suonare imitato, piuttosto, è l’accento americano, peraltro abbastanza variabile, che Staycer sfoggia nelle rare interviste, tipo quella contenuta nel video della prima del film (ancora disponibile su YouTube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=_QBzclDPBsg).

 

 

È un accento abbastanza convincente, ma non del tutto, secondo me, e soprattutto secondo Miles Mathis e altri americani a cui l’ho fatto ascoltare.

Continua…

Fonte

Cèline Dion getta la maschera con NUNUNU

Cèline Dion con la sua nuova linea di abbigliamento per bambini transita tutto il codice #pizzagate e il gender

Il codice pizzagate per chi non hai mai letto il nostro blog rappresenta tutta la simbologia nascosta delle persone dedite a pratiche di abuso verso i minori anche violente

Inutile dire che anche lei fa parte del sistema e noi come Musicaeanima abbiamo gettato nel cestino i suoi dischi

 

ATTENZIONE TEMATICHE ADULTE

 

 

Ecco un articolo integrale che lo descrive

 

Céline Dion è il volto di un nuovo marchio di moda “genderless” (senza genere) per bambini di nome CELINUNUNU. Tutto è incredibilmente sbagliato e inquietante. Ecco uno sguardo all’inquietante simbolismo che lo circonda.

Ho sempre apprezzato il fatto che Céline Dion fosse una figura alquanto salubre in un’azienda musicale fortemente incline alla depravazione. Tuttavia, dalla morte di suo marito e manager René Angélil, è stata coinvolta in qualche torbido affare.

Dopo essersene andata Las Vegas, Céline ha apparentemente trovato una nuova missione: “liberare” i neonati dalla binarieta` del genere. Sappiamo tutti che e` questo il motivo per cui ogni neonato si lamenta! (e` retorica) Per farlo, ha rilasciato CELINUNUNU, una linea di abbigliamento per bambini “di genere neutro”, creata in collaborazione con il marchio di moda globalista NUNUNU.

Alcuni potrebbero considerare questa notizia con leggerezza perché CELINUNUNU è l’ennesima marca di moda costosa che utilizza una celebrità per generare vendite. Tuttavia, c’è dell’altro. NUNUNU è già un grande marchio a Hollywood. Il sito web del marchio contiene una vasta galleria di foto di bambini di celebrita` che indossano le loro creazioni come Angelina Jolie, Kourtney Kardashian, Hilary Duff e molti altri. Per loro stessa ammissione, il marchio non si concentra prettamente sulla moda. È un modo per “plasmare i bambini” per il futuro.

Per prima cosa, diamo un’occhiata al video promozionale di Céline Dion.

VIDEO PROMOZIONALE

CELINUNUNU presenta Céline Dion che si intrufola in un reparto maternità e altera l’aspetto dei bambini di altre persone. Mentre la maggior parte delle fonti di notizie ha trovato il video “esilarante”, molti non hanno reagito bene al messaggio del video.

Il video inizia con Céline seduta sul retro di un SUV. Dice: “I nostri bambini non sono davvero i nostri figli”. Ok, Celine stai bene? Cosa stai dicendo??? Si noti che è vestita con un abito scintillante.

Quando Céline scende dal SUV per entrare in un ospedale, i suoi vestiti diventano magicamente neri. Sta per succedere qualcosa di oscuro

Celine si intrufola nel reparto maternità dell’ospedale e scopre qualcosa di inaccettabile.

Si rende conto che i maschietti sono vestiti di blu e le femminuccie di rosa. L’orrore. Céline è completamente disgustata.

Quindi, Céline sparge della polvere nera e tutto cambia. Peggiorando.

Le immagini del maschietto e della femminuccia sul muro vengono sostituite con il logo del marchio. Tutto è ora nero, bianco e raccapricciante.

Questo bambino indossa un cappello con teschi. Sì certo, festeggiamo una nuova vita facendole indossare simboli che rappresentano la morte. La maglietta recita “Nuovo Ordine” … una abbreviativo per “Nuovo Ordine Mondiale?”.

La sicurezza poi, arresta Céline e la porta fuori dall’ospedale. Perfetto. Assicuriamoci che questo non accada di nuovo.

Per riassumere il video, e` sconcertante. Certo, Céline Dion è semplicemente il volto del marchio. L’intera linea è stata creata da NUNUNU, una casa di moda israeliana per bambini che è già un successo globale.

C’E` QUALCOSA DI SBAGLIATO IN NUNUNU

Quando dico che c’è qualcosa che non va in NUNUNU, non sto parlando del suo ridicolo nome. Sto parlando della sua intera filosofia e simbolismo. La pagina “Informazioni” del marchio dice:

Guidato completamente dalla loro intuizione, i co-proprietari e designer iris adler e tali milchberg hanno creato collezioni di abbigliamento per bambini che hanno rotto gli stereotipi e schivano le norme accettate. il loro bisogno di un dna di base e un’offerta unisex nella moda per bambini, ha creato una tendenza globale che è ora una fonte d’ispirazione in tutto il mondo. spinto da un programma che sfida la tradizionale dicotomia di abbigliamento ragazzo / ragazza, iris e tali hanno dimostrato che nel mondo dei veri individui non tutto è così bianco e nero.

Sì, per citare le sue stesse parole, il marchio è effettivamente “guidato da un ordine del giorno”

Questa è la foto in cima alla pagina Informazioni del marchio: un bambino il cui volto è tenuto stretto da uno scheletro. Uno degli occhi del bambino è nascosto – una conferma che questo è tutto sull’agenda dell’élite.

L’agenda di NUNUNU non riguarda solo la neutralità di genere. Si tratta di qualcosa di molto più oscuro. Un rapido viaggio nella pagina Instagram del marchio rivela alcuni materiali inquietanti: la sessualizzazione dei bambini, il satanismo e il controllo mentale monarch. In breve, tutte le ossessioni dell’élite occulta.

Questo fa parte della collezione “Holiday” del marchio. Non dirmi che non sanno cosa significa “Ho” (slang per prostituta). Voglio dire, ma dai….

Sono consapevoli del fatto che la canzone Let’s Get Physical parla di fare sesso? Perché ci sono bambini sotto quella scritta?

 

Questa ragazza indossa una camicia con occhi che tutto vedono con un “tatuaggio” ridondante sulla mano – i principali simboli dell’élite occulta.

Una ragazza con le corna. Altre cose pseudo-sataniche.

 

Un bambino con un cappello con corna da diavolo. Così carino.

 

Raccapricciante

Sembra che un pedofilo schifoso abbia messo la sua grande mano sporca sul petto di questa ragazza.

Questo bambino nasconde un occhio mentre indossa una maglietta con un teschio con un occhio nascosto. Inoltre, i suoi pantaloni sono dotati di occhi che tutto vedono. Come potrebbero renderlo piu` ovvio?

L’account IG del brand contiene varie immagini e dipinti contrassegnati con #inspiration. Quasi tutti sono inquietanti e pieni di simboli che si riferiscono alle pratiche più oscure dell’élite occulta.

Questo è satanico al 100%. Sì, questo è l’account IG di un marchio di abbigliamento per bambini che è estremamente popolare a Hollywood.

La didascalia di questa immagine è “Hidden Desire”. La mia didascalia sarebbe “Che problemi hanno queste persone?”.

Questa è la didascalia: “Necessità di schiarirsi le idee”. Il controllo mentale basato sul trauma serve appunto a “chiarire le idee” delle vittime grazie all’abuso

Giovani ragazzi in asciugamano. Le loro teste sono state sostituite con bulbi oculari. Come dice il commento: “Inquietante, borderline e inappropriato”

Un teschio di animale usato per fare il segno di un occhio: l’ispirazione perfetta per vestiti da bambini

Tutto di questa foto urla “infanzia rovinata”

Questa immagine è puro controllo mentale Monarch- uno schiavo MK con diversi personaggi.

Ci sono molte altre immagini, ma ne abbiamo viste abbastanza. Tutte puntano nella stessa direzione: depravazione dell’élite occulta e depredazione spudorata dei bambini. Tutta questa merda è “vestita” nel vocabolario ipocrita della neutralità di genere e della “liberazione dei bambini”. E chi meglio di Céline Dion (e della sua salutare aura) per rendere questo attraente per le mamme con soldi da buttare?

NUNUNU? NONONO.

 

 

Fonte

Fonte

David Bowie e The Villa of Ormen parte III

David Bowie nella sua ultima canzone  Black Star  nominò la Villa of Ormen

La villa of Ormen oggi ha un sito a dir poco inquietante e non si conosce l’identità di chi carica delle immagini colme di tensione

 

villa

 

Risultati immagini per the villa ormen

 

Ormen è una cittadina norvegese e il suo significato è “serpente”.  Il serpente è un simbolo complesso esotericamente parlando. La candela rappresenta l’ultimo baluardo di speranza e fede nella villa dove Bowie, un ragazzo albino, un ragazzo nero e una donna si muovono come ipnotizzati, posseduti.

Questa VILLA continua la sua attivita’ con questo misterioso blog:

http://thevillaoformen.tumblr.com/

Nota : blog con contenuti molto forti

Nelle foto si vedono immagini a dir poco inquetanti. L’atmosfera e la simbologia che si respira ben si adatta alla ideologie di Bowie. Infatti per dedicare una delle ultime canzoni a questa Villa posso solo intuire che le Bowie abbia veramente visitato questo luogo. Molti “esperti” di musica hanno definito tutto cio’ che roteava intorno a Bowie come esagerazione. Ormen è anche  il titolo di un romanzo dello scrittore svedese Stig Dagerman, morto suicida nel 1954.  Nulla si sa su chi continui a caricare queste immagini, magari sono un guppo di persone.

La teatralita’ di questo luogo è veramente impressionante. Date un occhio e provate anche a capire il significato esoterico di queste immagini.

Guarda quassù, sono in paradiso
Ho delle cicatrici che non possono essere viste
Ho una storia che non può essermi rubata
Ora tutti lo sanno
Guarda quassù, amico, sono in pericolo
Non ho nulla da perdere

 Lazarus, Davide Bowie

 

 

Continua…

 

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riferimenti: testi David Bowie

http://thevillaoformen.tumblr.com/

 

Il simbolo dei Queen: cosa rappresenta? Parte I

In vista dell’arrivo del film dei Queen ecco gli articoli dedicati a questa grande band

Cosa simboleggia il contrassegno distintivo dei Queen?

Ecco un articolo molto interessante scritto da Carpeoro che magistralmente lo spiega.

Lo stemma dei Queen, conosciuto anche con il termine inglese Queen Crest, venne disegnato da Freddie Mercury, che si diplomò al Ealing Art College di Londra, poco prima dell’uscita del primo album della band; infatti la versione originale del logotipo dei Queen, divenuto segno distintivo del quartetto, è riportato inoltre sul retro della copertina di Queen. L’immagine, che comparve per la prima volta in copertina con “A Day at the Races” nel 1976, è inoltre presente, in diverse versioni, nelle copertine degli album “A Night at the Opera”, “Greatest Hits II” e “Queen Rocks”.

 

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Mercury affermò che aveva disegnato questo logotipo perché voleva per il suo gruppo “un simbolo dell’epoca”, basandosi sullo stemma reale del Regno Unito, integrando per questo motivo eleganza, patriottismo e regalità. Questo logo, di cui esistono diverse versioni, era spesso visibile sulla grancassa della batteria di Taylor, durante i loro primi concerti. L’immagine include i segni zodiacali dei quattro componenti della band; due leoni rampanti, che identificano Taylor e Deacon, presidiano la corona della regina al centro di una “Q” (Queen), sormontata da un granchio color bronzo metallico che indica il segno di May, il Cancro, sopra il quale si libra un anello di fiamme che dà l’impressione di una seconda corona.

Due fate bianche, a rappresentare la Vergine, che identifica Mercury, contrapposte al color senape dei leoni, osservano dal basso la lettera. Tutti gli elementi sono sovrastati da una grande fenice con le ali spiegate, uccello mitologico conosciuto per la capacità di ritornare in vita dalle sue stesse ceneri, scelta in segno di immortalità e speranza. Il giallo e l’arancio sono i principali colori dello stemma, con una sfumatura di rosso per quanto riguarda la fascia che forma la “Q”.

Sulla parte inferiore, il nome “Queen” appare in stile latino, con curvature ben definite. Fin qui le spiegazioni ufficiali, o meglio superficiali. Peccato che i due leoni, che dovrebbero rappresentare i due componenti della band che hanno tale segno zodiacale, sono in posizione non astrologica e cioè rampanti e non seduti, e per giunta uno di essi è avvinto da una catena. Triste destino quello della Radix Davidis, regale per volere di Giacobbe e perseguitata e schiavizzata dal resto dell’umanità!

Peccato che il simbolo del Cancro sia quello del giorno iniziatico per eccellenza, il solstizio d’estate, o meglio il 24 giugno, ricorrenza del Battista. Peccato che le due fate non rappresentino il segno zodiacale della Vergine, col quale, a dire il vero, non hanno nulla a che vedere bensì rappresentino proprio il regno della regina, the Queen, raccontato da Spenser. Peccato infine che la fenice medesima sia raffigurata in posa non simbolicamente corretta, in quanto nella sua specularità col pellicano, che viene disegnato con le ali rivolte verso il basso, nel segno del suo sacrificio, essa invece viene quasi sempre rappresentata con le ali rivolte verso l’alto, perchè il risorgere è moto ascensionale, laddove dopo ogni resurrezione che si rispetti, c’è un’ascensione. E poi se si osserva attentamente il volatile come riprodotto nello stemma, sotto verranno riscontrato sette fiammelle, straordinariamente coincidenti e somiglianti con i sette piccoli dell’iconografia del pellicano. Insomma una fenice, a metà strada con un pellicano e forse quando arriveremo alle fine capiremo anche il perchè.

 

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  • Il video con David Bowie

È facilmente reperibile sul web un filmato piuttosto celebre dove Freddie Mercury e David Bowie, cantano un pezzo scritto da entrambi, accompagnati dai Queen.

In realtà è un montaggio, ma a nessuno è mai venuto in mente di esaminarne i fotogrammi, ma se qualcuno volesse farlo scoprirebbe dei particolari interessanti. Sulla grancassa del batterista c’è disegnato, interamente in nero, lo stemma della band. Normale, diremmo, ma ci sono dei specificità da sottolineare.

Innanzitutto il nero è colore inaccostabile simbolicamente alla fenice, mentre è perfettamente accostabile al pellicano, essendo il pellicano nero un simbolo di dolore e infelicità, laddove il sacrificio non sia utilmente rivolto nella direzione giusta.

Ma non basta: nel filmato il simbolo nero appare in pochi momenti solo dietro David Bowie e mai dietro Freddy Mercury!

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Inoltre lo stemma compare nel filmato anche nella sua versione luminosa, posizionato in alto alle spalle del palco, ma tranne alla fine, a palco vuoto, appare solo nei due momenti in cui Freddy Mercury e David Bowie vengono inquadrati insieme!

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Evidentemente la fenice-pellicano Mercury ha la alchemica facoltà di trasformare in oro anche il piombo del pellicano nero di Bowie!. Ma c’è di più: nonostante il simbolo fosse presente nella scenografia, si vede che qualcuno, nel montaggio del filmato lo ha sovrapposto, come a volerlo sottolineare, ancora di più…

  • Ma chi era la regina?

A questo punto dobbiamo ricordare che anche gli osservatori non di costume dietrologico come noi hanno introdotto la considerazione di come la scelta del nome della band, operata dallo stesso Mercury, sia stata ispirata al personaggio di Elisabetta I.  Ma con una corretta ispirazione dietrologica potremmo anche scoprire che il buon Freddy aveva un motivo in più rispetto a quelli storici e patriottici per scegliere proprio quella regina. Si perchè, grazie proprio a quella regina, il Pellicano e la Fenice sono stati anche in passato protagonisti di una particolare vicenda di simbiosi. Si tratta della storia insolita di due ritratti gemelli della regina Elisabetta I d’Inghilterra (1533-1603), realizzati forse dalla stessa mano e dallo stesso materiale ligneo, dipinti dal pittore Nicholas Hilliard.

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Elisabetta I, Ritratto del pellicano, 1576, Nicholas Hilliard.

 

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Immagine 279 Elisabetta I, Ritratto della Fenice, 1576, Nicholas Hilliard.

Nicholas Hilliard (c. 1547 – Londra, 1619) è stato un miniatore e orafo inglese, celebre per i suoi ritratti miniati dei membri della corte di Elisabetta I d’Inghilterra e di Giacomo I d’Inghilterra. Per la maggior parte delle sue opere si servì di piccoli ritratti ovali, ma sono celebri due sue pitture su tavola con il ritratto proprio di Elisabetta. I due ritratti di Nicholas Hilliard sono praticamente gemelli e in entrambi la regina è vestita alla francese. Si tratta del Ritratto del Pellicano e del Ritratto della Fenice dai due gioielli smaltati indossati sul corpetto, che raffigurano i due uccelli mitici, simboli rispettivamente di Redenzione e Carità e di Resurrezione e nella loro lettura cristologica. Il mistero del significato simbolico dei due ritratti affascina il pubblico inglese da molti decenni: essi infatti presentano infatti somiglianze straordinarie sia nella posa che nei colori, dando così vita ad un’evidente simmetria tematica. Il primo quadro, il Ritratto del Pellicano mostra un’Elisabetta al culmine del proprio vigore fisico, con il volto incorniciato da una vivace chioma rossiccia; il secondo dipinto, il Ritratto della Fenice,  riprende esattamente tali elementi, ma li stempera in toni opachi e scuri, simbolo forse dello scorrere inesorabile del tempo.

Da notare anche l’identica posizione del braccio della regina, in una posa ricorrente in ambienti esoterici che in massoneria veniva chiamata all’ordine profano.

È una tecnica, quella delle immagini simmetriche, adoperata anche da Giorgione nelle due opere speculari denominate la Giovane, o Laura, e la Vecchia.

In ogni caso, se interpretate unitariamente, come sembra essere opportuno esse simboleggiano i due significati speculari dei simboli in oggetto, sacrificio e resurrezione, anzi sacrificio che resuscita, come anche recepito dalla tradizione cristiana. Un grande omaggio ad una grande regina che dedicò e quindi sacrificò l’intera sua esistenza alla guida del suo popolo, o forse anche il messaggio che la stessa non fosse estranea alle cerchie segrete e esoteriche dell’epoca.

Ciò motiva anche la deroga accordata all’artista dalla regina, per il secondo ritratto, rispetto alla regola che aveva imposto a tutti i suoi ritrattisti di dipingerla giovane, fiorente e piena di colori e di energia., mentre tutte le altre raffigurazioni, anche

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Immagine 278, Elisabetta I, Ritratto del Pellicano, 1576, Nicholas Hilliard,
particolare del Pellicano in rilievo.

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Immagine 280, Elisabetta I, Ritratto della Fenice, 1576, Nicholas Hilliard,
particolare della Fenice in rilievo.

 

quelle degli ultimi anni di regno replicano meccanicamente le fattezze giovanili dei dipinti precedenti, a dispetto di una regina ormai calva e senza denti.

Perchè la resurrezione è aspetto tipicamente umano, rispetto all’immortalità che è invece è attributo divino. In ogni caso il simbolismo dei dipinti è evidente: il ritratto giovanile, quello col pellicano reca nei due angoli in alto, la rosa, come quella di Robert Fludd che da’ il miele alle api, e il il giglio sotto la corona con evidente richiamo al motto del Cantico dei Cantici già richiamato. Nell’altro nulla, perchè dopo la resurrezione si accede a nuova vita, ma entrambi i volatili hanno le ali rivolte verso il basso, come lo stemma di Freddy Mercury, laddove evidentemente per tutti, regina, pittore e rock star, la fenice e il pellicano rappresentano la stessa essenza, seppure in forme e manifestazioni solo contingentemente differenti.

  • L’enigma Freddy Mercury

Freddie Mercury (nome d’arte di Farrokh Bulsara; Zanzibar, 5 settembre 1946 – Londra, 24 novembre 1991) è stato un cantautore, musicista e compositore britannico. Nato a Zanzibar con ascendenze parsi e indiana, Freddie Mercury fu fondatore nel 1970 dei Queen, gruppo rock britannico di cui fece parte fino alla morte. È ricordato per il talento vocale e la sua esuberante personalità sul palco.

Per i Queen fu autore di brani di successo quali “Bohemian Rhapsody”, “Crazy Little Thing Called Love”, “Don’t Stop Me Now”, “It’s a Hard Life”, “Killer Queen”, “Love of My Life”, “Play the Game”, “Somebody to Love” e “We Are the Champions”. Oltre all’attività con i Queen, negli anni ottanta intraprese la carriera solista con la pubblicazione di due album, “Mr. Bad Guy” (1985) e “Barcelona” (1988), quest’ultimo frutto della collaborazione con la cantante soprano spagnola Montserrat Caballé, il cui singolo omonimo divenne l’inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade. Ammalatosi di AIDS, sviluppò a causa di ciò una grave broncopolmonite che lo portò alla morte, sopravvenuta il giorno seguente alla pubblica dichiarazione del suo grave stato di salute. Freddie Mercury è considerato uno dei più grandi e influenti artisti nella storia del rock; nel 2008 la rivista statunitense Rolling Stone lo classificò 18º nella classifica dei migliori cento cantanti di tutti i tempi mentre Classic Rock, l’anno successivo, lo classificò al primo posto tra le voci rock. Farrokh Bulsara, quindi zoroastriano, (Farrokh significa fortunato e felice è un popolare nome dato per i ragazzi tra zoroastriani musulmani e in Asia meridionale) cambiò il suo nome successivamente alla creazione dei Queen, in occasione di una particolare canzone scritta proprio da lui nel 1970.

Si tratta di “My Fairy King” e tratta di Rhye, un luogo immaginario creato da Mercury stesso e citato in altri brani successivi dei Queen, sulla scorta di tutti luoghi utopici dei Rosa+Croce. Da notare che Mercury prese in prestito alcuni versi da una poesia di Robert Browning, “The Pied Piper of Hamelin”.

Il tema della canzone presenta inoltre numerose analogie con il poema “My Faerie Queene” di Edmund Spenser. Questo il testo della canzone:

Nella terra dove i cavalli nascono

con le ali d’aquila

e le api hanno perso il pungiglione

si canta sempre.

La tana del leone con daini fulvi

e fiumi di vino così limpidi

che scorrono per sempre,

i draghi volano come passeri nell’aria

e agnellini dove soltanto Sansone osa.

Andare avanti avanti avanti avanti avanti avanti,

il mio Re delle fate può vedere cose,

domina l’aria e governa le maree,

che per me e per te non esistono.

Oh si, guida i venti,

il mio Re delle fate sa agire rettamente

e non sbaglia mai.

Poi nella notte l’assalto degli uomini,

correvano come ladri e uccidevano

come lame di coltello

per sottrarre il potere alla magica Mano

e causare la rovina della terra Promessa.

Loro hanno reso il latte acido,

così come il blu nel sangue delle mie vene.

Perché non capisci?

Il fuoco brucia all’inferno con il pianto

di un dolore straziante.

Figlio del cielo liberami, lasciami andare,

il mare si è prosciugato, non c’è più sale.

Nella sabbia le stagioni volano

e nessuno ci aiuta.

I sorrisi non splendono più come perle

agli occhi degli uomini infelici.

Qualcuno, qualcuno ha fatto sparire

il colore delle mie ali,

ha spezzato il mio anello fatato

e disonorato il Re, prima così orgogliosa.

ha cambiato i venti e confuso le maree.

Madre Mercury, Mercury

Guarda che cosa mi ha fatto,

non posso fuggire né nascondermi.

Il richiamo al poema di Spenser,  è evidente, colui che parla è uno dei sei cavalieri, precisamente Redcross.e In ognuno dei sei libri del poema infatti, vengono introdotti altrettanti cavalieri che rappresentano delle virtù. Redcrosse è quello della santità; Guyon della temperanza; donna Britomart della castità; seguono quelli dell’amicizia, della giustizia e della cortesia. Inoltre, la regina delle fate e Britomart possono essere identificate nella regina Elisabetta I d’Inghilterra, il che complica ulteriormente il poema. Si inserisce così un’allegoria storica che coinvolge anche vari eventi del Cinquecento inglese e irlandese.

 

 

Fonte

La felicità musicale in poche tracce

La formula che stabilisce quale canzone pop ha l’effetto più efficace sull’umore esiste?

 

La scienza dice di sì!

 

La musica ha attinenze matematiche, questo si lo sapevamo ma il professor Jacob Jolij dell’università di Groningen sostiene di aver messo a punto la formula che stabilisce quale canzone pop ha l’effetto più efficace sull’umore e innesca un’immediata voglia di buttarsi in pista.(!!)

L’equazione mette insieme non solo il tempo, ma anche la chiave musicale e il testo, incoronando “Don’t Stop me now” dei Queen come il pezzo che nell’ultimo mezzo secolo ha generato più benessere tra i suoi ascoltatori. Passando in rassegna i successi delle ultime 5 decadi Jolij ha stilato una vera e propria classifica che comprende gli Abba, i Beach Boys e Gloria Gaynor. Ecco la top ten:

1)”Don’t stop me now” QUEEN

2) “Dancing Queen” ABBA

3) “Good Vibration” THE BEACH BOYS

4) “Uptown girl” BILLIE JOEL

5) “Eye of a tiger”SURVIVOR

6) “I’m a believer” THE MONKEES

7) “Girl just wanna have fun”CINDY LAUPER

8) “Livin’on a prayer” BON JOVI

9) “I will survive” GLORIA GAYNOR

10) “Walkin sunshine” KATRINA E THE WAVES

Premesso che queste classifiche alla fine siano prettamente un fatto personale dal momento che una canzone a distanza di anni potrebbe farci l’effetto contrario .

La cosa che ci interessa sempre quando leggiamo una classifica è la possibilita’ di conoscere nomi delle tracce  “del quale non ricordiamo il titolo“.

 

 

 

Resta il merito a questo professore di aver provato a mettere su carta “LA FORMULA DELLA FELICITA’ MUSICALE”.

 

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The Haunting Hill House soundtrack

La serie Netflix sulla casa più paurosa d’America ha una colonna sonora da brivido

Pathos e tensione contrapposte a note delicate di pianoforte ne fanno da sfondo

 

 

Paramount Music pubblica una colonna sonora per la serie horror di Netflix ‘The Haunting of Hill House’. L’album presenta la musica originale composta da The Newton Brothers (Oculus, Ouija: Origine del maschio, estinzione, vita del crimine, The Bye Bye Man), incluso il tema principale dei compositori. The Haunting of Hill House è scritto e diretto da Mike Flanagan e vede la partecipazione di Michiel Huisman, Carla Gugino, Henry Thomas, Elizabeth Reaser, Kate Siegel, Timothy Hutton e Mckenna Grace. La serie è incentrata su una famiglia distrutta che si confronta con ricordi ossessivi della loro vecchia casa e gli eventi terrificanti che li hanno allontanati. Una serie intrecciata con dolori, ricordi e fantasmi. La musica è semplicemente magnifica per tutta la durata della serie.

 

Tracklist

1. The Haunting of Hill House (Main Titles) (1:06)
2. Come Home (5:11)
3. Larks and Katydids (4:33)
4. Darkness and Chaos (1:45)
5. That Night (1:47)
6. Take Her Down (1:26)
7. Whatever Walked There, Walked Alone (1:04)
8. Hill House (1:10)
9. Go Tomorrow (2:37)
10. Science vs. Religion (0:54)
11. What Did You Really See (1:19)
12. The Red Room (1:11)
13. Missing Things (1:06)
14. I Believe You (1:42)
15. 12:00 A.M. (1:45)
16. In the Shadow of Ghosts (1:34)
17. I Want to Wake up So Badly (3:16)
18. Luke (1:28)
19. Approaching the House (2:39)
20. Haunted Past (1:51)
21. You Remember (1:57)
22. Feel Nothing (2:39)
23. Beginning of the End Movement I (3:28)
24. Beginning of the End Movement II (Tea Party) (2:44)
25. Beginning of the End Movement III (2:29)
26. Beginning of the End Movement IV (3:27)
27. The End (2:48)

 

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Avril Lavigne è Melissa Vandella? Parte II

Avril Lavigne ha ripreso la sua attività ma molti dubitano che sia davvero lei

I giornali mainstream cominciano a lanciare il sassolino ovviamente bollando tutto come “complotto”

Complotto di chi?

 

 

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Avril Lavigne: perché qualcuno la crede morta e rimpiazzata da un sosia

 

Una teoria del complotto ha (ri)preso a circolare in rete. La cantante canadese, dicono i fan, si sarebbe suicidata nel 2003 e sarebbe poi stata sostituita da una ragazza a lei identica

 

Lo spettacolo, però, è dovuto continuare. La casa discografica cui Avril Lavigne faceva capo e la famiglia di lei, il cui dolore è stato forse lenito dai cospicui guadagni, ha perciò deciso di rimpiazzare la ragazza con una sosia. Una tale Melissa Vandella che, identica alla canadese, è stata assunta – inizialmente – per sostituire la cantante nel corso di alcuni appuntamenti ufficiali.

 

Quando questa, però, si è tolta la vita, la Vandella ha finito per prendere il posto, imparando – come lei – a cantare, sorridere e muoversi. La bizzarra teoria, che nella reale esistenza di Melissa Vandella affonda le proprie radici, ha fatto capolino in rete, dove migliaia di fan hanno cominciato a riesumare vecchie foto. Dicono, questi, che Avril Lavigne negli anni sia cambiata. Il volto è diverso, e diverso è lo stile che la connota. Deve, dunque, essere morta davvero quella ragazzina scapestrata che nel 2002 si dimenava, dark, sulle note di Sk8ter Boy. I fan sono pronti a giurarlo e a nulla vale la smentita che, più volte, è stata data. La teoria del complotto secondo la quale la canadese sarebbe stata rimpiazzata da un clone ha preso piede per la prima volta nel 2004, quando un sito brasiliano ha diffuso la «notizia» e, poco dopo, il suo contrario.

 

Ovviamente queste “famose teorie del complotto”vengono sempre denigrate non rispondendo mai alla seguente domanda:

” Chi ci guadagna con queste informazioni?”

 

Continua…

 

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Corsivo fonte

 

 

 

La mano musicale per le note

PRIMA DELLA SCRITTURA DELLA MUSICA E DELLE COMUNI REGOLE CHE METODO APPLICAVANO I MUSICISTI PER RICORDARE LE NOTE?

 

LE STRUTTURE MUSICALI  INIZIALMENTE AVEVANO FORME VOCALI E SI TRAMANDAVANO ORALMENTE. Una delle regole fondamentali era la mano guidoniana e la musica ficta.

 

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LA MANO GUIDONIANA: La mutazione presentava molte difficoltà, così i posteri inventarono il sistema della mano armonica o guidoniana. Secondo questo metodo la successione dei suoni corrispondeva alle falangi e alle punte delle dita (come si può vedere nell’immagine )

Nel disegno c’e’ una mano a 6 dita. In questa sede non vogliamo approfondire la motivazione della scelta di una mano esadattile tuttavia possiamo leggerla come un conteggio mentale partendo da sinistra a destra e ove un dito a scelta del musicista poteva avere ambivalenza o un doppio ruolo. E’ notevole comunque che la prima mano guidoniana avesse sempre sei dita invece di cinque. Solo successivamente venne riprodotta come la nostra mano ‘umana’. Quello che conta era il collegamento che aveva il corpo con la struttura musicale .

Per conoscenza : polidattilia (dal greco antico πολύς polys “molto” + δάκτυλος daktylos “dito”).

 
LA MUSICA FICTA: Dall’XII sec. il numero di suoni alterati crebbe con la conseguente origine di nuovi esacordi. Per indicare l’alterazione si utilizzarono il b rotondo (o molle) per l’abbassamento di un semitono e il b quadrato (o duro) per l’innalzamento del semitono.

Visto che e’ chiaro il collegamento corpo umano/melodia come si conosce lo sviluppo delle note su tutto il nostro corpo? Altri metodi si sono susseguiti fino alla creazione delle regole dello spartito.

 

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U2, Rolling Stones, Ac/Dc e l’Eldorado in Olanda

Bono Vox che predica la sua lotta alla “povertà” in Olanda?

Predicare bene e razzolare male in ambito finanziario si può? Certo che sì!

 

Ecco l’articolo di due inviati del Sole24ore in Olanda e cosa hanno scoperto non solo sul conto degli U2.

U2, Rolling Stones e Ac/Dc: cuore in patria e portafoglio (ricco) in Olanda

  • – dagli inviati Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

AMSTERDAM – Canta che ti passa. Chissà se anche a voi è capitato di superare con una bella cantata preoccupazioni e timori di una giornata storta. Di sicuro a musicisti e rock band internazionali come Rolling Stones, U2, Ac/Dc, e chissà a quanti altri mai usciti allo scoperto, cantare fa passare la paura del Fisco. Ma a una condizione: che la società o le scatole societarie che gestiscono diritti e royalties delle rock band straniere siano registrate in Olanda.

C’è un luogo nel centro di Amsterdam che i turisti non conoscono ma che spiega meglio di ogni altro la grande attrazione delle rock star per i placidi canali olandesi. Al numero 566 di Herengracht, una delle vie più costose della città, sono domiciliate ben 93 società e qui c’è il cuore finanziario di due delle rock band più celebri della storia: gli U2 e i Rolling Stones. Irlandesi i primi, britannici i secondi ma entrambi con identiche passioni: l’Olanda, Amsterdam, il numero 566 di Herengracht e un manager di 53 anni, Johannes Nicolaas Favié, per gli amici Jan. Favié è l’uomo che custodisce il portafoglio di Bono Vox, Mick Jagger e compagni. Sebbene dal vivo abbiano poche volte suonato poche volte insieme, in questo edificio di mattoni rossi, invece, condividono quasi tutto. Compresa la passione per il fisco leggero dei Paesi Bassi, che esenta da qualsiasi tassa le royalties in uscita dal paese.

L’Olanda, insomma, non è una calamita soltanto per le multinazionali. Anche alcuni tra i più importanti aristi internazionali l’hanno scelta come patria di adozione.

Una fiduciaria per «schermare» Bono e compagni

Con un incasso di 54,4 milioni di dollari nel 2017, gli U2 sono la band del momento. Domenica 7 ottobre il loro concerto allo Ziggo Dome di Amsterdam – solo 7 chilometri da Herengracht – è stato un successo. Poi la band è volata a Milano: quattro date al Forum di Assago (11, 12, 15 e 16 ottobre), tutte sold out.
Nel corso della prima serata, quando sulle note della loro celebre canzone Get out of your own way sul maxi schermo si è andato componendo dalle singole bandiere degli Stati membri, quella dell’Ue con il cerchio a 12 stelle, i fan in delirio, come del resto in tutti gli altri concerti del tour degli U2 per il disco Songs of experience, hanno applaudito. L’Europa unita è una gran bella cosa per gli U2, che il 10 ottobre a Bruxelles lo hanno ribadito, attraverso la voce del leader Bono, al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Ancor più bella se ti consente, legittimamente, di far battere il tuo cuore in patria, oltre che a Bruxelles, e proteggere il tuo portafoglio in Olanda.

 

 

 

Continua qui

 

Fonte 2