Whale Fall – Sondersongs

Whale Fall ‘Sondersongs’ emoziona ancora una volta

I musicisti di Los Angeles ci fanno catapultare in suoni incredibilmente coesi e diversi per atmosfere uniche

 

 

 

‘Sondersongs’ è il disco dopo il magnifico album del 2014 dei The Whale Fall ‘The Madrean’. Immediatamente ci si chiede come possano seguire la loro intensità emotiva. La band si ripeterà semplicemente? Il prossimo album rivelerà i limiti della loro visione artistica?


Chiaramente, Whale Fall è una forza con cui fare i conti. Sondersongs riesce a suonare la quintessenza della band mentre si viaggia verso nuove e brillanti rive emozionali. Le influenze dell’album spaziano dal rock al prog, dal folk al classico – a volte all’interno della stessa canzone, come il beat rock di “Decades” si intreccia alla delicata chitarra di Ali Vazi.

La lineup di Sondersongs presenta sia strumenti archetipici rock / pop (chitarre, basso, batteria, tastiere) sia quelli (violoncello, sax, cornetta, flicorno, trombone) più associati alla musica classica, jazz o anche alla band, legati insieme al piano acustico e una spruzzata di “atmosfere” (accreditata al bassista / chitarrista Erik Tokle). Il genere è inteso come ‘cinematico’ come i Tuatara ma i confini vanno stretti a questi musicisti.

La risonanza di Sonder è evidente in tutto l’album, che mira a catturare in forma musicale l’intersezione e l’interazione della coscienza umana – dal suo lato più forte e collettivo al più caldo e intrecciato. Forse sorprendentemente dato l’argomento, è un album corto rispetto ai suoi predecessori: un set di 43 minuti, dieci canzoni abilmente progettato da Eric Palmquist (Bad Suns, Night Riots) e masterizzato da Pete Lyman di Infrasonic Sound (Tom Waits, Chris Stapleton).

Tracklist
1. True Places 00:00
2. Decades 04:38
3. Asunder 09:52
4. Holarctica 11:24
5. Cast Against Type 19:05
6. Reservoirs 21:35
7. El Llanto en Llamas 26:28
8. The Sondersong 28:03
9. This Cat Has No Moral Compass 34:05
10. Blue Hour 41:18
Buon ascolto!

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Saigon Kick – The Lizard

I Saigon Kick con ‘The Lizard’ scrissero una pagina importante dell’hard rock/ power

Un classico senza tempo da avere tra i nostri dischi

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Una band semisconosciuta come i Saigon Kick pubblicarono un album che sfiorava la perfezione con ‘The Lizard’ nel 1992. L’album era catalogato come hard rock ma le sue chitarre rimangono power anche per i tempi odierni. ‘The Lizard’ è assolutamente completo e gode di una produzione all’altezza. E’ potente, graffiante, sa essere melodico allo stesso tempo.

Il disco si apre con classico intro “Cruelty” e poi arriva la prima tranvata in faccia: “Hostile Youth” è hard rock fatto con classe dei Saigon Kick alla decima potenza. Chitarre graffianti, cori incalzanti e cantante dal carisma eccelso!

Segue la bellissima “Feel The Same Way” con un intro batteria/tastiera  mozzafiato e piuttosto inusuale! Si ritorna a pestare forte con un intro quasi hardcore con “Freedom“, che possiede una fisicità veramente notevole ma usata con intelligenza. L’acustica ed azzeccata “God Of 42nd Street” ci fa sognare e cavalcare territori tanto cari ai King’s X (nella parte centrale).

La corta e semipunk “My Dog” fa da apripista per “Peppermint Tribe“, canzone molto cadenzata, con un velo di paranoia psichedelica, che si distingue non solo per l’incidere chitarristico quasi da parata militare di Jason Bieler, ma anche per l’ottimo lavoro svolto dall’intera sezione ritmica con DeVile e Varone rispettivamente al basso e alla batteria. Ballata altrettanto eccellente che chiude la prima parte è l’arcinota “Love Is On The Way“, con quel suo incidere grazioso e soave, quasi ad accarezzare il cielo, opera di un gruppo che era decisamente affiatato su tutto, sia sulle parti lente che su quelle più hard.

Tracklist

1. Cruelty (Bieler) 2:40
2. Hostile Youth (Bieler, Kramer) 3:18
3. Feel the Same Way (Bieler) 2:42
4. Freedom (Bieler, Bieler, Kramer) 4:12
5. God of 42nd Street (Bieler) 3:59
6. My Dog (Bieler, Kramer) 0:51
7. Peppermint Tribe (Bieler, Bieler, Kramer) 4:52
8. Love Is on the Way (Bieler) 4:23
9. The Lizard (Bieler, Bieler, Kramer) 4:02
10. All Allright (Bieler) 3:54
11. Sleep (Bieler) 1:00
12. All I Want (Bieler) 3:44
13. Body Bags (Bieler, Kramer, Varone) 3:21
14. Miss Jones (Bieler) 2:39
15. World Goes Round (Bieler, Bieler, DeFile) 4:54
16. Chanel (Bieler) 2:46

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Band:

• Matt Kramer – voce
• Jason Bieler – chitarra
• Tom DeVile – basso
• Phil Varone – batteria
La discografia:

• 1991 Saigon Kick
• 1992 The Lizard
• 1993 Water
• 1995 Devil In The Details
• 1999 Bastards

 

I Saigon Kick sapevano far divertire e il disco suona ancora attuale. Da avere assolutamente.

 

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Fonte recensione

Carl Brave: Notti Brave- un hip hop autentico?

Carl Brave è il nuovo fenomeno emergente dell’ hip hop romano?

Cosa c’e’ che piace in questa nuova tendenza tra gli adolescenti?

 

notti brave

La copertina del disco

 

Dopo il fenomeno Trap tra i ragazzi sale sempre più il desiderio di ascoltare Carl Brave. Il precedente disco si chiamava Polaroid, diverso a livello strumentale accompagnato da Franco126. Il nuovo platter da solista per Carl si intitola Notti Brave. Estato scelto perché “di notte il mondo cambia, le persone si lasciano andare, si trasformano, e anche i rapporti personali cambiano, sei più consapevole di te stesso. La notte è bipolare: galleggia tra caos e calma piatta, puoi perderti oppure ritrovarti” cita il giovane Carl ad un giornale.

Il disco parla prevalentemente di storie d’amore ma non si tratta di quello dorato da telenovela. Tutt’altro. Si parla di amore che va storto, quello che ci fa star male, quando il tipo che ci piace nemmeno ci guarda. Insomma la chiave del successo sembra essere questo: gli adolescenti che si ritrovano in questi testi. Se nel passato tutti amavano le strofe di Vasco Rossi che inpersonavano il malumore adulto, oggi sembra che l’orizzonte si sposti verso queste rime hip hop, con delle semplicissime basi da tastiera e una chitarra acustica.

 

 

 

 

notti brave retro

Il retro del cd

 

Il disco si snoda quindi tra slang romanesco, qualche parolaccia e quelle rime azzeccate per far capire che si soffre da ragazzini per amore. La scuola, la famiglia  e le notti con gli amici fanno da sfondo ai malumori dei ragazzi innamorati. L’amore facile non esiste ma convivono tante sfumature che Carl sembra abbia azzeccato nello scrivere le strofe. La qualità della voce e della tecnica è ben poca e questo sia chiaro. Non c’è alcuna qualità tecnica rilevante in queste tracce ma solo una genuinità romanesca che emerge prepotente tra le parole. Tuttavia sembra che questa atmosfera di non troppa ricerca, di semplicità nel cercare le parole giuste per far sentire una sorta di inadeguatezza emozionale funzionino.

‘Notti Brave’ è anche stato spinto grazie a collaborazioni di un certo rilievo dal punto di vista commerciale, sicuri del fatto che questa tendenza approdi ad un successo tra i millenial. Il disco trasuda una certa autencità ma è rivolto principalmente ad un pubblico di adolescenti. Senza troppo giudizio possiamo definire ‘Notti Brave’ un disco di hip hop in strofa senza alcuna ricerca musicale ma con molto carattere capitolino tra le strofe.

 

Tracklist

1 Professoré
2 Fotografia
(feat. Francesca Michielin & Fabri Fibra)
3 Camel Blu
(feat. Giorgio Poi)
4 Parco Gondar
(feat. Coez)
5 Vita
6 Noi
7 Pub Crawl
8 Malibu
(feat. Gemitaiz)
9 Chapeau
(feat. Frah Quintale)
10 E10
(feat. Pretty Solero 126 & B )
11 Bretelle
(feat. Emis Killa)
12 La Cuenta
(feat. Franco126 & Federica Abbate)
13 Scusa
(feat. Ugo Young-sola Borghetti & B )
14 Pianto Noisy
15 Accuccia

 

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Fonte citata

The War on Drugs- A deeper Understanding

Il disco dei The War On Drugs, uscito nell’estate scorsa, è riuscito in un anno a raccogliere molti consensi

A Deeper Understanding è il nuovo futuro dell’indie?

 

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A deeper understanding  dei The War on Drugs in vinile

 

 

 

Quando si parla di indie, c’è sempre qualche dubbio. La passione sicuramente spinge le etichette minori a gettare nel music biz una nuova proposta ma a volte è una grande impresa. Se da una parte abbiamo band valide dall’altra ci sono mille ostacoli che la casa discografica dovrebbe scavalcare. In altri casi ci sono delle band che, convinte di proporre chissà quale novità, magari non sono neanche eccelsi e quindi cadono, ovviamente nell’oblio.

In mezzo a questi storie ecco invece quella dei The War on Drugs.

Il gruppo si forma ufficialmente nel 2005 con Adam Granduciel e Kurt Vile con la pubblicazione di una demo: ai due membri originari del gruppo vengono scelti Kyle Lloyd, Dave Hartley e Charlie Hall. Nel marzo 2008 viene pubblicato l’EP Barrel of Batteries, a cui viene fatto seguire l’album di debutto, dal titolo Wagonwheel Blues, pubblicato in giugno. Dopo la pubblicazione del disco il gruppo cambia e Vile, Hall e Lloyd lasciano la band, mentre nel 2010 entra nel gruppo Robbie Bennett. Adam Granduciel e Bennett sono l’anima dei The War on Drugs.

Nell’ottobre 2010 viene rilasciato l’EP Future Wheather seguito nell’agosto 2011 dal secondo album in studio, Slave Ambient. Nel marzo 2014, anticipato in autunno dal singolo Red Eyes è stato pubblicato il terzo disco, Lost in the Dream. Il 25 agosto 2017 viene rilasciato il loro quarto album “A Deeper Undestanding”, contenente “Holding On sopra proposto.

La musica è uno strano mix tra il migliore Bob Dylan, con qualche ritornello alla Bruce Springsteen ma tutto accerchiato da chitarre e suoni della tradizione grunge. Ci riferiamo ai fuzz dei Stone Temple Pilots sovrapposti alle chitarre acustiche. Un folk accarezzato dal suono di un armonica, ovviamente da chitarre acustiche e piano hammond. A volte anche il miglior Brian Adams fa capolino in alcuni passaggi ma tutto ha una sua personalità marcata.

Il disco è uno stupendo viaggio, ammaliante e delicato. Se da una parte la speranza diventa vivida dall’altra anche la parola sentimento è ben espressa in questo platter pregno di amore per la musica con la M maiuscola.

 

war retro

  1. Up All Night – 6:23
  2. Pain – 5:30
  3. Holding On (Granduciel, Robbie Bennett) – 5:50
  4. Strangest Thing – 6:41
  5. Knocked Down – 3:59
  6. Nothing to Find – 6:10
  7. Thinking of a Place – 11:10
  8. In Chains – 7:20
  9. Clean Living – 6:28
  10. You Don’t Have to Go – 6:42

 

 

Stupendo!

 

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Red Hot Chili Peppers: una grand band con un ruolo nella disclosure mondiale – tutti gli articoli

I Red Hot Chili Peppers oltre ad essere una grande band, hanno avuto il coraggio di scrivere nei testi cose molto interessanti!

La disclosure mondiale passa quasi inosservata nelle loro parole ma non per noi!

 

 

Risultati immagini per red hot chili peppers

 

Tutti gli articoli dedicati:

 

Red Hot Chili Peppers: Monarchy of roses – la disclosure rivelata

 

Red Hot Chili Peppers: Monarchy of roses – la disclosure rivelata parte II

 

Red Hot Chili Peppers: Monarchy of roses – la disclosure rivelata parte III

 

Red Hot Chili Peppers, Californication, gli strani riferimenti astronomici e cinematografici. L’analisi del testo

 

Red Hot Chili Peppers, il video di The Californication e la disclosure mondiale

 

 

Continua…

 

David

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Screaming Trees – Sweet Oblivion

Gli Screaming Trees pubblicarono nel 1992  un disco senza tempo

 

‘Sweet Oblivion’ mostrava la band in perfetto equilibrio tra il grunge e la voce suadente di Mark Lanegan

 

 

Per la serie dedicata ai dischi senza tempo, gli alberi urlanti di Seattle fecero irruzione nel mondo musicale dominata dal grunge con la voce spiazzante di Mark Lenegan.

Mark Lenegan e’ la parte suadente, roca unica del suo genere, l’ultimo discendente di una rara stirpe di songwriter, capaci di elevare le proprie canzoni a vera trance folk. È la genia di Fred Neil e Tim Buckley, artisti che considerevano la musica la loro vita stessa. Mark è un folksinger di frontiera che non è mai sceso a compromessi  intento a regalare emozioni intimiste e graffianti. Disincanto, rabbia sommessa, malinconia senza sentimentalismi, felice nell’oscurità e gioioso nel suo mondo.

Gli Screaming Trees spiazzarono per questo: le chitarre elettriche grunge supportavano una voce come quella di Mark. Seppur in sordina, gli Screaming Trees si ritagliarono un successo fatto non di eccessi ma di novità. Il nuovo era considerato il grunge ma di fatto oltre ad essere un fenomeno di moda, lasciò un segno indelebile che gli Screaming Trees riuscirono a trasformare. I cantanti grunge come Cobain urlavano la rabbia verso il mondo e un malessere indefinito. Gli Screaming Trees invece coloravano di grigio queste emozioni lasciando anche un senso alle canzoni.

 

 

 

Tracklist

  1. Shadow of the Season (Conner/Lanegan) – 4:34
  2. Nearly Lost You (Conner/Conner/Lanegan) – 4:07
  3. Dollar Bill (Conner/Lanegan) – 4:35
  4. More or Less (Conner/Conner/Lanegan) – 3:11
  5. Butterfly (Conner/Conner/Lanegan) – 3:22
  6. For Celebrations Past (Conner/Conner/Lanegan/Martin) – 4:09
  7. The Secret Kind – 3:08
  8. Winter Song (Conner/Lanegan) – 3:43
  9. Troubled Times (Conner/Conner/Lanegan/Martin) – 5:20
  10. No One Knows (Conner/Lanegan) – 5:13
  11. Julie Paradise (Conner/Lanegan) – 5:05

 

Band

  • Mark Lanegan – voce
  • Gary Lee Conner – chitarra
  • Van Conner – basso
  • Barrett Martin – batteria

 

Un disco da annoverare tra i classici rock anni ’90 ma senza tempo.

Buon ascolto!

 

David

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Bullet -Dust to gold- hard & heavy sanguigno

Il disco dei Bullet è heavy metal classico che spinge sugli amplificatori!

Le coordinate classiche tra i migliori Accept, Saxon e Iron Maiden rendono Dust to gold un ottimo disco di heavy metal senza contaminazione

 

 

 

Recensione

Abbiamo bisogno di heavy metal? Quale tipo vogliamo ascoltare visto le mille diramazioni che ha compiuto il genere negli ultimi dieci anni? Cosa significa heavy metal oggi visto che le band classiche hanno creato composizioni modificate dalle tendenze? Il disco dei Bullet ci ricorda che forse abbiamo ancora bisogno di heavy metal classico. Se anche le vendite elevate di Firepower dei Judas Priest ce lo aveva fatto intuire, il trend dell’heavy metal che strizza l’occhio all’hard rock sta forse tornando? Il disco dei Bullet è semplice, dannatamente lineare, con una voce potente, riffoni di chitarra remiscenti da un hard rock sanguigno anni ’80 e una ritmica quadrata in 4/4.

Forse la spontaneità dei pezzi che ci piace, la non voluta ricerca della perfezione nella registrazione, un’ugola forse troppo AC/DC potranno forse far storcere il naso ma nel complesso il disco scorre che è un piacere. I pezzi ci ricordano sparpagliati i Saxon di Strong Arm of the Law oppure gli Accept più lineari. Speed and Attack rappresenta un giusto connubio con gli Ac/Dc.  Ain’t Enough ci ricorda quella ruffianeria dei cori metal anni ’80 ma sempre gradevoli. Hollow Grounds è uno dei brani più carichi del disco con l’intro alla Metallica ultima generazione unita alla voce marcatamente teutonica. I solo di chitarra nel contempo sono molto curati. La semplicità più immediata ne fanno un disco estivo da sparare a forte volume. Il termine più adatto per questo disco è genuino.

 

Tracklist:
1. Speed and Attack
2. Ain’t Enough
3. Rogue Soldier
4. Fuel the Fire
5. One More Round
6. Highway Love
7. Wildfire
8. Screams in the Night
9. Forever Rise
10. The Prophecy
11. Hollow Grounds
12. Dust to Gold

 

Buon ascolto!

 

David

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Graveyard- rock, southern e polvere

Dalla Svezia i Graveyard ci spiazzano con un disco hard rock molto ‘caldo’

 

‘Peace’ è un disco da ascoltare per lasciare indietro tutti i nostri pensieri!

 

 

 

 

Il gruppo di  Göteborg scrive un disco stranamente southern, hard rock quasi alla Kyuss più morbido per intenderci. Abbiamo usato il termine ‘stranamente’ per il fatto che i gruppi svedesi ci hanno abituato a sonorità più fredde. Forse un Hard Rock così non lo suona più nessuno ma ci piace. La grinta dominante, i cori, le chitarre acustiche e distorte ci fanno venire in mente i Black Crowes e qualche cosa dei Monster Magnet. Il cantato sfiora a volte Jim Morrison. Poche parole davvero servono basta ascoltare. I Graveyard sono formati da Joakim Nilsson,  Truls Mörck  e Oskar Bergenheim.

 

Tracklist


1. It Ain’t Over Yet
2. Cold Love
3. See The Day
4. Please Don’t
5. The Fox
6. Walk On
7. Del Manic
8. Bird Of Paradise
9. A Sign Of Peace
10. Low (I Wouldn’t Mind)

 

Volume al massimo e finestrini abbassati!

 

David

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THE SMASHING PUMPKINS- Solara

 

The Smashing Pumpkins dopo quasi vent’anni ed inaspettatamente pubblicano il singolo ‘Solara’

 

Billy Corgan è ancora in forma?

 

 

La band di Billy Corgan pare che non abbia perso smalto e forza, questo singolo ben rappresenta il loro status di band anni ’90 fuori dal grunge ma rock fino in fondo 3.0.

Bentornati!

David

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