The Magic Door – la recensione

Il trio italiano dei Magic Door esordisce con un disco di musica esoterica molto intenso

 

The magic Door è la porta per un salto nell’amore per la musica e l’alchimia

 

 

 

 

Il trio The Magic Door, formato da Arthuan Rebis, Giada ColagrandeVincenzo Zitello  hanno presentato un disco con un forte accento esoterico. Il platter è facilmente associabile alla musica esoterica per il contenuto dei testi e del viaggio alchemico abbinato a quello astronomico ed astrologico creando una coordinata generale essoterica.

Commercialmente parlando, la splendida voce di Giada abbinata alla chitarra acustica ci ricorda vagamente gli splendidi dischi di Ritchie Blackmore con sua moglie alla voce, in particolare a ‘The secret voyage’ anche se i riferimenti potrebbero essere casuali. Infatti le tracce sono lente e ben calibrate, tra voce, arpa, viole e contrabbasso e l’atmosfera descritta ben si addice ad un viaggio interiore. I richiami del platter sono musicalmente una coesa melodia neoceltica di stampo non solo nordico.

Le 7 epigrafi della porta e i ritornelli dei 7 brani centrali sono sovrapposte. Ad ogni epigrafe corrisponde un pianeta: Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio, il Sole e la  finale  V.I.T.R.I.O.L. con il suo grande valore trasmutatorio alchemico. Inoltre il riferimento alla porta magica tra origine della storia della residenza di Villa Palombara del marchese Massimiliano Palombara qui di seguito esposta.

La storia della porta Alchemica e del Pellegrino

Nel 1802 l’erudito Francesco Girolamo Cancellieri raccontò la leggenda della Porta Alchemica. I protagonisti della vicenda sono il Marchese Palombara ed un misterioso pellegrino. Una mattina, nel giardino del nobile Palombara penetrò uno sconosciuto intento a raccogliere erbe. Ne cercava una in particolare, capace, secondo la leggenda, di produrre l’oro. L’uomo, condotto innanzi al Marchese dalla servitù della villa, dichiarò d’essere un alchimista e di poter dimostrare la realizzabilità della trasmutazione dei metalli in oro. Il Marchese Palombara, sedotto dalle parole del pellegrino, gli garantì l’accesso al proprio laboratorio alchemico. L’uomo, dopo aver dimostrato una maestria tale da lasciare attonito il Marchese, chiese ospitalità per la notte in una camera nei pressi del laboratorio, così da poter controllare lo svolgimento del complesso processo alchemico. Promise inoltre che, ad opera ultimata, avrebbe risposto alle domande del Marchese, che per il momento però avrebbe dovuto garantirgli solitudine e quiete. Il mattino seguente il Marchese Palombara, impaziente di apprendere di più circa l’esito dell’esperimento, bussò dapprima alla porta chiusa del laboratorio e successivamente alla porta della stanza affidata all’ospite, senza ottenere alcuna risposta.

Il pellegrino in questione era l’alchimista Francesco Giuseppe Borri. Il mattino seguente scomparve per sempre attraverso la porta lasciando una serie di pagliuzze d’oro e una serie di segni – epigrafi su dei fogli. Così il marchese Palombara incise questi segni sulla porta.

Ecco quindi il significato della copertina di questo disco.

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La copertina del disco

 

Il disco è pervaso dualmente tra l’amore per la storia alchemica e la musica fatta con sentimento. Tracce di pura melodia intrecciata a calde atmosfere da gustare nella calma della mente. I riferimenti fatti sono molto profondi, calibrati e ben descritti. Un disco di controtendenza, lontano dal clamore commerciale imposto con un forte carattere di ricerca verso argomenti importanti per la nostra esistenza.

 

La formazione e i riferimenti ufficiali

Giada Colagrande: voceArthuan Rebis: voce, chitarra, nyckelharpa, esraj, hulusi, sequencer
Vincenzo Zitello: arpa celtica, viola, lama sonora

Nicola Caleo: percussioni

Video a cura di Giulio Donato e Giada Colagrande

Sito: http://www.themagicdoor.net

Facebook: https://www.facebook.com/themagicdoormusic

Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCGiWWomKY_IeLpHYGgxDKrA

 

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fonte citata

 

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David Bowie e The Villa of Ormen parte III

David Bowie nella sua ultima canzone  Black Star  nominò la Villa of Ormen

La villa of Ormen oggi ha un sito a dir poco inquietante e non si conosce l’identità di chi carica delle immagini colme di tensione

 

villa

 

Risultati immagini per the villa ormen

 

Ormen è una cittadina norvegese e il suo significato è “serpente”.  Il serpente è un simbolo complesso esotericamente parlando. La candela rappresenta l’ultimo baluardo di speranza e fede nella villa dove Bowie, un ragazzo albino, un ragazzo nero e una donna si muovono come ipnotizzati, posseduti.

Questa VILLA continua la sua attivita’ con questo misterioso blog:

http://thevillaoformen.tumblr.com/

Nota : blog con contenuti molto forti

Nelle foto si vedono immagini a dir poco inquetanti. L’atmosfera e la simbologia che si respira ben si adatta alla ideologie di Bowie. Infatti per dedicare una delle ultime canzoni a questa Villa posso solo intuire che le Bowie abbia veramente visitato questo luogo. Molti “esperti” di musica hanno definito tutto cio’ che roteava intorno a Bowie come esagerazione. Ormen è anche  il titolo di un romanzo dello scrittore svedese Stig Dagerman, morto suicida nel 1954.  Nulla si sa su chi continui a caricare queste immagini, magari sono un guppo di persone.

La teatralita’ di questo luogo è veramente impressionante. Date un occhio e provate anche a capire il significato esoterico di queste immagini.

Guarda quassù, sono in paradiso
Ho delle cicatrici che non possono essere viste
Ho una storia che non può essermi rubata
Ora tutti lo sanno
Guarda quassù, amico, sono in pericolo
Non ho nulla da perdere

 Lazarus, Davide Bowie

 

 

Continua…

 

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riferimenti: testi David Bowie

http://thevillaoformen.tumblr.com/

 

Il simbolo dei Queen: cosa rappresenta? Parte I

In vista dell’arrivo del film dei Queen ecco gli articoli dedicati a questa grande band

Cosa simboleggia il contrassegno distintivo dei Queen?

Ecco un articolo molto interessante scritto da Carpeoro che magistralmente lo spiega.

Lo stemma dei Queen, conosciuto anche con il termine inglese Queen Crest, venne disegnato da Freddie Mercury, che si diplomò al Ealing Art College di Londra, poco prima dell’uscita del primo album della band; infatti la versione originale del logotipo dei Queen, divenuto segno distintivo del quartetto, è riportato inoltre sul retro della copertina di Queen. L’immagine, che comparve per la prima volta in copertina con “A Day at the Races” nel 1976, è inoltre presente, in diverse versioni, nelle copertine degli album “A Night at the Opera”, “Greatest Hits II” e “Queen Rocks”.

 

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Mercury affermò che aveva disegnato questo logotipo perché voleva per il suo gruppo “un simbolo dell’epoca”, basandosi sullo stemma reale del Regno Unito, integrando per questo motivo eleganza, patriottismo e regalità. Questo logo, di cui esistono diverse versioni, era spesso visibile sulla grancassa della batteria di Taylor, durante i loro primi concerti. L’immagine include i segni zodiacali dei quattro componenti della band; due leoni rampanti, che identificano Taylor e Deacon, presidiano la corona della regina al centro di una “Q” (Queen), sormontata da un granchio color bronzo metallico che indica il segno di May, il Cancro, sopra il quale si libra un anello di fiamme che dà l’impressione di una seconda corona.

Due fate bianche, a rappresentare la Vergine, che identifica Mercury, contrapposte al color senape dei leoni, osservano dal basso la lettera. Tutti gli elementi sono sovrastati da una grande fenice con le ali spiegate, uccello mitologico conosciuto per la capacità di ritornare in vita dalle sue stesse ceneri, scelta in segno di immortalità e speranza. Il giallo e l’arancio sono i principali colori dello stemma, con una sfumatura di rosso per quanto riguarda la fascia che forma la “Q”.

Sulla parte inferiore, il nome “Queen” appare in stile latino, con curvature ben definite. Fin qui le spiegazioni ufficiali, o meglio superficiali. Peccato che i due leoni, che dovrebbero rappresentare i due componenti della band che hanno tale segno zodiacale, sono in posizione non astrologica e cioè rampanti e non seduti, e per giunta uno di essi è avvinto da una catena. Triste destino quello della Radix Davidis, regale per volere di Giacobbe e perseguitata e schiavizzata dal resto dell’umanità!

Peccato che il simbolo del Cancro sia quello del giorno iniziatico per eccellenza, il solstizio d’estate, o meglio il 24 giugno, ricorrenza del Battista. Peccato che le due fate non rappresentino il segno zodiacale della Vergine, col quale, a dire il vero, non hanno nulla a che vedere bensì rappresentino proprio il regno della regina, the Queen, raccontato da Spenser. Peccato infine che la fenice medesima sia raffigurata in posa non simbolicamente corretta, in quanto nella sua specularità col pellicano, che viene disegnato con le ali rivolte verso il basso, nel segno del suo sacrificio, essa invece viene quasi sempre rappresentata con le ali rivolte verso l’alto, perchè il risorgere è moto ascensionale, laddove dopo ogni resurrezione che si rispetti, c’è un’ascensione. E poi se si osserva attentamente il volatile come riprodotto nello stemma, sotto verranno riscontrato sette fiammelle, straordinariamente coincidenti e somiglianti con i sette piccoli dell’iconografia del pellicano. Insomma una fenice, a metà strada con un pellicano e forse quando arriveremo alle fine capiremo anche il perchè.

 

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  • Il video con David Bowie

È facilmente reperibile sul web un filmato piuttosto celebre dove Freddie Mercury e David Bowie, cantano un pezzo scritto da entrambi, accompagnati dai Queen.

In realtà è un montaggio, ma a nessuno è mai venuto in mente di esaminarne i fotogrammi, ma se qualcuno volesse farlo scoprirebbe dei particolari interessanti. Sulla grancassa del batterista c’è disegnato, interamente in nero, lo stemma della band. Normale, diremmo, ma ci sono dei specificità da sottolineare.

Innanzitutto il nero è colore inaccostabile simbolicamente alla fenice, mentre è perfettamente accostabile al pellicano, essendo il pellicano nero un simbolo di dolore e infelicità, laddove il sacrificio non sia utilmente rivolto nella direzione giusta.

Ma non basta: nel filmato il simbolo nero appare in pochi momenti solo dietro David Bowie e mai dietro Freddy Mercury!

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Inoltre lo stemma compare nel filmato anche nella sua versione luminosa, posizionato in alto alle spalle del palco, ma tranne alla fine, a palco vuoto, appare solo nei due momenti in cui Freddy Mercury e David Bowie vengono inquadrati insieme!

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Evidentemente la fenice-pellicano Mercury ha la alchemica facoltà di trasformare in oro anche il piombo del pellicano nero di Bowie!. Ma c’è di più: nonostante il simbolo fosse presente nella scenografia, si vede che qualcuno, nel montaggio del filmato lo ha sovrapposto, come a volerlo sottolineare, ancora di più…

  • Ma chi era la regina?

A questo punto dobbiamo ricordare che anche gli osservatori non di costume dietrologico come noi hanno introdotto la considerazione di come la scelta del nome della band, operata dallo stesso Mercury, sia stata ispirata al personaggio di Elisabetta I.  Ma con una corretta ispirazione dietrologica potremmo anche scoprire che il buon Freddy aveva un motivo in più rispetto a quelli storici e patriottici per scegliere proprio quella regina. Si perchè, grazie proprio a quella regina, il Pellicano e la Fenice sono stati anche in passato protagonisti di una particolare vicenda di simbiosi. Si tratta della storia insolita di due ritratti gemelli della regina Elisabetta I d’Inghilterra (1533-1603), realizzati forse dalla stessa mano e dallo stesso materiale ligneo, dipinti dal pittore Nicholas Hilliard.

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Elisabetta I, Ritratto del pellicano, 1576, Nicholas Hilliard.

 

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Immagine 279 Elisabetta I, Ritratto della Fenice, 1576, Nicholas Hilliard.

Nicholas Hilliard (c. 1547 – Londra, 1619) è stato un miniatore e orafo inglese, celebre per i suoi ritratti miniati dei membri della corte di Elisabetta I d’Inghilterra e di Giacomo I d’Inghilterra. Per la maggior parte delle sue opere si servì di piccoli ritratti ovali, ma sono celebri due sue pitture su tavola con il ritratto proprio di Elisabetta. I due ritratti di Nicholas Hilliard sono praticamente gemelli e in entrambi la regina è vestita alla francese. Si tratta del Ritratto del Pellicano e del Ritratto della Fenice dai due gioielli smaltati indossati sul corpetto, che raffigurano i due uccelli mitici, simboli rispettivamente di Redenzione e Carità e di Resurrezione e nella loro lettura cristologica. Il mistero del significato simbolico dei due ritratti affascina il pubblico inglese da molti decenni: essi infatti presentano infatti somiglianze straordinarie sia nella posa che nei colori, dando così vita ad un’evidente simmetria tematica. Il primo quadro, il Ritratto del Pellicano mostra un’Elisabetta al culmine del proprio vigore fisico, con il volto incorniciato da una vivace chioma rossiccia; il secondo dipinto, il Ritratto della Fenice,  riprende esattamente tali elementi, ma li stempera in toni opachi e scuri, simbolo forse dello scorrere inesorabile del tempo.

Da notare anche l’identica posizione del braccio della regina, in una posa ricorrente in ambienti esoterici che in massoneria veniva chiamata all’ordine profano.

È una tecnica, quella delle immagini simmetriche, adoperata anche da Giorgione nelle due opere speculari denominate la Giovane, o Laura, e la Vecchia.

In ogni caso, se interpretate unitariamente, come sembra essere opportuno esse simboleggiano i due significati speculari dei simboli in oggetto, sacrificio e resurrezione, anzi sacrificio che resuscita, come anche recepito dalla tradizione cristiana. Un grande omaggio ad una grande regina che dedicò e quindi sacrificò l’intera sua esistenza alla guida del suo popolo, o forse anche il messaggio che la stessa non fosse estranea alle cerchie segrete e esoteriche dell’epoca.

Ciò motiva anche la deroga accordata all’artista dalla regina, per il secondo ritratto, rispetto alla regola che aveva imposto a tutti i suoi ritrattisti di dipingerla giovane, fiorente e piena di colori e di energia., mentre tutte le altre raffigurazioni, anche

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Immagine 278, Elisabetta I, Ritratto del Pellicano, 1576, Nicholas Hilliard,
particolare del Pellicano in rilievo.

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Immagine 280, Elisabetta I, Ritratto della Fenice, 1576, Nicholas Hilliard,
particolare della Fenice in rilievo.

 

quelle degli ultimi anni di regno replicano meccanicamente le fattezze giovanili dei dipinti precedenti, a dispetto di una regina ormai calva e senza denti.

Perchè la resurrezione è aspetto tipicamente umano, rispetto all’immortalità che è invece è attributo divino. In ogni caso il simbolismo dei dipinti è evidente: il ritratto giovanile, quello col pellicano reca nei due angoli in alto, la rosa, come quella di Robert Fludd che da’ il miele alle api, e il il giglio sotto la corona con evidente richiamo al motto del Cantico dei Cantici già richiamato. Nell’altro nulla, perchè dopo la resurrezione si accede a nuova vita, ma entrambi i volatili hanno le ali rivolte verso il basso, come lo stemma di Freddy Mercury, laddove evidentemente per tutti, regina, pittore e rock star, la fenice e il pellicano rappresentano la stessa essenza, seppure in forme e manifestazioni solo contingentemente differenti.

  • L’enigma Freddy Mercury

Freddie Mercury (nome d’arte di Farrokh Bulsara; Zanzibar, 5 settembre 1946 – Londra, 24 novembre 1991) è stato un cantautore, musicista e compositore britannico. Nato a Zanzibar con ascendenze parsi e indiana, Freddie Mercury fu fondatore nel 1970 dei Queen, gruppo rock britannico di cui fece parte fino alla morte. È ricordato per il talento vocale e la sua esuberante personalità sul palco.

Per i Queen fu autore di brani di successo quali “Bohemian Rhapsody”, “Crazy Little Thing Called Love”, “Don’t Stop Me Now”, “It’s a Hard Life”, “Killer Queen”, “Love of My Life”, “Play the Game”, “Somebody to Love” e “We Are the Champions”. Oltre all’attività con i Queen, negli anni ottanta intraprese la carriera solista con la pubblicazione di due album, “Mr. Bad Guy” (1985) e “Barcelona” (1988), quest’ultimo frutto della collaborazione con la cantante soprano spagnola Montserrat Caballé, il cui singolo omonimo divenne l’inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade. Ammalatosi di AIDS, sviluppò a causa di ciò una grave broncopolmonite che lo portò alla morte, sopravvenuta il giorno seguente alla pubblica dichiarazione del suo grave stato di salute. Freddie Mercury è considerato uno dei più grandi e influenti artisti nella storia del rock; nel 2008 la rivista statunitense Rolling Stone lo classificò 18º nella classifica dei migliori cento cantanti di tutti i tempi mentre Classic Rock, l’anno successivo, lo classificò al primo posto tra le voci rock. Farrokh Bulsara, quindi zoroastriano, (Farrokh significa fortunato e felice è un popolare nome dato per i ragazzi tra zoroastriani musulmani e in Asia meridionale) cambiò il suo nome successivamente alla creazione dei Queen, in occasione di una particolare canzone scritta proprio da lui nel 1970.

Si tratta di “My Fairy King” e tratta di Rhye, un luogo immaginario creato da Mercury stesso e citato in altri brani successivi dei Queen, sulla scorta di tutti luoghi utopici dei Rosa+Croce. Da notare che Mercury prese in prestito alcuni versi da una poesia di Robert Browning, “The Pied Piper of Hamelin”.

Il tema della canzone presenta inoltre numerose analogie con il poema “My Faerie Queene” di Edmund Spenser. Questo il testo della canzone:

Nella terra dove i cavalli nascono

con le ali d’aquila

e le api hanno perso il pungiglione

si canta sempre.

La tana del leone con daini fulvi

e fiumi di vino così limpidi

che scorrono per sempre,

i draghi volano come passeri nell’aria

e agnellini dove soltanto Sansone osa.

Andare avanti avanti avanti avanti avanti avanti,

il mio Re delle fate può vedere cose,

domina l’aria e governa le maree,

che per me e per te non esistono.

Oh si, guida i venti,

il mio Re delle fate sa agire rettamente

e non sbaglia mai.

Poi nella notte l’assalto degli uomini,

correvano come ladri e uccidevano

come lame di coltello

per sottrarre il potere alla magica Mano

e causare la rovina della terra Promessa.

Loro hanno reso il latte acido,

così come il blu nel sangue delle mie vene.

Perché non capisci?

Il fuoco brucia all’inferno con il pianto

di un dolore straziante.

Figlio del cielo liberami, lasciami andare,

il mare si è prosciugato, non c’è più sale.

Nella sabbia le stagioni volano

e nessuno ci aiuta.

I sorrisi non splendono più come perle

agli occhi degli uomini infelici.

Qualcuno, qualcuno ha fatto sparire

il colore delle mie ali,

ha spezzato il mio anello fatato

e disonorato il Re, prima così orgogliosa.

ha cambiato i venti e confuso le maree.

Madre Mercury, Mercury

Guarda che cosa mi ha fatto,

non posso fuggire né nascondermi.

Il richiamo al poema di Spenser,  è evidente, colui che parla è uno dei sei cavalieri, precisamente Redcross.e In ognuno dei sei libri del poema infatti, vengono introdotti altrettanti cavalieri che rappresentano delle virtù. Redcrosse è quello della santità; Guyon della temperanza; donna Britomart della castità; seguono quelli dell’amicizia, della giustizia e della cortesia. Inoltre, la regina delle fate e Britomart possono essere identificate nella regina Elisabetta I d’Inghilterra, il che complica ulteriormente il poema. Si inserisce così un’allegoria storica che coinvolge anche vari eventi del Cinquecento inglese e irlandese.

 

 

Fonte

L’amicizia tra Johnny Depp e Marilyn Manson – il finale nella profezia di Halloween

Halloween è una festa solo pagana oppure c’e’ un fondo di verità?

 

Il nostro capitolo  finale del dossier sulla strana amicizia tra  Johnny Depp e Marilyn Manson che ha suscitato molte emozioni

 

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La storia di Depp e il suo amico Nicolas Cage – Marilyn Manson è resa vivida dal tragico epilogo della notte di Halloween di molti anni fa, scenario di carattere esoterico ma anche molto misterioso

Prima di leggere la fine leggi tutti gli articoli precedenti qui:

Johnny Depp e Marilyn Manson, la loro storia: tutti gli articoli pubblicati prima del “gran final”

 

L’amicizia tra Johnny Depp e Marilyn Manson: l’omicidio al locale di Johnny

 

Johnny Depp e Marilyn Manson – Say10 – il suggello di sangue

 

 

Il ragazzo sacrificato la sera al locale

La profezia di LaVey e Marilyn

Marylin Manson frequentava quel periodo Anton LavEy e lo psicomago Alejandro Jodorowski. Questo nome fu ripreso da Lady Gaga  nella canzone Alejandro riferendosi proprio a lui e non ad un fantomatico fidanzato della cantante. Il testo conteneva una serie doppi sensi riferiti allo psicomago.

Questi personaggi a dir poco loschi, oltre ad insegnare concetti distorti sia di magia che di occultismo, frequentavano Marilyn. LaVey insegnò che per ottenere dei beni materiali bisogna offrire dei sacrifici rituali di sangue al Diavolo. La notte preferita dal Satanismo e’ la notte appunto tra il 30 e il 31 ottobre. La festa di Halloween è pertanto una festa celtica con un significato occulto molto importante ma trasformata dal Satanismo di LaVey per fare offerte di sangue. Se da profani pensate che tutto ciò sia senza senso o una casualità vi invito a cercare quanti film siano dedicati a Halloween e quanti omicidi eccellenti siano stati perpretati proprio in quella notte.

Si suppone per logica che Marylin Manson abbia insegnato a Depp le pratiche impartite da LaVey e Jodorowski.

Nel nostro articolo abbiamo evidenziato queste strane coicidenze

L’amicizia tra Johnny Depp e Marilyn Manson: l’omicidio al locale di Johnny

 

Uno scherzo oppure una macambra coincidenza?

 

La vittima della serata

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Le amicizie negate

Quindi riassumendo la serata: Depp assiste dal palco ad un omicidio/suidicio di un suo conoscente con la totale immobilità dei presenti. Le telecamere non registrano nulla stranamente. Marilyn Manson profetizzava a Depp che un sacrificio di sangue del 31 ottobre avrebbe portato fortuna a lui e al suo locale.  Anche se ciò non è stato dimostrato non possiamo che notare che una serie incredibile di coincidenze.

La cosa particolare, sono in pochi a saperla, che oltre Manson e Depp, sono amici Leonardo Di Caprio e Flea, amici a loro volta di molti personaggi del cinema. Sembrano quasi estranei nel mondo pubblico. Nessuno è stato comunque coinvolto nell’indagine dell’omicidio di River, come se fossero già intoccabili da perfetti sconosciuti. Infatti dalle analisi si appurò che la sostanza che aveva in corpo era stata ingerita tramite un cocktail adulterato. Significa che bevve una sostanza servita nel locale di Johnny e non fu un’overdose a porre fine alla sua giovane vita. Nessuno sa della partecipazione di Di Caprio a quella serata maledetta per esempio. TUTTI I PRESENTI QUELLA SERA  comunque, in maniera fortunosa e magica, divennero famosi a livello mondiale nel mondo della musica e del cinema!

Una fonte come Repubblica cita su quella serata:

Si è trattato di omicidio, forse preterintenzionale. Il sospetto assilla gli investigatori – lo sceriffo e l’ ufficiale sanitario di Hollywood – dalla misteriosa morte di River Phoenix, il James Dean degli Anni Novanta, domenica sul marciapiede del “Viper Club”. Gli agenti continuano a interrogare la clientela del locale, e a esaminare un video della fatale serata girato dal proprietario, Johnny Depp, con telecamere nascoste, per scoprire se qualcuno abbia versato della droga nel bicchiere del giovane divo. La squadra omicidi teme che River Phoenix, 23 anni, figlio di missionari protestanti, ecologo e vegetariano, ma non alieno dall’ uso di stupefacenti, avesse già preso della cocaina..

 

L’amicizia di Johnny Depp è legata con  Marilyn Manson non solo per motivi nobili ma anche per questo sottile legame esoterico e magico nero. Entrambe i personaggi, sia Depp che Manson, mostrano pubblicamente messaggi anche indiretti di occultismo nero e massonico, suggellato anche dal video Say10. Ancora non è chiaro come sia legato Depp anche a Nicolas Cage, che sta svolgendo il ruolo di alterego a Manson, è chiara anche la predominanza di tematiche occulte nei suoi film che esamineremo nel nostro dossier dedicato ai sosia del reverendo.

Hallowen quindi non è solo una festa pagana ma è considerata una ritualità vera con risvolti efferrati. Halloween è stata la notte che ha “iniziato” Johnny Depp al successo con i presenti al suo locale in quella maledetta notte, su indicazioni di Manson, guidato da La Vey. L’omicidio non fu ne’ casuale ne’ causò grande dolore nei clienti del locale, come se tutti sapessero. Johnny fu complice di quell’omicidio?

 

Il nostro dossier proseguirà sull’intreccio tra il vero Manson, Depp e Nicolas Cage nel ruolo di alterego del reverendo. Resta il fatto che volendo fare gli scettici al 100%, la storia è strana in molti punti. Le ritualità, il mistero che ha sempre seguito Johnny e Manson nel corso della loro esistenza mostrano comunque un legame occulto da definire.

 

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Steve Vai e i suoi dischi preferiti

Steve Vai , guitar hero conosciuto in tutto il mondo, quali dischi ama?

Quanta influenza hanno avuto nella sua carriera?

 

Il virtuoso della chitarra Steve Vai parla di album che lo ha trasformato nell’uomo e musicista che è oggi.

In un’intervista ad una rivista americana dichiara:

“E‘ interessante esaminare come la musica agisce su di noi per tutta la vita”, dice maestro compositore e musicista Steve Vai. “Quando si guarda indietro a varie parti della tua vita, si vede come la condizione della vostra coscienza cambia. E una delle cose che aiuta dipingere il quadro di un particolare periodo è la musica che si stava ascoltando. La scoperta di una band o un disco che si ama è semplicemente delizioso. E ‘davvero uno dei grandi doni della vita, perché non e’ solo ascoltare la musica – si diventa parte di essa “.

Valutiamo la sua lista delle  “10 canzoni che hanno cambiato la sua vita”:
” Vai osserva che le sue scelte possono variare di settimana in settimana. “Ci sono così tanti dischi che hanno avuto un impatto su di me per tanti motivi diversi.

 

Original Motion Picture Soundtrack – West Side Story (1961)

 

Mi ha affascinato e mi ha travolto. Tutto quello che amo della musica viene catturata qui: melodia storica e canzoni, grandi testi, e l’energia che non si ferma mai. La storia è bella e hai dramma, commedia e danza. Cos’altro ti serve? Mi sembrava così perfetta per me.

“Penso che mi sono sempre sentito come un compositore, ma quando ho sentito West Side Story, ho detto, ‘Questo è tutto. Voglio essere un compositore ‘. E io avevo sei anni o qualcosa del genere. E ‘piuttosto notevole quando trovi un pezzo d’arte che fa per voi. Avete questo risveglio, questa realizzazione di dove sei diretto nella vita “.

 

La famiglia Partridge – La famiglia Partridge Album (1970)

 

 

“Avevo 10 o 11 anni, e in quel momento non c’erano video o qualsiasi cosa. Se ti piaceva la musica rock, non c’erano molte probabilità di vedere le tue band in TV. Ma improvvisamente, ci fu mostrata “La famiglia Partridge”, era una sorta-di Rock Band in TV ogni settimana. Ero innamorato.

“Danny Bonaduce suonava. Aveva circa la mia età. Suonava uno strumento a corde, e c’era uno strano cordone bianco e riccio che è andava nel suo amplificatore ( il cavetto dell’ampli ndr). Era tutto così incredibile per me. Ho pensato, ‘Se questo ragazzo poteva farlo, perché non posso farlo io? Perché non riesco a suonare la chitarra?

Led Zeppelin – Led Zeppelin II (1969)

 

 

“Mia sorella maggiore, Pam, ha avuto sempre grande gusto per la musica rock. Lei ascoltava sempre cose davvero interessanti, e attraverso di lei i ho conosciuto i Led Zeppelin II. Dal momento in cui solo di Jimmy Page su Heartbreaker suonava, capii che questo era tutto per me. La chitarra di Page e il canto di Robert Plant: totalmente preso.

“La verità è che potevo facilmente mettere i prossimi sei dischi dei Zeppelin in questa lista sarebbe sufficiente. Ma ci limiteremo a dire che  Led Zeppelin II qui e’come l’ancora per una grande risveglio nella mia profonda associazione con l’energia che viene dal rock. (notare come Vai utilizzi spesso il termine risveglio nel corso dell’intervista ndr)

“Mia sorella minore, Lillian, aveva una chitarra. Ho amato la chitarra, ma ho pensato che non l’avrei mai potuta suonare – mi sembrava troppo fredda priva di sentimento. Ma sentendo i Led Zeppelin ho cambiato idea, dissi tra me e me: ‘ho intenzione di suonare la chitarra, e questo è tutto.’ Ho comprato a cinque dollari una Teisco Del Rey da un amico, e ho iniziato a prendere lezioni da Joe [Satriani]. Avevo circa 12 o 13 anni allora.

 

I Mothers of Invention – Freak Out! (1966)

 

“C’è stato un grande magazzino chiamato Korvettes che era letteralmente a cinque minuti a piedi da casa mia. Quando ero abbastanza grande da attraversare Westbury Avenue da solo, ho iniziato ad andare da Korvettes e praticamente vivevo nel loro reparto di dischi. Non sapevo chi era Frank Zappa, al momento, anche se avevo sentito storie divertenti su di lui. Ho visto Freak Out! un giorno l’ho comprato – Ho comprato anche Machine Head di Deep Purple, anche, che potrebbe anche essere in questa lista.(Noi l’aggiungiamo vedi in fondo all’articolo ndr)

“Ho messo Freak Out! su, ed è stato come, ‘Wow …’ E ‘stato davvero diverso da Led Zeppelin o qualsiasi altra cosa stavo ascoltando. Non è nemmeno il mio preferito disco di Frank Zappa, ma è il primo che ho sentito – è mi ha fatto conoscere la sua musica.
“Quel momento della scoperta è così speciale – le porte si aprivano da sole – e la cosa bella è che può continuare ad accadere per tutta la tua vita. Non ho mai ascoltato Bob Dylan fino a poco tempo fa, e ora ho tutti i suoi dischi. E ‘come un nuovo tesoro quando si trova un artista che ci risuona dentro. Mi piace questa sensazione. “(Vai si riferisce all’ insegnamento sciamanico che gli oggetti sacri o dei libri cerchino te in un dato momento della vita e non il contrario, lui lo applica al disco di Bob Dylan.)

 

Jeff Beck – Blow by Blow (1975)

 

“Quando ho sentito quel disco, è stato come, ‘Uh-oh …’ E ‘stato bello come averla servita su un piatto d’argento. Jeff Beck è stato un maestro sullo strumento e lo è ancora. Egli continua ad evolversi, che è la cosa stupefacente che lo contraddistingue.
“Ascoltando pezzo dopo pezzo, sono rimasto colpito dalla profondità del suo fraseggio e il suo controllo di tono, e c’era il suo uso incredibile di dinamiche e articolazioni per creare una frase musicale con la chitarra. Era come guardare attraverso una finestra e poi improvvisamente poter uscire verso l’altro lato . O avere una luce accesa in una stanza come se ci fosse il sole. E ‘stato proprio così. ”

Alice Cooper – Billion Dollar Babies (1973)

 

 

“Questo è un altro disco in cui ci sono melodie storiche. Una delle grandi cose circa la vecchia band di Alice Cooper è che le canzoni sono solo incredibilmente potenti, fresche e melodiche, e il gioco di accordi di chitarra sono molto ispirati.

..” Billion Dollar Babies mi ha mandato fuori di testa. Sono diventato completamente ipnotizzato.”

“Alcuni anni più tardi, mio fratello Michal gioco’ a golf con Alice , e mio padre scrisse una lettera ad Alice. Mio padre era il ragazzo più cool; era così orgoglioso dei suoi figli. Così scrisse ad Alice di continuare a giocare a golf con mio fratello e che io ero un suo grande fan. I miei genitori erano davvero solidali. Penso che hanno appena pensato, ‘Steve ha trovato una passione. La musica è un po ‘pazza, ma va bene così. Non bisogna capirlo finché lui è felice. ” E’ un po ‘il mio modo di pensare oggi su alcune delle cose che i miei figli ascoltano”.

Igor Stravinsky – the rite of spring (1913)

 

“Si potrebbe anche dire che tutti i Balletti di Stravinskij – Petrushka, Firebird Suite e The rite of spring siano unici. Quando ho sentito questi parti musicali la mia mente era completamente bruciata. L’ho ascoltato forse migliaia di volte – tutti i balletti. Rappresentavano una forma di libertà creativa che avevano completamente cancellato tutti i rigidi confini che trovate nella stereotipata musica, specifica per quel genere.(sostanzialmente trovava nelle composizioni di Stravinsky una sorta di modifica della musica classica di allora ndr).

“Probabilmente non passa un mese che non ascolto Stravinsky – forse meno in questi giorni. Io non sono tanto nella musica classica tradizionale. Mi piace Mozart, Beethoven, Bach e tutto il resto. Mi piace anche roba che è imprevedibile e selvaggia, a patto che sia melodicamente, incredibilmente bella. Le melodie in balletti di Stravinskij sono da morire.”

Tom Waits – Mule Variations (1999)

 

 

“Ci sono altri dischi di Tom Waits che non mi piacciono , ma questo è il primo che ho sentito. Ecco una storia divertente: Quando ero con Dave Roth, ha parlato molto di Tom Waits. Pensava di essere fantastico. Ero d’accordo che io sapevo che Tom Waits lo fosse….. In quel periodo, c’era una band chiamata Bad English, e il loro cantante era John Waite.

“Ho pensato che fosse un buon cantante, ma per qualche motivo ho mischiato i cognomi. Quando la gente diceva Tom Waits pensavo a John Waite. Infine, sono stato ai Grammy e parlando con uno dei miei amici che erano degli snob sulla vera musica,uno di loro mi mi disse: ‘Hai sentito il nuovo disco di Tom Waits?’ Ho detto, ‘No, non l’ho fatto.’ va, ‘Devi comprarlo -. “Mule Variations”’ in quel momento che mi sono detto,c’e’ qualcosa che non va qui.’ Questo ragazzo non avrebbe mai parlare del cantante che era in tour con me, lo sai?(??)

“Sono andato in un negozio di dischi e ho visto questo cd di Tom Waits. Ho detto, ‘OK, non è il ragazzo che era in tour con me .’ Vorrei comprare 20 CD alla volta – mi piacerebbe tornare a casa, mettere uno , ascoltare e buttarne fuori alcuni; ‘Forse terrò questo …’ Alcuni di loro semplicemente non fanno per me pensai. Ma quando ho messo il cd di Tom Waits era come se si fosse fermato il tempo. Ero sbalordito. E ‘stato un altro di quei momenti incredibili, grato dove ci si sente come aver trovato un vero tesoro. È tuo, ed è nella vostra vita. Da quel momento, ho amato Tom Waits. Possiedo tutto il suo catalogo. ”

 

Strapping Young Lad – Alien (2003)

 

“Devin Townsend è solo genio. E ‘un uomo intenso, e il tutto sfocia nella sua musica, in particolare il materiale degli Strapping Young Lad. E ‘heavy come qualsiasi cosa che io non abbia mai sentito. C’è un’energia e un’intensità in esso che può venire solo da una persona ispirata, ma c’è anche una sensibilità melodica all’interno della pesantezza che crea questo tipo ultraterreno di metallo.

“E ‘difficile per ascoltare tutto il disco in una sola seduta – e’ impossibile. Per me, era la prima volta ho davvero sentito una vena artistica heavy metal veramente profonda. Devin ed io abbiamo lavorato insieme quando era molto giovane. Non aveva davvero scoperto se stesso ancora; era nel processo di esso (la scoperta di se stessi o in altre parole risveglio ndr). Credo che lavorare con me era fosse un antipasto per lui, in un certo senso. E lo ha portato a conoscere ciò che non voleva e quello che lui voleva. Credo che ha anche imparato ad utilizzare alcuni strumenti di produzione che ha continuato a usare nel tempo. E ‘solo un ispirato, artista straordinario. ”

 

Steve Vai – Passion and Warfare (1990)

 

“Questo è stato un album estremamente importante per me. Sperimentavo questo incredibile stato di libertà creativa, ma sapevo anche che c’era un pubblico adatto e che è stato come una liberazione.
Fammi sapere che posso fare la musica che voglio fare. Senza mai finire.
“Penso che tu fai la tua roba migliore quando si ottiene” fuori strada” e l’universo si espande attraverso di voi.
Si può fare solo che, essendo presenti nel momento. Un sacco di volte quando pensiamo di essere creativi, in quel momento sfuggente di cercare l’idea giusta, c’è un silenzio, (il silenzio non musicale ma interiore ndr) quasi come fosse un’ anticipazione, il non pensare per il sorgere dell’idea ispirata (il momento  no-mind chiamato cosi ‘ anche da Osho ndr). Viene da solo. Tu non sai nemmeno come si tratta, ma entra nella vostra mente. E ‘un pensiero ispirato, al contrario di un pensiero inquinato. E quando ciò accade, basta fare. Si crea.

Il capolavoro assoluto “For the love of God” tratto da” Passion e Warfare”:

 

“Ora, a volte ci vuole un sacco di coraggio per entrare in quella zona. La mente dice sempre cose che possono essere contrarie. Si sta giudicando se stessi e si tratta di essere critici. Si sta riempiendo la testa con le aspettative di grandezza e tutta quella roba. (parla del conflitto mentale da evitare alla base della ricerca dell’armonia ndr ). Questo è quello che dovresti  allontanare (come concetto), perché il vero, la creatività unica che ognuno di noi è in grado di avere accesso, è lì nel silenzio. ” (il silenzio che ancora una volta si riferisce Vai e’ quello alchemico, spirituale che si tramuta anche in quello musicale.)

Riteniamo quest’intervista profonda dal punto di vista non solo musicale ma ci fa capire come il lavoro su di se’ possa sfociare in opere d’arte. La musica indicata come fonte di ispirazione da Steve Vai  potrebbe non piacere ma di fatto e’ da notare la grande conoscenza e l’estensione del gusto.Vai ama le colonne sonore, la musica classica e quella più estrema. Questo perchè la musica non ha confini.

 

Musicaeanima

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L’intervista originale

 

La variazione del suono dal sonno alla nostra coscienza

Il rapporto tra coscienza, sonno e suono è molto più intenso di quanto immaginiamo

 

Tiziano Bellucci  ci spiega il legame musicale con la nostra coscienza e la notte

 

 

 

 

Buon ascolto…

 

David

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L’origine del nome delle note musicali

Il Nome delle Note musicali: chi ha scelto questi nomi e su quale base?

Cosa significano le abbreviazioni come MI, SOL, DO?

Seppure sia una cosa scontata parlare di note musicali, sono in pochi a sapere l’origine dei nomi. L’identificazione delle note musicali ha più di una valenza. Vediamo come fu adottato il metodo di Guido D’arezzo che rappresenta il fondamento della scelta.

Guido D’Arezzo sviluppò un metodo chiamato solmisazione per facilitare ai cantori l’apprendimento delle melodie scritte sul rigo. Questo metodo si basa sull’esacordo che è la successione di sei suoni in cui il semitono è collocato in posizione centrale. Egli lo derivò dalle note delle sillabe iniziali di ognuno dei sei emistichi che compongono la prima strofa dell’Inno di San Giovanni, il protettore dei cantori. Unendo queste sillabe con le relative note si ha l’esacordo (ut, re, mi, fa, sol, la).

Il “si” nacque dall’avvicinamento delle due lettere iniziali di Sancte Johannes, il verso adonio che conclude la prima strofa dell’Inno di San Giovanni. Fu Ludovico Zacconi a proporre l’adozione del “si”.

Quello che oggi conosciamo come “do” una volta era chiamato “ut” (ancora oggi in Francia è chiamato così). La sostituzione avvenne nella prima metà del XVII secolo su proposta di G.B. Doni. Do è la sillaba iniziale del suo cognome.

 

Qui la strofa del canto a San Giovanni:

 

Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum,
Sancte Iohannes

 

 

La tradizione cattolica dell’origine venne mutata dagli “Illuminati” sostituendo le iniziali con le lettere singole. Questa è un ‘altra storia…

 

 

David

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Judas Priest- Children of the sun- il messaggio ai figli del sole

I Judas Priest nel loro ultimo splendido album scrivono una bellissima canzone intitolata Children of the sun

A chi si riferiscono, chi sono i figli del sole?

 

 

L’analisi del testo

Prima di tutto facciamo una piccola premessa: i Judas Priest hanno sempre scritto dei testi di carattere esoterico che potevano essere interpretati in più modi.  Siccome la parola è potenza, scrivere certi concetti da un significato molto profondo anche al senso del disco e alla melodia scelta. Firepower parla in generale di questo conflitto a fuoco, definiamolo come  Harmagheddon, con la descrizione di alcune fasi di guerra.

In Firepower i nostri metallers fanno uscire dal cilindro magico della tracklist il Necromancer ovvero in negromante, i figli del sole e i guardiani. La track finale si chiama  mare di sangue (sea of red). Se da una parte tutto ciò può essere considerata una banalità dell’heavy metal più scontato che esista ( vedi i Manowar e i loro testi guerrieri) è altresì vero che i Judas Priest utilizzano dei nomi confacenti sia ai tarocchi, all’esoterismo più magico  e alla storia egizia.

Ciò che ci ha colpito è appunto Children of the sun che come dice il testo “muoiono uno ad uno”. Quando ognuno di noi canta “Children of the sun, dying one by one” cosa sta enunciando?

Il testo dell canzone

Children of the sun

Sunsets on the nations
worlds in her disguise
pray for all that matters
saviour in my eyes

Children of the sun
dying one by one

Eden has been wasted
deadly poison fills the air
kneel down in forgiveness
while there’s still time if you care

Children of the sun
dying one by one

Children of the sun
dying one by one

I couldn’t dream
to be without her kind
they wouldn’t let her be
or heal what she defiled

You are the hate that beats mankind
torturous lies that lead the blind
squandered the truth
from all we said
you are the reason I feel dead

Mountains start to crumble
tumble in the sea

Children of the sun
dying one by one
Children of the sun
dying one by one

Children of the sun
dying one by one
Children of the sun
dying one by one

 

La traduzione in italiano

Figli del sole

Tramonti sulle nazioni,
mondi nel loro travestimento,
prega per tutto ciò che importa,
salvatore nei miei occhi.

Figli del sole
che muoiono uno ad uno.

Il paradiso è stato sciupato,
veleno mortale riempie l’aria,
inginocchiatevi chiedendo perdono
mentre c’è ancora tempo, se vi interessa.

Figli del sole
che muoiono uno ad uno.

Figli del sole
che muoiono uno ad uno.

Non potevo sognre
di stare senza il suo genere,
non l’avrebbero lasciata stare
o guarire cos’ha macchiato.

Tu sei l’odio che colpisce l’umanità,
strazianti menzogne che guidano il cieco,
hai sperperato la verità
da tutto ciò che abbiamo detto,
sei la ragione per cui mi sento morto.

Montagne iniziano a franare,
rotolano nel mare.

Figli del sole
che muoiono uno ad uno.
Figli del sole
che muoiono uno ad uno.

Figli del sole
che muoiono uno ad uno.
Figli del sole
che muoiono uno ad uno.

 

Come un tramonto delle nazioni,  si invoca un salvatore. I figli del sole richiamano una stirpe di luce (vera). Significa che non sono figli comuni ma figli solari. Richiamare il concetto del sole ricorda effettivamente la conoscenza egizia da parte degli autori del testo. Infatti i figli del Sole sono quelli della stirpe di Ra, in opposizione a Seth, il dio del caos, del deserto, delle tempeste, del disordine, della violenza e degli stranieri. Tutto il disco pertanto si incentra su uno scontro epico, tra i figli di Seth, mai nominati esplicitamente e i figli del sole, Ra.

I figli del sole dovranno morire uno ad uno. E’ un desiderio o un fatto che accadrà?

Rimangono dei forti dubbi. Resta il fatto che il Sacerdote di Giuda (Judas Priest) propone sempre testi con letture interessanti, che possono farci scavare anche in direzioni diverse. La canzone oggettivamente è molto bella e potente, una delle migliori del disco.

David

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Traduzione

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson PARTE II

Un articolo interessante diviso in tre parti su quello che rappresenta il legame tra il cinema, la musica, gli omicidi rituali e la falsa informazione transitata dalla televisione tramite i media di regime

Le argomentazioni  presentate rovesciano completamente le idee che ci hanno impresso i mass media raccontando quello che volevano gli effettivi mandanti di tali operazioni.

 

Da ultimo, annota Franceschetti, c’è da segnalare che anche il nome della vittima più importante sembra non essere affatto casuale. Sharon, infatti, richiama il versetto biblico del Cantico dei Cantici: “Io sono la Rosa di Sharon, il Giglio delle Valli”, da cui è tratta la simbologia rosacrociana della rosa e del giglio. «In altre parole, una rappresentazione: in Cielo (Cielo Drive), il Figlio dell’Uomo (Manson), proveniente dalla Death Valley (Valle della Morte), uccide la Rosa». Se Franceschetti batte in solitaria la pista esoterica, quella del “sacrificio rituale” inscenato da poteri occulti, i giornali si affacciarono anche sull’ipotesi della vendetta, maturata nell’ambiente musicale: a ordinare la strage era stato Charles Manson, scrive la “Stampa”, solo perché le vittime «abitavano nella casa di un produttore discografico che aveva rifiutato di incidere le sue sconclusionate canzoni». Non è esatto, sostiene Carpeoro: è invece possibile che “qualcuno” abbia chiesto a Manson di mandare i suoi “ragazzi”, quella notte, in quella villa, dove la strage era già stata commessa da altri. Obiettivo: incastrare quei giovani, con le impronte digitali, per depistare le indagini? E magari ottenere in cambio, da Spector, l’agognata produzione del disco che Manson sognava?

Per suffragare il suo ragionamento, Carpeoro rivela che Spector è stato un satanista: il testo della sua hit di maggior successo, “You’ve lost that lovin’ feeling” (cantata dai Righteous Brothers nel 1965) se ascoltato al contrario riproduce, pari pari, un antico rituale satanico. Di più: «La trama del film “Rosemary’s Baby” è la storia, vera, della vita di Spector, che Polanski non avrebbe mai dovuto raccontare». Secondo Carpeoro era proprio Spector il bambino “consacrato al diavolo” da genitori satanisti: Sharon Tate sarebbe stata trucidata proprio per punire Polanski. Uccisa da chi? Non dai “fricchettoni” della Manson Family, ovviamente. «Il satanismo è un pericolo concreto», sostiene Carpeoro: «Arruola persone disposte a credere in qualcosa che non esiste, ma che – in nome di quella cosa – possono anche uccidere». Attenzione: «E’ una delle manipolazioni di cui il potere si è spesso servito». Di cosa aveva paura, all’epoca, il potere? I Beatles, ad esempio – e Lennon in particolare – incarnavano il sentimento giovanile, anche politico, della rivolta contro il sistema. «Fu Spector a introdurre i Beatles all’Lsd», dichiara Carpeoro, «e la sua presenza finì col mettere i Beatles uno contro l’altro».

 

 

Leggi qui la prima parte

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson PARTE I

 

Fonte Articolo tratto dal sito Libreidee: http://www.libreidee.org/2017/11/satanismo-e-potere-da-charles-manson-a-michael-jackson/

Fonte 2 http://petalidiloto.com/2017/12/satanismo-potere-charles-manson-michael-jackson.html/2

Fabrizio De Andrè: Bocca di rosa e il suo significato nascosto- introduzione

Il nostro primo articolo su Fabrizio De Andrè ci ha sopreso, vista la mole di domande ricevute nella nostra mail

Lo scritto ha evidentemente aperto uno spiraglio in tutti quei fan che nutrivano forti dubbi sulla sua scomparsa ma anche tante perplessità

 

Premessa dell’articolo precedente su De Andrè

Facciamo una piccola premessa. Quando abbiamo riportato era scritto in prima persona dall’avvocato Franceschetti  ed era chiaro ed evidente che si stava parlando in uno stile forse molto tecnico. Infatti era dato per accertato che quei termini, l’uso della simbologia è adatto a chiunque conosca l’esoterismo ma anche il modus operandi di chi attua degli omicidi rituali di stampo massonico e deviato.

Comuque per ampliare meglio il discorso, vi vogliamo fornire altri particolari su De Andrè  e sulla famosa  “Bocca di Rosa”. Questa canzone è scritta in maniera talmente intelligente da rappresentarne un emblema. Il fatto di saperla scrivere in quel modo significa che Fabrizio, oltre ad essere una persona molto acuta, aveva capito il livello di scrittura e d’intrepretazione dei cospiratori della sua morte. Infatti il loro linguaggio è complicato con simbologie e numeri specifici.

Il testo  è stata interpretato sempre dal punto di vista dell’amore. In particolare è stata concepito per essere capito in questo modo ma di fatto De Andrè ne faceva intendere un altro. La canzone all’apparenza sembrava che si riferisse all’arrivo di una prostituta in paese. “Bocca di rosa” pertanto è stato scritto su due livelli di lettura: uno immediato e popolare e il secondo massonico occulto. Il suo è come un testamento da raccogliere e capire.

 

L’esoterismo, De Andrè, Tenco, Gaetano e Pasolini

La premessa numero due che vogliamo fare è che la parola esoterismo ha molte sfaccettature. Come un coltello da cucina che può essere usato per tagliare il cibo ma anche per uccidere, il modo d’interpretare la conoscenza derivante dell’esoterismo può rappresentare una doppia lama.

Questo significa che De Andrè conosceva come Pasolini, Rino Gaetano e Tenco i loro mandanti, come si muovevano, che ritualità e simboli era soliti usare e alcuni dettagli molto sottili. Molto probabilmente tutti  sono stati avvicinati da questo movimento massonico deviato ed omicida e loro hanno rifiutato di appartenervi. Pasolini forse vide da vicino i festini, denunciati nel film Salò. De Andrè cominciò a mandare messaggi cifrati nella canzone appunto “Bocca di Rosa”. Rino Gaetano mandò altri messaggi nei suoi testi.

 

Continua per l’interpretazione delle strofe della canzone…

 

Leggi anche

Rino Gaetano e i messaggi in bottiglia

 

L’anniversario di Rino Gaetano – il caso delle “coincidenze”

 

 

David

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Esamineremo il testo strofa per strofa nel prossimo articolo.

 

 

David

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