John Lennon e il nuovo caso di Mark Staycer Parte IV

Tutti hanno appurato che John Lennon sia morto ma è davvero così?

Chi è allora Mark Staycer?

E’ tutta una farsa ancora una volta? Siamo di fronte ad un ennesimo caso di sosia?

Continua l’esame da parte di un crimilogo che ha visitato dei luoghi interessanti per questa questione alquanto strana

 

Il pricipale esperto, guida in quest’indagine “ai confini dell’impossibile”, è stato Miles Williams Mathis, un illuminante autore americano di quelli che di solito vengono definiti “controversi” perché hanno il coraggio di sfidare le convinzioni e i luoghi comuni più radicati. Lui, tra l’altro, lo fa con argomenti molto convincenti in vari campi, dall’arte alla fisica. Qui però mi limiterò a segnalare il suo studio sul film Let Him Be, l’unico davvero approfondito esistente in rete, reperibile in lingua originale all’indirizzo http://mileswmathis.com/lennon.pdf
Essendo anche un pittore, Mathis compie una disamina particolarmente dettagliata, con tanto di fotografie a confronto, delle somiglianze davvero incredibili tra John Lennon e il suo “impersonatore” Mark Staycer. Cominciamo però con alcune notizie che ho trovato in rete su quest’ultimo. Quelle disponibili sul suo sito http://www.imaginelennon.com, tanto per cominciare, sono tutt’altro che dettagliate. La “bio” si concentra soprattutto sull’abilità di Staycer nell’imitare John Lennon, con l’autorevole commento, tra gli altri, della sorella di George Harrison, Louise: “Quando l’ho sentito, mi è sembrato che avessero messo su dei dischi di John Lennon”. Mmmm…
“Migliaia di fans entusiasti”, continua la bio di Staycer, “hanno acclamato Mark in teatri di tutto il mondo”  (in realtà il sito riporta, come sedi delle sue esibizioni soltanto teatri negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone, oltre alla International Beatles Week di Liverpool), senza precisare quando esattamente questo misterioso “sosia” abbia cominciato a proporre dal vivo il suo spettacolo ImagineLennon, in cui, tra una canzone di Lennon o dei Beatles e l’altra, si produce in lunghi e divertenti monologhi (conditi spesso, tra l’altro, da ricordi degni del vero Lennon) in perfetto accento di Liverpool, pur essendo ufficialmente nato e cresciuto in Michigan, in una non meglio precisata “zona di Detroit”, e tuttora residente, con la famiglia, a Traverse City, a poco più di 300 km dalla storica capitale dell’industria automobilistica statunitense. Con ogni probabilità i suoi spettacoli sono cominciati nel 2002, anno a cui risale la prima intervista a Mark Staycer reperibile online, pubblicata sul Northern Express, il più diffuso settimanale del Michigan settentrionale. E questa è già, di per sé, una cosa un po’ strana. Perché mai uno come Staycer, appassionato collezionista dei Beatles sin dall’adolescenza, avrebbe atteso così tanto per venir fuori come sosia di John Lennon? Avrebbe potuto lasciar passare qualche anno dalla sua morte, questo sì. Magari cinque o dieci, ma perché mai addirittura ventidue? Tra l’altro, da più giovane sarebbe stato presumibilmente molto più somigliante a John… Forse troppo?

Sempre secondo la biografia sul sito ImagineLennon.com, oltre ad aver interpretato il personaggio di Noel Snow (così si chiama il sosia di John Lennon in Let Him Be) e ad essere stato finalista, nel 2007, di un programma di sosia di personaggi celebri intitolato “The Next Best Thing” sul canale televisivo americano ABC (in cui, nei panni di Lennon, è arrivato secondo dopo Trent Carlini/Elvis Presley), Staycer ha lavorato come “voce fuori campo” in non meglio specificati spot pubblicitari radiotelevisivi e cartoni animati ed è noto come uno dei principali collezionisti di memorabilia degli anni Sessanta e soprattutto dei Beatles.
Di lui, soprattutto in quest’ultima veste di collezionista, si parla nell’unica altra intervista reperibile online. Pubblicata nel 2004 dal Record-Eagle, il quotidiano di Traverse City, s’incentra proprio sulla collezione di quest’indigeno “sosia di John Lennon” (definito anche “studioso dei Beatles”), esposta solo in parte – perché addirittura troppo estesa per un’esposizione pubblica completa – presso la biblioteca locale.
L’articolo in questione, però, contiene informazioni non tutte convincenti. Tanto per cominciare, dice che Staycer è “in his 40s”, ossia ha tra i 41 e i 49 anni, e ricorda di aver assistito a dei concerti dal vivo dei Beatles nel 1964/65. Poiché il pezzo risale al 2004, ossia quarant’anni dopo il 1964, Staycer poteva avere all’epoca 9/10 anni al massimo. Un’età un po’ al di sotto di quella media dei fans dei Beatles, ma comunque plausibile o quasi.

Tuttavia il problema anagrafico si aggrava quando Staycer sostiene di aver cominciato a collezionare “Beatles memorabilia” nei primi anni Settanta, ossia in pratica da adolescente. Secondo Staycer, all’epoca la popolarità del gruppo era ai minimi storici e la gente dava via a poco gli album dei Beatles e altri oggetti da collezione che li riguardavano. Un’affermazione quantomeno discutibile, visto che la popolarità dei quattro di Liverpool subì forse solo nel 1966 un piccolo calo, seguito subito da una clamorosa impennata grazie all’uscita di Sgt. Pepper. Perciò sembra improbabile che nei primi anni Settanta un adolescente potesse acquistare rarità beatlesiane per pochi spiccioli.
Per di più, le rarità in possesso di Staycer sono davvero straordinarie e ragionevolmente costosissime, poiché comprendono, tra l’altro, lettere inedite di Lennon scritte dai suoi Dakota Apartments, il menu di un ristorante di New York firmato da tutti e quattro i Beatles durante il loro primo tour statunitense e addirittura… tenetevi forte… dei dischi d’oro del gruppo. Proprio così: Staycer possiede dei dischi d’oro originali dei Beatles! Acquistati anch’essi per quattro soldi a Detroit in un momento di scarsa popolarità del gruppo?
Come se non bastasse, pare che Staycer sia anche un collezionista di strumenti musicali appartenuti a John Lennon. In alcune sue esibizioni disponibili su YouTube si vede che dietro di lui ci sono almeno una decina di costosi modelli di chitarre acustiche degli anni Settanta/Ottanta. Anche nel film Let Him Be, quando le riprese si concentrano su dei brani cantati e suonati da Staycer e dalla sua band, vediamo sullo sfondo diversi strumenti pregiati. Il personaggio Noel Snow, per esempio, suona una Epiphone Casino proprio come John Lennon, mentre l’altro chitarrista della band suona una Gibson ES330. Certo, sono modelli acquistabili ancora oggi per meno di mille euro. Ma non altrettanto si può dire di altri strumenti suonati nel corso del film, come un pianoforte a coda di legno pregiato e una tastiera vintage Crumar Roadrunner II, risalente agli anni Ottanta ed estremamente rara.
E i mixer analogici d’epoca impilati l’uno sull’altro? Si dirà che servono a dare al film una maggiore impressione di autenticità. Ma nell’intervista reperibile presso  http://www.examiner.com/article/let-him-be-interview-with-movie-s-creator-peter-mcnamee-reveals-inspiration (la più dettagliata di due soltanto pubblicate online, e corredata dall’unica foto circolante del personaggio), McNamee dichiara di aver avuto a disposizione per il film un budget talmente basso da non essersi potuto permettere neppure di pagare le spese di viaggio di Staycer, figuriamoci delle sofisticate e costose apparecchiature d’epoca.
Beh, i mixer e gli strumenti potrebbero essere di McNamee, visto che questi sostiene di essere stato un produttore musicale negli anni Settanta e Ottanta. Peccato però che online non si trovino conferme di quest’attività. Lui stesso, sul suo profilo LinkedIn, dice soltanto di essere “scrittore, produttore e regista di spot pubblicitari, campagne promozionali e comunicazioni aziendali”. Tutte cose piuttosto generiche. Sembra che l’unica cosa specifica che il misterioso tizio abbia mai fatto in vita sua sia il film di cui stiamo parlando.

Di Let Him Be, tra l’altro, McNamee avrebbe composto anche le nuove canzoni, in tutto e per tutto simili a quelle che Lennon avrebbe potuto scrivere nel ventunesimo secolo. Un altro talento non sfruttato a dovere da questo strano regista, produttore musicale, compositore e… forse anche cantante. Sì, perché nella suddetta intervista McNamee dichiara che l’idea di realizzare il film è nata proprio da delle canzoni da lui scritte.

“Quando le ho fatte ascoltare a un mio amico e musicista”, racconta, “lui mi ha detto: ‘Dove hai trovato questi demo di Lennon? Non li ho mai sentiti prima!”

Un momento… Come è possibile che l’amico musicista abbia scambiato le canzoni composte da McNamee per dei vecchi demo di John Lennon? Erano già cantate da Mark Staycer? No, perché McNamee dichiara di aver scovato Staycer online dopo aver deciso di realizzare il film (a tal proposito, Staycer dichiara di essere stato “l’unica scelta”, chissà perché….). E allora cosa dobbiamo pensare? Che anche McNamee sappia cantare esattamente come John Lennon, tanto da poter essere scambiato per lui proprio come Staycer? E da un musicista, per giunta? Evito di stimare quanto possa risultare improbabile un’eventualità del genere…

 

Continua…

Fonte

 

 

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