Guns ‘n’ Roses – la loro storia dietro le quinte

I Guns ‘n’ Roses erano la band più ‘pericolosa’ del mondo?

Erano dei delinquenti prestati alla musica o delle vere icone che hanno scritto una parte della storia dell’hard street rock mondiale?

 

 

 

 

Il documentario completo in italiano per avere la risposta.

 

Buona visione!

 

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Guns ‘n’ Roses- Appetite For Destruction Locked N’ Loaded Box

Appetite For Destruction cambiò il corso dell’hard rock stradaiolo mondiale

Ecco la nuova edizione speciale in box  dei Guns’ N’ Roses!

 

 

Il contenuto descritto da Virgin Radio:

Confezionato in una scatola di legno massello di circa 30x30x30 cm. avvolta in finta pelle stampata in rilievo, immediatamente identificabile con una croce 3D scolpita e dipinta a mano. Racchiude tutto ciò che i fan desiderano e non solo: la Super Deluxe Edition, le prime ispirazioni per l’album (rimasterizzate a partire dai nastri analogici stereo originali), 12 tracce anch’esse rimasterizzate tratte da EP e B-side dell’epoca, 25 demo inediti dalla Sound City session del 1986 e 2 brani inediti dalle sessioni di registrazione di Appetite a cura del produttore Mike Clink: “Shadow Of Your Love”, registrata nel dicembre 1986, un mese prima della registrazione dell’album, e “Move To The City” (1988 Acoustic Version) tratta invece dalle session di GN’R Lies. Altri importanti brani inediti sono le prime due prove di registrazione del capolavoro epico del 1991 “November Rain”, originariamente scritto come ballata per Appetite, e le cover di canzoni come “Heartbreak Hotel” di Elvis Presley, “Mama Kin” degli Aerosmith, due registrazioni differenti di “Jumpin ‘Jack Flash” (una elettrica, l’altra acustica) dei Rolling Stones e due jam incompiute di “The Plague” e “New Work Tune”.

Per quanto riguarda il vinile, l’originale album Appetite For Destruction è stato per la prima volta ampliato in 2LP, con copertina apribile e grafica estesa, racchiusa in uno slipcase di plastica stampato in edizione limitata. La musica viene presentata su tre lati per garantire la massima fedeltà sonora, mentre nel quarto lato è riprodotto l’ologramma dell’iconico logo della band. Sono inclusi anche sette Singoli da 7 pollici: i cinque Singoli originali dell’album, “Patience” e la nuova e già citata “Shadow Of Your Love”. Le bonus track che appaiono su vinile da 12 pollici saranno disponibili solo nella confezione di Locked N ‘Loaded inclusa la ristampa del primo EP della band Live ?!*@ Like a Suicide.

 

Nella confezione sono inclusi ancora oggetti da collezione esclusivi fra cui una dozzina di litografie 30×30 cm di nuove illustrazioni dedicate a ciascun brano di Appetite, 5 distintivi personalizzati con vari loghi della band, 5 anelli personalizzati con teschi in metallo fuso scolpiti a mano, 5 spille a forma di teschio personalizzate con le facce dei membri della band, anch’esse in metallo fuso scolpito a mano, una replica del primo manifesto live del gruppo nel periodo dei club ’85 / ’86, una bandana, una moneta da collezionista da 2 pollici con immagini esclusive stampate su entrambi i lati, 2 poster da parete 70×100 cm, una litografia dipinta da Robert Williams 30×70 cm, 5 litografie mai viste prima, 6 repliche di volantini dei concerti, 3 repliche di biglietti di concerti storici, due fogli con i tatuaggi dei membri della band a grandezza naturale, 6 toppe cucite con il filo di ferro, 5 plettri metallici per chitarra con cranio e firme, un tappetino per giradischi, un panno in microfibra per la pulizia del vinile, un adattatore personalizzato da 7 pollici a foro grande e, infine, una chiavetta USB da 32Gb in metallo con 192kHz / 24-bit, 96kHz / 24-bit e 44.1kHz / 16-bit file con i file audio non compressi di tutte le tracce incluse nei 4 CD.

SUPER DELUXE EDITION
con 4CD+1Bluray Audio ed un libro di 96 pagine con foto inedite dall’archivio personale di Axl Rose.

DELUXE EDITION 2 CD o LP
con 2CD in versione rimasterizzata o in versione 2LP da 180 grammi.

REMASTERED VERSION 1 CD
versione da 1CD rimasterizzato

 

 

Acquisto obbligato!

 

David

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Fonte

 

 

Sweet child o’ mine,la cover dai mille volti

Eseguire una  cover è un’arte per pochi. Infatti si può riuscire in maniera eccelsa oppure cadere in errori ed orrori imbarazzanti. Sweet child of mine è una canzone che ha fatto la storia ed allora perché non coverizzarla?

Qui di seguito uno splendido articolo dove sono raccolte alcune cover dove svetta alla numero Uno una imbarazzante performance di uno dei musicisti originali che ha composto la canzone. Avete capito bene come un gruppo che coverizza se stesso ed il risultato lo potete ascoltare nel suo splendore alla numero Uno.

I Guns N’ Roses sono stati uno dei gruppi rock più popolari di tutti i tempi. Un successo forse spropositato durato il tempo di un paio di dischi e consegnato ai posteri a causa di una implosione assurda che ha trasformato quell’enorme carrozzone in una barzelletta o culto del rock a seconda dei punti di vista, ma a noi non frega proprio nulla di tutto questo.

Se tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 si vedevano spuntare le magliette della band davvero ovunque, per la legge del contrappasso oggi nella cultura pop-olare tutto quello che resta sono (ingenerosamente) solo una manciata di canzoni: “November Rain”, “Paradise City”, “Don’t Cry” e soprattutto quella “Sweet Child O’Mine” suonata compulsivamente in ogni occasione: matrimoni, compleanni, laure, battesimi, cresime, funerali e programmi TV.

Il singolo-tormentone che ha lanciato nella stratosfera la band è, non a caso, il brano più coverizzato da altri artisti ma sembra più un affare da dive del pop (Sheryl Crow, Texas, Anastasia) piuttosto che dalla nuove leve del rock’n’roll. Oggi però il piatto della casa prevede una succosa raccolta delle 10 versioni più strane e bislacche. “You know where you are? You’re in the jungle baby! You’re gonna die!” (cit.) …bene cominciamo allora!

#10: Gregorian (2009)

 

I Gregorian sono l’anticristo, non c’è altra spiegazione per l’esistenza di questa sottospecie di progetto ideato e partorito in terra germanica e diffusosi in mezza Europa come la peste. Questi tizi ebbero la grande idea di  scimmiottare (malissimo) la ambientazioni evocative degli Enigma mischiandole a canzoni pop cantate in stile simil-gregoriano su arrangiamenti tra il rock e la new age da sala d’aspetto.
Idea pessima vero? Bene, come ci spieghiamo gli oltre 15 dischi incisi fino ad oggi? Il governo tedesco deve al mondo una spiegazione per questo scempio perpetrato negli ultimi 15 anni ai danni dell’umanità, ma soprattutto non poteva intervenire l’ONU in qualche modo? Mi domando dove siano i bombardamenti preventivi quando servono.

#9: Ed Alleyne-Johnson (2007)

 

Mi rendo conto che probabilmente a causa di qualche trauma infantile nutro un odio esasperato per il violino elettrico e soprattutto per le cover di brani pop/rock fatte da artisti di strada, siano essi tzigani, peruviani o senzatetto giramondo, non importa. Parto in effetti prevenuto all’ascolto della versione di Ed Alleyne-Johnson, popolare artista di strada ma noto anche come “quello che suonava il violino con i New Model Army“. Ora immaginate “Sweet Child O’Mine” suonata con il solo violino dotato di funambolica distorsione; ecco, la sua versione suona esattamente come quella che avete pensato. Perfetta per il turista distratto che passeggia guardando le vetrine e ascoltando un motivetto noto magari sgancia qualche monetina, io personalmente avrei voglia di strappargli quel violino a cinque corde dalle mani e spaccarglielo in testa. Molesto.

#8: Shione Yukawa (湯川潮音) (2009)

 

Questa deliziosa Lolita giapponese che si divide tra cinema e musica ci mette del suo per regalarci una versione creativa del brano a metà strada tra il country-folk anglosassone e il J-Pop acustico. Shione Yukawa è assolutamente deliziosa quando canta in lingua madre mentre qui suona un po’ forzata, ma come non perdonarla con quel faccino che sembra uscito da qualche anime pruriginoso? Il risultato non ci fa strappare i capelli, ma neppure ci viene voglia di sculacciarla perché in effetti potrebbe essere il perfetto accompagnamento sonoro per i titoli di coda di qualche commedia per teenager “made in Sol Levante”.

#7: Iron Horse (2007)

 

Un po’ di sano bluegrass non guasta mai, se poi sono dei coverizzatori seriali come gli americani Iron Horse tanto meglio, giusto? Non proprio, a meno che non siate sulle strade della Georgia alla guida di una Dodge Charger arancione del ’69 con la bandiera confederata dipinta sul tetto.
La band dell’Alabama l’ho sempre trovata di una noiosità pari solo a un disco di Phil Collins. Fa impallidire la loro maestria nel riuscire ad appiattire ogni brano ammantandolo con i soliti tre arrangiamenti per banjo, chitarra e mandolino. Ancora più spaventoso che questi quattro tizi con un sacco di tempo libero siano riuscito ad incidere tre o quattro dischi all’anno pescando a casaccio tra il repertorio di Metallica, Goo Goo Dolls, Led Zeppelin, Black Sabbath, The Shins e Guns N’ Roses appunto. La cosa davvero incredibile, però, è che ascoltare loro versione di “Sweet Child O’Mine” è come ascoltare tutta la loro discografia in 3 minuti.

#6: Infinity – Dirty Love (1993)

OK questa non è tecnicamente una cover, piuttosto un ibrido da laboratorio creato mettendo insieme il riff di chitarra di “Sweet Child O’ Mine” e il sample di “I Forgive You” preso in prestito, probabilmente a caso, da “Human” degli indimenticati Human League. Il perché di tutto questo? Inutile chiederselo, comunque il risultato suona dannatamente accattivante come solo la migliore eurodance made in Italy riusciva a fare. Se tendete l’orecchio potrete sentire degli indizi inequivocabili: dietro il monicker Infinity si nascondono praticamente gli U.S.U.R.A. sotto mentite spoglie. Italians do it better.

#5: Gelugugu (ゲルググ) (2007)

Japanese extravaganza. Basterebbe questo per perdonare qualsiasi cosa. Infatti non possiamo non amare la folle versione ska-core che ci regala la band di Osaka molto probabilmente in preda a speed e anfetamine. Come spesso accade a questo tipo di rivisitazioni ad alta velocità l’effetto “versione a 78 giri” è in agguato ma questa goliardata è talmente sguaiata e scazzata che ci fa innamorare al primo ascolto. Attenzione: genera dipendenza.

#4: Akasha feat. Neneh Cherry (1998)

 

Probabilmente solo i fanatici del trip hop ricorderanno gli Akasha, band inglese che mischiava il suono di Bristol con accenni jazz-fusion. Il duo non fece mai “il botto” ma in eredità ci lasciano questa cover piuttosto interessante soprattutto perché riadattare ad un pubblico completamente diverso un brano dei Guns N’ Roses nel 1998 (in piena recessione del rock’n’roll) fu una scelta quantomeno stimolante.
Aiutati dalla sempre brava Neneh Cherry gli Akasha aprono il Grande Manuale della Musica e vanno direttamente al capitolo “come incidere una cover perfetta”, sottotitolo “evitiamo di rifarla uguale, ma anche stravolgerla senza senso è una vaccata”; questa versione conserva la melodia dell’originale ma il resto viene completamente adattato al suono elettronico e notturno del duo che la fa propria. Peccato che questa sia la cosa migliore che gli Akasha abbiano mai fatto, ma questo è un altro discorso.

#3: Ryu, Juelz Santana & Celph Titled – S.C.O.M. (2005)

 

Era solo una questione di tempo, era chiaro che anche il riff di “Sweet Child O’Mine” sarebbe dovuto entrare nel girone infernale dei brani rock riciclati come base hip hop. Se almeno Led Zeppelin, Police e Queen ci hanno fatto un sacco di soldi con successi radiofonici di dubbio gusto, qui il risultato è solo aberrante. Questa “S.C.O.M.” è un brano con la licenza di uccidere, sì di uccidere questa manica di rapper che evidentemente non avevano di meglio da fare che tritarci le orecchie  con questa roboante vaccata. Poi scopriamo che dietro a questo scherzo che non fa ridere ci troviamo Mike Shinoda dei Linkin Park e tutto torna.

#2: Scott Bradlee’s Postmodern Jukebox feat. Miche Braden (2014)

Chapeau signore e signori. Se l’idea di cover jazzate non è certo nuova né originale, il risultato è in questo caso magnifico. Il classico dei Guns N’ Roses viene trasformato dagli Scott Bradlee’s Postmortem Jukebox in un’irresistibile versione che sembra uscita da qualche jazz club di New Orleans puzzolente di fumo e sudore. Vera mattatrice è la divina Miche Braden che si appropria dei vocalizzi di Axl Rose facendoli suoi senza se e senza ma. “Where do we go now?” Beh, ora fate i compiti a casa e recuperate tutta la loro discografia, poi ci ringrazierete.

#1: Krist Novoselic & Duff McKagan (2015 – live)

Ok qui sfondiamo il muro dell’assurdo: Krist Novoselic, ovvero l’ex bassista spilungone dei Nirvana, ormai trasformatosi in un simpatico impiegato del catasto che strimpella la sua fisarmonica accompagnato dal basso di Duff McKagan recentemente tornato nei Guns N’ Roses. 20 anni fa sarebbe stato inimmaginabile, ma si sa che il tempo fa dimenticare molte cose e in fondo in fondo è galantuomo, ma non per il simpatico Krist, trasfigurato tragicamente in un tranquillo uomo di mezza età che ci immaginiamo passi le giornate tagliando l’erba del giardino e accompagnando la moglie a fare la spesa al centro commerciale. Lo zio e il rocker-economista intonano una surreale versione strumentale di “Sweet Child O’Mine” impacciata quanto assurda, tanto da risultare deliziosa, quasi un omaggio senile ai Vaselines. Siamo sicuri che Kurt si sarebbe fatto un sacco di risate, Axl un po’ meno, ma si sa che il rosso non ha grande senso dell’umorismo.

Duff McKagan ma cosa fai?

 

 

Introduzione David

Fonte articolo

 

Inno alla Rosa & Musica parte II

Come anticipato l’anno scorso, abbiamo  cominciato ad analizzare come la ROSA sia inserita in diverse immagini e video musicali.La rosa ha un significato molto piu’ ampio e la sua storia ci aiuta ad inquadrare il suo molteplice significato.

 

Il colore ,il tipo ed altre caratteristiche transitano dei messaggi ben diversi dalle nostre normali percezione ben addestrate dal main stream e dalla tradizione popolare.

Infatti la rosa rossa per il 99% delle persone ha  il seguente significato:

ROSA ROSSA= SIMBOLO DI PASSIONE

Ma siamo sicuri che sia cosi?

La rosa nei miti, nelle religioni, nelle leggende e nei simboli

La rosa è un simbolo veramente complesso, poiché racchiude in sé – più d’ogni altro fiore – significati tra loro totalmente contrastanti. È, infatti, ambivalente, potendo contemporaneamente significare perfezione celeste e passione terrena, tempo ed eternità, vita e morte, fecondità e verginità.

Secondo la superstizione popolare, molto diffusa soprattutto nel Medioevo, e che ha avuto una notevole influenza in molte leggende tipiche anche del nostro folclore, era il fiore che le streghe preferivano, in quanto ritenuto particolarmente idoneo a provocare il male, forse a causa della presenza sul suo stelo di molte spine; ma nel frattempo, era pure il fiore prediletto dalle fate, che se ne servivano spesso per recare felicità e benessere alle persone buone. In questa circostanza, così come in molte altre, la rosa sa concentrare significati in netto contrasto tra di loro, come odio ed amore, quasi che entrambi discendessero da un unico ceppo, o fossero due facce di una sola medaglia; a pensarci bene, non è poi tanto illogico, essendo entrambi dei sentimenti, delle passioni e queste, come sappiamo, non conoscono vie di mezzo. Nella vita umana, tanto per citare un esempio concreto, se un rapporto tra due persone termina in modo traumatico, non di rado all’amore e alla stima subentra in ambo le parti il disprezzo, l’odio, il rinfacciarsi reciproco di colpe e di difetti; e questi sono tanto più intensi e radicati quanto più forte era il legame affettivo che si è interrotto.

Tornando al nostro argomento, la rosa, possiamo affermare che questo fiore, forse anche per la sua struttura a forma rotonda (non dimentichiamo che in Occidente il cerchio era considerato sin dai tempi più antichi un modo per indicare la perfezione) è stato sempre reputato simbolo di completezza: rappresenta, infatti, la profondità del mistero della vita, la bellezza, la grazia, la felicità, ma anche la voluttà, la passione ed è perciò, spesso associato alla seduzione.

Essendo stato da sempre un fiore abbinato alle divinità femminili, esso è amore, vita, creazione, bellezza e verginità; la sua rapidità nell’appassire simboleggia, al contrario, morte e sofferenza, e le sue spine evocano, invece, il sangue ed il martirio.

Sempre per affinità al cerchio, ossia ad una cosa che non ha né inizio né fine, alla rosa si associa spesso un significato di sistematicità, di ciclicità.

Questo fenomeno, tuttavia, non si limita ad essere puramente periodico, ma presenta anche un suo progresso temporale, un suo divenire, un suo traslare nel tempo: come una ruota di bicicletta che, dopo un giro, ritorna sì nella posizione iniziale, ma in un luogo diverso da quello precedente.

La rosa è pertanto anche il simbolo del divenire e, per traslato, indica il perpetuarsi della vita umana da quella terrena verso un’altra dimensione a noi per il momento ignota, che i credenti chiamano aldilà e che trova il suo culmine, il suo compimento totale nella resurrezione.

Per questo motivo la rosa viene usata per raffigurare anche oltre alla vita eterna, la primavera che, se vogliamo, è un piccolo assaggio terrestre della resurrezione celeste che ci attenderà alla fine della nostra esistenza.

Tuttavia, anche chi non ha il dono della fede può facilmente riconoscere che tutta la nostra esistenza è continuamente attraversata da fasi cicliche: di alcune di loro – come ad esempio l’alternarsi delle stagioni – sappiamo la periodicità, ma di moltissime altre siamo all’oscuro.

Se, ad esempio, siamo malati o in condizioni critiche dovute a qualsivoglia causa, come possiamo determinare se e quando queste scompariranno per far di nuovo posto a periodi di gioia, di serenità, di ristabilimento della salute fisica? E, una volta raggiunto questo stato di benessere, non abbiamo forse paura che la ciclicità della nostra esistenza ci arrechi di nuovo momenti di disagio?

Comunque la si consideri, la nostra vita è composta da un alternarsi di cicli, e questo vale per ognuno di noi.

 

 

FINE PARTE DUE

 

David

 

Fonte LA ROSA NEI MITI da: Corrado Colafigli, Maurizio Saudelli, ‘Spigolando tra le Rose’, LASER Edizioni, 1999, Milano