Bruce Hornsby -Absolute Zero (feat. Jack DeJohnette)

Absolute Zero è la terra di confine tra pop, jazz, folk ed avanguardia

Bruce Hornsby colpisce per la sua estensione musicale tra generi apparentemente lontani ma legati da un intimismo raro

 

 

 

Bruce Hornsby, un cantante e pianista di Los Angeles, ispirato a Leon Russell, debuttò con The Way It Is (RCA, 1986), un album di ballate sentimentali affidate a leggere combo ed al piano jazz (The Way It Is e Mandolin Rain sono il suo marchio). Scenes From the Southside (RCA, 1988) contiene i successi Jacob’s Ladder, The Valley Road (una canzoncina che nasconde influenze che vanno da Keith Jarrett a McCoy Tyner), The Road Not Taken, e segna l’età d’oro di Hornsby. Nello stesso periodo  Don Henley ha avuto il successo con la The End Of Innocence di Hornsby.

 

A Night on the Town (RCA 1990) mostrò i primi segni del declino commerciale, non appena Hornsby si allontano dal sound “artificiale” dei suoi album precedenti (fondale elettronico, ed una miriade di overdubs) abbracciando un’attitudine rock (fronteggiato da una vera band ed addirittura un Jerry Garcia alla chitarra nell’enfatica Across the River), o, semmai, una da country-rock. La straziante Fire On The Cross (con il veterano del jazz Wayne Shorter al sassofono ed il veterano del bluegrass Bela Fleck al banjo) e la ballata jazz Stander on the Mountain (Charlie Haden al basso) segnano una più colta fase della sua carriera.

 

Nel frattempo divenne il tastierista dei Grateful Dead, un’esperienza che lo ha aiutato a concentrarsi sul suo lato jazz. Harbor Lights (RCA, 1993), registrato da un trio di partenza formato da tastiere, basso e batteria, ed impreziosito da un cast di superstars del pop, è meno divertente ma un più profondo testamento della sua arte (Tide Will Rise, Fields Of Gray, con una melodia presa in prestito da Stand By Me di Ben King e Pastures of Plenty, che suona come i Grateful Dead), mentre Hot House (RCA, 1995) segnò la matura affermazione della sua arte: lunghe fantasie melodiche (Spider Fingers, The Changes, The Tango King, Country Doctor) che mostrano la sua anima piuttosto che intenzioni commerciali. Comunque, Walk In The Sun e Big Rumble cercarono ancora di vendere il suo stile vispo alle masse. L’ambizioso doppio Spirit Trail (RCA, 1998) è forse troppo per la limitata originalità di Hornsby, ma contiene comunque del materiale da repertorio, come Line In The Dust, Preacher in the Ring, Sneaking Up On Boo Radley, Sunflower Cat.

 

Dopo l’album live Here Come the Noise Makers (2000), diventato Hornsby il frontman dei Noisemakers, si è reinventato come amatore dell’elettronica su Big Swing Face (RCA, 2002), una collezione di canzoni da lui “progettate” ed arrangiate, ma di rado suonate. Il sound fu aggiornato alle più moderne tecniche di produzione techno/ambient/hip-hop (Sticks and Stones, This Too Shall Pass). Halcyon Days (2004) fu un immediato ritorno alle sue ballate pianistiche. Un sacco di materiale inedito sbucò fuori da un box-set di quattro dischi,  Intersections (1985-2005) (2006). Dopo una collaborazione con la star del bluegrass Ricky Skaggs, Ricky Skaggs & Bruce Hornsby (2007), ed un album jazz, Camp Meeting, insieme al bassista Christian McBride ed il batterista Jack DeJohnette, i Noisemakers scolpirono il mediocre Levitate (2009) ed il live Bride of the Noisemakers (2011). Rehab Reunion (2016) virò verso il folk, con canzoni guidate dal dulcimer (invece che dal piano), pieno di violini e mandolini, ed armonie vocali vintage.

 

Mai stanco di cambiare qualifica su ogni album, l’eclettico Hornsby disorientò nuovamente il suo pubblico con gli audaci arrangiamenti di Absolute Zero (Zappo, 2019). Hornsby è unico nell’aver acquisito il lessico di quattro mondi diversi: pop, jazz, folk ed avanguardia. Le lezioni di jazz guidano Absolute Zero, tra fiati solenni ed il ritmo di Jack DeJohnette, e Voyager One che riporta alla mente il funk-jazz degli anni ’70, e forse anche il sincopato chamber-pop di Fractals. La musica folk permea l’atmosfera di Elocation (nella quale Hornsby suona il dulcimer, il violino e la batteria invece che il piano). Il suo maestoso pop è il carburante di Never In This House. Justin Vernon dei Bon Iver lo ha aiutato a creare l’elettronica Cast-Off, ma soprattutto Meds, che comprende anche il chitarrista Blake Mills ed il violinista Rob Moose (entrambi anche abili arrangiatori). Meds vira verso territori dissonanti, con “samples pianistici preparati da John Cage” ed un’orchestra d’archi arrangiata da Rob Moose. Quando questi elementi si scontrano e si impollinano a vicenda, danno vita a Take You There (Misty), che evoca l’ampolloso prog-rock del ’70, ed alle complesse orchestrazioni di The Blinding Light of Dreams, White Noise e Take You There, che sfidano le classificazioni.

 

Riferimenti

Provided to YouTube by The Orchard Enterprises

Absolute Zero (feat. Jack DeJohnette) · Bruce Hornsby · Jack DeJohnette

Absolute Zero

℗ 2019 Zappo Productions marketed and distributed by Thirty Tigers

Released on: 2019-04-12

Producer: Bruce Hornsby
Music Publisher: Zappo Music (ADMIN BY SONY ATV)

 

Buon ascolto!

 

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Fonte recensione

 

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