La distopia e i droni presenti nelle serie americane e nella musica che cosa sono?

Le serie televisive e cinematografiche spingono unitamente alle copertine musicali il concetto della distopia

La distopia è un concetto per il nostro benessere interiore oppure è deleterio?

 

“Che parte giochi in tutto questo? Tu che parte vuoi giocare? La scelta, come sempre, sta soltanto a te. Che tu ne sia o meno consapevole, sei un co-creatore della trama di questo pianeta. Il mio consiglio è di farlo consapevolmente.
Quando ti sveglierai? Vuoi realmente svegliarti? Se la tua risposta a questa domanda è
‘sì’, allora utilizza il catalizzatore e gli strumenti che abbiamo approntato per voi.”.

Questa è una parte di un dialogo del documento chiamato “Hidden Hand una finestra di opportunità”. Questa frase indica il fatto che possiamo capire cosa e come viene tessuta questa “trama”.

Il cinema, le serie e il cinema catalizzano nelle mente collettiva dell’umanità il concetto di controllo da parte di entità meccaniche. La serie Netflix Altered Carbon, i film Oblivion, Io Robot, Blade Runner e il recentissimo Upgrade dimostrano la volontà di immaginare un futuro distopico.

La musica ovviamente viene coinvolta dai disegnatori delle copertine per innescare questo concetto basilare: abbiamo bisogno di un controllo da parte di macchine. Noi stiamo perdendo la nostra identità umana e abbiamo davvero bisogno di queste cose? Siamo sicuri? Magari è solo un loro bisogno di controllarci e quindi è un loro problema che sta diventando il nostro?

Nella recensione dei Dream Theater ‘The Ashtoning‘ abbiamo fatto notare la similitudine con la copertina dei Megadeth ‘Dystopia‘. Queste immagini sono “catalizzatori”oggi del concetto e d’informazioni sulla DISTOPIA. Molte altre band e locandine riportano questo oggetto meccanico di controllo.

 

Le copertine

Dream Theater The Astonishing

 

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Megadeth Dystopia

 

muse-poster-ita-100x140L’ultimo Tour dei Muse chiamato ‘Drones World Tour’

 

Le locandine dei film confacenti all’uso dei droni

 

 

 

In Altered Carbon di Netflix è normalità vivere in uno stato di polizia e controllo

 

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In Upgrade è normalità vivere con automobili e droni controllati da computer

 

 

Nel futuro distopico di Blade Runner regnano il caos e i droni di controllo

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Will Smith combatteva contro automi che controllavano ogni cosa

 

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Oblivion descriveva dei droni che uccidevano l’essere umano che era anche clonato

 

 

La distopia e il drone

 

Cos’è un romanzo distocico e come nasce?
Il romanzo distopico (o antiutopico, o pseudoutopico) è caratterizzato dalla presenza nella storia di una società che è la peggiore possibile. Il termine distopia nasce nel 1868 ad opera del filosofo John Stuart Mill, anche se un termine diverso ma dallo stesso significato (cacotopia) era già stato usato nel 1818 da Jeremy Benthan. Si contrappone, naturalmente, al termine utopia, il quale identifica un non-luogo socialmente perfetto, reale o metaforico.
L’ambientazione del romanzo distopico è sostanzialmente un lontano futuro, o un presente che si è evoluto in modo diverso – e peggiore – da quello reale. Il genere non è affatto nuovo: già nel primo Novecento incontriamo narrazioni fantapolitiche e antitotalitarie.
Precursore del genere è forse H.G. Wells, che nel 1895, nel suo romanzo La macchina del tempo, aveva immaginato un futuro in cui i discendenti della classe dirigente vittoriana, gli Eloi, venissero allevati come carne da macello dai Morlocchi, discendenti della classe operaia.

 

Questo controllo si opera tramite oggetti meccanici senza sentimento. Il mondo della musica e del cinema hanno innestato il concetto di normalità per questi oggetti svolazzanti ma usati solo esclusivamente per toglierci la libertà personale individuale e sociale. La distopia si attua tramite la sottomissione a questi oggetti. “Che parte giochi in tutto questo? Tu che parte vuoi giocare? La scelta, come sempre, sta soltanto a te.”

Ad ognuno le sue personali valutazioni.

 

 

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Fonte recensione

Estratto HH : Hidden Hand una finestra di opportunita’

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Beastie Boys – Paul’s Boutique- storia di un disco epocale

Paul’s Boutique dei Beastie Boys era un disco leggenda per il vero rap

Un concentrato di innovazione, rime veloci ma anche tanto umorismo ha reso questo platter valido per decenni

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La copertina originale di Paul’s Boutique

 

Il disco

 

 

 

 

Paul’s Boutique uscito nel luglio 1989, tre anni dopo la release del loro grande debutto, Licensed to Ill, era quasi in sordina. Niente da fare, poco tempo dopo era considerato un must del rap americano. Concorrenti dei Public Enemy e Run Dmc, i Beastie Boys riuscirono ad essere sfrontati, innovativi mantenendo un’atteggiamento molto ironico e umoristico. Tracce di basso, batteria e chitarra veri, schratch vari e suoni di campionamento sono da base per le frasi in rima dei nostri eroi.

Se gli odierni ragazzi credono che la Trap sia innovativa, dall’altra non conoscono minimamente le origini del rap. Alcuni dischi sono praticamente sconosciuti nonostante siano stata fonte costante anche di rapper moderni. La cosa anche particolare che la musica era suonata e non solo campionata. Oggi invece è solo artefatta e i risultati sono tutti nelle nostre orecchie.

Egg Man ad esempio parte con un basso interessante e una batteria in 4/4 sparata con l’arrivo di suoni vari. Il ritornello è un must impossibile dimenticarlo come il giro di basso sottostante. ‘High Plains Drifte‘ ha un sottofondo di natura sensuale con relativa voce femminile che è non facile dimenticare. Poi abbiamo la seminale ‘Hey Ladies‘ bandiera del rap dei Beastie Boys. Una chitarra fuzz leggera e dei colpi di batteria fanno da sfondo dagli incroci vocali per la canzone più famosa dei rapper americani. ‘Piece Chicken Dinner’spiazza immediatamente come intermezzo country texano. ‘Looking Down The Barrel Of A Gun’ forse b-side ei Licensed to Ill, contiene un riff di chitarra distorta di derivazione metal e le voci più arrabbiate dei Beastie Boys. Un basso wha wha si inserisce anche qui con un certo grado di sorpresa nel finale. ‘Car Thief’ possiede scratch a profusione, simulazioni di frenate di auto e un coro femminile anni’70 che ancora una volta si fondono.  Le restanti tracce sono dei tasselli di un disco che incorpora freschezza, sfrontatezza, divertimento e qualche punzecchiata al perbenismo finto americano dell’epoca.

 

Tracklist

  • To All the Girls – (1:29)
  • Shake Your Rump – (3:19)
  • Johnny Ryall – (3:00)
  • Egg Man – (2:57)
  • High Plains Drifter – (4:13)
  • The Sounds of Science – (3:11)
  • 3-Minute Rule – (3:39)
  • Hey Ladies – (3:47)
  • 5-Piece Chicken Dinner – (0:23)
  • Looking Down the Barrel of a Gun – (3:28)
  • Car Thief – (3:39)
  • What Comes Around – (3:07)
  • Shadrach – (4:07)
  • Ask for Janice – (0:11)
  • B-Boy Bouillabaisse – (12:33)

Paul’s Boutique è quindi una summa di derivazioni incorporate nello slang rappato americano bianco e rappresenta ancora oggi un platter valido.

Acquisto senza tempo!

 

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John Lennon e il nuovo caso di Mark Staycer Parte IV

Tutti hanno appurato che John Lennon sia morto ma è davvero così?

Chi è allora Mark Staycer?

E’ tutta una farsa ancora una volta? Siamo di fronte ad un ennesimo caso di sosia?

Continua l’esame da parte di un crimilogo che ha visitato dei luoghi interessanti per questa questione alquanto strana

 

Il pricipale esperto, guida in quest’indagine “ai confini dell’impossibile”, è stato Miles Williams Mathis, un illuminante autore americano di quelli che di solito vengono definiti “controversi” perché hanno il coraggio di sfidare le convinzioni e i luoghi comuni più radicati. Lui, tra l’altro, lo fa con argomenti molto convincenti in vari campi, dall’arte alla fisica. Qui però mi limiterò a segnalare il suo studio sul film Let Him Be, l’unico davvero approfondito esistente in rete, reperibile in lingua originale all’indirizzo http://mileswmathis.com/lennon.pdf
Essendo anche un pittore, Mathis compie una disamina particolarmente dettagliata, con tanto di fotografie a confronto, delle somiglianze davvero incredibili tra John Lennon e il suo “impersonatore” Mark Staycer. Cominciamo però con alcune notizie che ho trovato in rete su quest’ultimo. Quelle disponibili sul suo sito http://www.imaginelennon.com, tanto per cominciare, sono tutt’altro che dettagliate. La “bio” si concentra soprattutto sull’abilità di Staycer nell’imitare John Lennon, con l’autorevole commento, tra gli altri, della sorella di George Harrison, Louise: “Quando l’ho sentito, mi è sembrato che avessero messo su dei dischi di John Lennon”. Mmmm…
“Migliaia di fans entusiasti”, continua la bio di Staycer, “hanno acclamato Mark in teatri di tutto il mondo”  (in realtà il sito riporta, come sedi delle sue esibizioni soltanto teatri negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone, oltre alla International Beatles Week di Liverpool), senza precisare quando esattamente questo misterioso “sosia” abbia cominciato a proporre dal vivo il suo spettacolo ImagineLennon, in cui, tra una canzone di Lennon o dei Beatles e l’altra, si produce in lunghi e divertenti monologhi (conditi spesso, tra l’altro, da ricordi degni del vero Lennon) in perfetto accento di Liverpool, pur essendo ufficialmente nato e cresciuto in Michigan, in una non meglio precisata “zona di Detroit”, e tuttora residente, con la famiglia, a Traverse City, a poco più di 300 km dalla storica capitale dell’industria automobilistica statunitense. Con ogni probabilità i suoi spettacoli sono cominciati nel 2002, anno a cui risale la prima intervista a Mark Staycer reperibile online, pubblicata sul Northern Express, il più diffuso settimanale del Michigan settentrionale. E questa è già, di per sé, una cosa un po’ strana. Perché mai uno come Staycer, appassionato collezionista dei Beatles sin dall’adolescenza, avrebbe atteso così tanto per venir fuori come sosia di John Lennon? Avrebbe potuto lasciar passare qualche anno dalla sua morte, questo sì. Magari cinque o dieci, ma perché mai addirittura ventidue? Tra l’altro, da più giovane sarebbe stato presumibilmente molto più somigliante a John… Forse troppo?

Sempre secondo la biografia sul sito ImagineLennon.com, oltre ad aver interpretato il personaggio di Noel Snow (così si chiama il sosia di John Lennon in Let Him Be) e ad essere stato finalista, nel 2007, di un programma di sosia di personaggi celebri intitolato “The Next Best Thing” sul canale televisivo americano ABC (in cui, nei panni di Lennon, è arrivato secondo dopo Trent Carlini/Elvis Presley), Staycer ha lavorato come “voce fuori campo” in non meglio specificati spot pubblicitari radiotelevisivi e cartoni animati ed è noto come uno dei principali collezionisti di memorabilia degli anni Sessanta e soprattutto dei Beatles.
Di lui, soprattutto in quest’ultima veste di collezionista, si parla nell’unica altra intervista reperibile online. Pubblicata nel 2004 dal Record-Eagle, il quotidiano di Traverse City, s’incentra proprio sulla collezione di quest’indigeno “sosia di John Lennon” (definito anche “studioso dei Beatles”), esposta solo in parte – perché addirittura troppo estesa per un’esposizione pubblica completa – presso la biblioteca locale.
L’articolo in questione, però, contiene informazioni non tutte convincenti. Tanto per cominciare, dice che Staycer è “in his 40s”, ossia ha tra i 41 e i 49 anni, e ricorda di aver assistito a dei concerti dal vivo dei Beatles nel 1964/65. Poiché il pezzo risale al 2004, ossia quarant’anni dopo il 1964, Staycer poteva avere all’epoca 9/10 anni al massimo. Un’età un po’ al di sotto di quella media dei fans dei Beatles, ma comunque plausibile o quasi.

Tuttavia il problema anagrafico si aggrava quando Staycer sostiene di aver cominciato a collezionare “Beatles memorabilia” nei primi anni Settanta, ossia in pratica da adolescente. Secondo Staycer, all’epoca la popolarità del gruppo era ai minimi storici e la gente dava via a poco gli album dei Beatles e altri oggetti da collezione che li riguardavano. Un’affermazione quantomeno discutibile, visto che la popolarità dei quattro di Liverpool subì forse solo nel 1966 un piccolo calo, seguito subito da una clamorosa impennata grazie all’uscita di Sgt. Pepper. Perciò sembra improbabile che nei primi anni Settanta un adolescente potesse acquistare rarità beatlesiane per pochi spiccioli.
Per di più, le rarità in possesso di Staycer sono davvero straordinarie e ragionevolmente costosissime, poiché comprendono, tra l’altro, lettere inedite di Lennon scritte dai suoi Dakota Apartments, il menu di un ristorante di New York firmato da tutti e quattro i Beatles durante il loro primo tour statunitense e addirittura… tenetevi forte… dei dischi d’oro del gruppo. Proprio così: Staycer possiede dei dischi d’oro originali dei Beatles! Acquistati anch’essi per quattro soldi a Detroit in un momento di scarsa popolarità del gruppo?
Come se non bastasse, pare che Staycer sia anche un collezionista di strumenti musicali appartenuti a John Lennon. In alcune sue esibizioni disponibili su YouTube si vede che dietro di lui ci sono almeno una decina di costosi modelli di chitarre acustiche degli anni Settanta/Ottanta. Anche nel film Let Him Be, quando le riprese si concentrano su dei brani cantati e suonati da Staycer e dalla sua band, vediamo sullo sfondo diversi strumenti pregiati. Il personaggio Noel Snow, per esempio, suona una Epiphone Casino proprio come John Lennon, mentre l’altro chitarrista della band suona una Gibson ES330. Certo, sono modelli acquistabili ancora oggi per meno di mille euro. Ma non altrettanto si può dire di altri strumenti suonati nel corso del film, come un pianoforte a coda di legno pregiato e una tastiera vintage Crumar Roadrunner II, risalente agli anni Ottanta ed estremamente rara.
E i mixer analogici d’epoca impilati l’uno sull’altro? Si dirà che servono a dare al film una maggiore impressione di autenticità. Ma nell’intervista reperibile presso  http://www.examiner.com/article/let-him-be-interview-with-movie-s-creator-peter-mcnamee-reveals-inspiration (la più dettagliata di due soltanto pubblicate online, e corredata dall’unica foto circolante del personaggio), McNamee dichiara di aver avuto a disposizione per il film un budget talmente basso da non essersi potuto permettere neppure di pagare le spese di viaggio di Staycer, figuriamoci delle sofisticate e costose apparecchiature d’epoca.
Beh, i mixer e gli strumenti potrebbero essere di McNamee, visto che questi sostiene di essere stato un produttore musicale negli anni Settanta e Ottanta. Peccato però che online non si trovino conferme di quest’attività. Lui stesso, sul suo profilo LinkedIn, dice soltanto di essere “scrittore, produttore e regista di spot pubblicitari, campagne promozionali e comunicazioni aziendali”. Tutte cose piuttosto generiche. Sembra che l’unica cosa specifica che il misterioso tizio abbia mai fatto in vita sua sia il film di cui stiamo parlando.

Di Let Him Be, tra l’altro, McNamee avrebbe composto anche le nuove canzoni, in tutto e per tutto simili a quelle che Lennon avrebbe potuto scrivere nel ventunesimo secolo. Un altro talento non sfruttato a dovere da questo strano regista, produttore musicale, compositore e… forse anche cantante. Sì, perché nella suddetta intervista McNamee dichiara che l’idea di realizzare il film è nata proprio da delle canzoni da lui scritte.

“Quando le ho fatte ascoltare a un mio amico e musicista”, racconta, “lui mi ha detto: ‘Dove hai trovato questi demo di Lennon? Non li ho mai sentiti prima!”

Un momento… Come è possibile che l’amico musicista abbia scambiato le canzoni composte da McNamee per dei vecchi demo di John Lennon? Erano già cantate da Mark Staycer? No, perché McNamee dichiara di aver scovato Staycer online dopo aver deciso di realizzare il film (a tal proposito, Staycer dichiara di essere stato “l’unica scelta”, chissà perché….). E allora cosa dobbiamo pensare? Che anche McNamee sappia cantare esattamente come John Lennon, tanto da poter essere scambiato per lui proprio come Staycer? E da un musicista, per giunta? Evito di stimare quanto possa risultare improbabile un’eventualità del genere…

 

Continua…

Fonte

 

 

La fondazione Cornell viene cancellata da internet!

Chris Cornell non era solo un cantante, era il marito di Vicky ed amico intimo di  Chester Bennington

Insieme avevano una fondazione per la protezione dei bambini molestati

Non erano le solo rock star dedite a droghe e depressioni varie come i vari telegiornali disinformanti hanno raccontato. Chris e Chester avevano famiglia e figli. Avevano diversi bambini e specialmente Chris Cornell li amava a tal punto che aveva fondato una ONG a protezione dei bambini molestati. Peccato che la fondazione sia scomparsa nella rete.

 

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Qui potete vedere il link del sito cancellato. Secondo il sito TMD, Chris Cornell e sua moglie hanno istituito la Fondazione Chris e Vicky Cornell per sostenere i bambini abusati sessualmente e collaborato con molte associazioni umanitarie per aiutare i bambini a salvarsi dalle reti di pedofilia.
Nel corso degli anni Cornell, attraverso la fondazione, avrebbe scoperto una rete mondiale di pedofili che coinvolgerebbe anche persone molto note. Delle fonti vicine all’artista hanno rivelato che stava progettando di denunciare e pubblicare i nomi prima di essere stato ucciso.

 

Peccato che questo sito sia stato cancellato pochi giorni dopo la morte di Chester Bennington e sia diventata una mera pagina pubblicitaria. Avevamo scritto che la moglie era stata minacciata su Twitter e l’unica scelta per avere un pò di pace è stata quella di cancellare la fondazione? Restiamo sintonizzati per nuovi sviluppi, la mano del pizzagate continua ad operare per chiudere le bocche che parlano troppo e per cancellare le prove del loro putrido mondo.

 

Leggi anche

L’hackeraggio del Twitter di Talinda Bennington

 

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Halloween 2018 John Carpenter soundtrack

Nel 2018 John Carpenter regala ai fan di Michael Myers il nuovo sequel dell’horror più famoso d’America

La colonna sonora supera forse la stessa pellicola giudicata troppo scontata?

 

 

 

La nuova colonna sonora rende omaggio alla classica soundtrack di Halloween che Carpenter ha composto e registrato nel 1978, quando ha cambiato per sempre il corso del cinema horror e della musica per sintetizzatori con il suo capolavoro low budget. Diverse nuove versioni del tema principale iconico sono il polso del film di Green, il suo familiare ritornello che colpisce la colonna sonora come il coltello di Shape. Il resto della colonna sonora è altrettanto avvincente, incorporando qualsiasi cosa, dal synth atmosferico, alle voci inquietanti del pianoforte e alle percussioni elettroniche che si susseguono. Mentre la nuova partitura è stata realizzata con poche risorse in più rispetto al famoso originale di Carpenter, il suo spirito musicale è stato preservato. Forse il film è un ‘only for fan’ ma la musica è adatta anche a chi non conosce affatto la storia di Myers.

 

Colonna sonora da brivido davvero!

 

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L’amicizia tra Johnny Depp e Marilyn Manson – il finale nella profezia di Halloween

Halloween è una festa solo pagana oppure c’e’ un fondo di verità?

 

Il nostro capitolo  finale del dossier sulla strana amicizia tra  Johnny Depp e Marilyn Manson che ha suscitato molte emozioni

 

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La storia di Depp e il suo amico Nicolas Cage – Marilyn Manson è resa vivida dal tragico epilogo della notte di Halloween di molti anni fa, scenario di carattere esoterico ma anche molto misterioso

Prima di leggere la fine leggi tutti gli articoli precedenti qui:

Johnny Depp e Marilyn Manson, la loro storia: tutti gli articoli pubblicati prima del “gran final”

 

L’amicizia tra Johnny Depp e Marilyn Manson: l’omicidio al locale di Johnny

 

Johnny Depp e Marilyn Manson – Say10 – il suggello di sangue

 

 

Il ragazzo sacrificato la sera al locale

La profezia di LaVey e Marilyn

Marylin Manson frequentava quel periodo Anton LavEy e lo psicomago Alejandro Jodorowski. Questo nome fu ripreso da Lady Gaga  nella canzone Alejandro riferendosi proprio a lui e non ad un fantomatico fidanzato della cantante. Il testo conteneva una serie doppi sensi riferiti allo psicomago.

Questi personaggi a dir poco loschi, oltre ad insegnare concetti distorti sia di magia che di occultismo, frequentavano Marilyn. LaVey insegnò che per ottenere dei beni materiali bisogna offrire dei sacrifici rituali di sangue al Diavolo. La notte preferita dal Satanismo e’ la notte appunto tra il 30 e il 31 ottobre. La festa di Halloween è pertanto una festa celtica con un significato occulto molto importante ma trasformata dal Satanismo di LaVey per fare offerte di sangue. Se da profani pensate che tutto ciò sia senza senso o una casualità vi invito a cercare quanti film siano dedicati a Halloween e quanti omicidi eccellenti siano stati perpretati proprio in quella notte.

Si suppone per logica che Marylin Manson abbia insegnato a Depp le pratiche impartite da LaVey e Jodorowski.

Nel nostro articolo abbiamo evidenziato queste strane coicidenze

L’amicizia tra Johnny Depp e Marilyn Manson: l’omicidio al locale di Johnny

 

Uno scherzo oppure una macambra coincidenza?

 

La vittima della serata

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Le amicizie negate

Quindi riassumendo la serata: Depp assiste dal palco ad un omicidio/suidicio di un suo conoscente con la totale immobilità dei presenti. Le telecamere non registrano nulla stranamente. Marilyn Manson profetizzava a Depp che un sacrificio di sangue del 31 ottobre avrebbe portato fortuna a lui e al suo locale.  Anche se ciò non è stato dimostrato non possiamo che notare che una serie incredibile di coincidenze.

La cosa particolare, sono in pochi a saperla, che oltre Manson e Depp, sono amici Leonardo Di Caprio e Flea, amici a loro volta di molti personaggi del cinema. Sembrano quasi estranei nel mondo pubblico. Nessuno è stato comunque coinvolto nell’indagine dell’omicidio di River, come se fossero già intoccabili da perfetti sconosciuti. Infatti dalle analisi si appurò che la sostanza che aveva in corpo era stata ingerita tramite un cocktail adulterato. Significa che bevve una sostanza servita nel locale di Johnny e non fu un’overdose a porre fine alla sua giovane vita. Nessuno sa della partecipazione di Di Caprio a quella serata maledetta per esempio. TUTTI I PRESENTI QUELLA SERA  comunque, in maniera fortunosa e magica, divennero famosi a livello mondiale nel mondo della musica e del cinema!

Una fonte come Repubblica cita su quella serata:

Si è trattato di omicidio, forse preterintenzionale. Il sospetto assilla gli investigatori – lo sceriffo e l’ ufficiale sanitario di Hollywood – dalla misteriosa morte di River Phoenix, il James Dean degli Anni Novanta, domenica sul marciapiede del “Viper Club”. Gli agenti continuano a interrogare la clientela del locale, e a esaminare un video della fatale serata girato dal proprietario, Johnny Depp, con telecamere nascoste, per scoprire se qualcuno abbia versato della droga nel bicchiere del giovane divo. La squadra omicidi teme che River Phoenix, 23 anni, figlio di missionari protestanti, ecologo e vegetariano, ma non alieno dall’ uso di stupefacenti, avesse già preso della cocaina..

 

L’amicizia di Johnny Depp è legata con  Marilyn Manson non solo per motivi nobili ma anche per questo sottile legame esoterico e magico nero. Entrambe i personaggi, sia Depp che Manson, mostrano pubblicamente messaggi anche indiretti di occultismo nero e massonico, suggellato anche dal video Say10. Ancora non è chiaro come sia legato Depp anche a Nicolas Cage, che sta svolgendo il ruolo di alterego a Manson, è chiara anche la predominanza di tematiche occulte nei suoi film che esamineremo nel nostro dossier dedicato ai sosia del reverendo.

Hallowen quindi non è solo una festa pagana ma è considerata una ritualità vera con risvolti efferrati. Halloween è stata la notte che ha “iniziato” Johnny Depp al successo con i presenti al suo locale in quella maledetta notte, su indicazioni di Manson, guidato da La Vey. L’omicidio non fu ne’ casuale ne’ causò grande dolore nei clienti del locale, come se tutti sapessero. Johnny fu complice di quell’omicidio?

 

Il nostro dossier proseguirà sull’intreccio tra il vero Manson, Depp e Nicolas Cage nel ruolo di alterego del reverendo. Resta il fatto che volendo fare gli scettici al 100%, la storia è strana in molti punti. Le ritualità, il mistero che ha sempre seguito Johnny e Manson nel corso della loro esistenza mostrano comunque un legame occulto da definire.

 

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