Il simbolo dei Queen: cosa rappresenta?

Cosa simboleggia il contrassegno distintivo dei Queen?

Ecco un articolo molto interessante che lo spiega.

Lo stemma dei Queen, conosciuto anche con il termine inglese Queen Crest, venne disegnato da Freddie Mercury, che si diplomò al Ealing Art College di Londra, poco prima dell’uscita del primo album della band; infatti la versione originale del logotipo dei Queen, divenuto segno distintivo del quartetto, è riportato inoltre sul retro della copertina di Queen. L’immagine, che comparve per la prima volta in copertina con “A Day at the Races” nel 1976, è inoltre presente, in diverse versioni, nelle copertine degli album “A Night at the Opera”, “Greatest Hits II” e “Queen Rocks”.

 

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Mercury affermò che aveva disegnato questo logotipo perché voleva per il suo gruppo “un simbolo dell’epoca”, basandosi sullo stemma reale del Regno Unito, integrando per questo motivo eleganza, patriottismo e regalità. Questo logo, di cui esistono diverse versioni, era spesso visibile sulla grancassa della batteria di Taylor, durante i loro primi concerti. L’immagine include i segni zodiacali dei quattro componenti della band; due leoni rampanti, che identificano Taylor e Deacon, presidiano la corona della regina al centro di una “Q” (Queen), sormontata da un granchio color bronzo metallico che indica il segno di May, il Cancro, sopra il quale si libra un anello di fiamme che dà l’impressione di una seconda corona.

Due fate bianche, a rappresentare la Vergine, che identifica Mercury, contrapposte al color senape dei leoni, osservano dal basso la lettera. Tutti gli elementi sono sovrastati da una grande fenice con le ali spiegate, uccello mitologico conosciuto per la capacità di ritornare in vita dalle sue stesse ceneri, scelta in segno di immortalità e speranza. Il giallo e l’arancio sono i principali colori dello stemma, con una sfumatura di rosso per quanto riguarda la fascia che forma la “Q”.

Sulla parte inferiore, il nome “Queen” appare in stile latino, con curvature ben definite. Fin qui le spiegazioni ufficiali, o meglio superficiali. Peccato che i due leoni, che dovrebbero rappresentare i due componenti della band che hanno tale segno zodiacale, sono in posizione non astrologica e cioè rampanti e non seduti, e per giunta uno di essi è avvinto da una catena. Triste destino quello della Radix Davidis, regale per volere di Giacobbe e perseguitata e schiavizzata dal resto dell’umanità!

Peccato che il simbolo del Cancro sia quello del giorno iniziatico per eccellenza, il solstizio d’estate, o meglio il 24 giugno, ricorrenza del Battista. Peccato che le due fate non rappresentino il segno zodiacale della Vergine, col quale, a dire il vero, non hanno nulla a che vedere bensì rappresentino proprio il regno della regina, the Queen, raccontato da Spenser. Peccato infine che la fenice medesima sia raffigurata in posa non simbolicamente corretta, in quanto nella sua specularità col pellicano, che viene disegnato con le ali rivolte verso il basso, nel segno del suo sacrificio, essa invece viene quasi sempre rappresentata con le ali rivolte verso l’alto, perchè il risorgere è moto ascensionale, laddove dopo ogni resurrezione che si rispetti, c’è un’ascensione. E poi se si osserva attentamente il volatile come riprodotto nello stemma, sotto verranno riscontrato sette fiammelle, straordinariamente coincidenti e somiglianti con i sette piccoli dell’iconografia del pellicano. Insomma una fenice, a metà strada con un pellicano e forse quando arriveremo alle fine capiremo anche il perchè.

 

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  • Il video con David Bowie

È facilmente reperibile sul web un filmato piuttosto celebre dove Freddie Mercury e David Bowie, cantano un pezzo scritto da entrambi, accompagnati dai Queen.

In realtà è un montaggio, ma a nessuno è mai venuto in mente di esaminarne i fotogrammi, ma se qualcuno volesse farlo scoprirebbe dei particolari interessanti. Sulla grancassa del batterista c’è disegnato, interamente in nero, lo stemma della band. Normale, diremmo, ma ci sono dei specificità da sottolineare.

Innanzitutto il nero è colore inaccostabile simbolicamente alla fenice, mentre è perfettamente accostabile al pellicano, essendo il pellicano nero un simbolo di dolore e infelicità, laddove il sacrificio non sia utilmente rivolto nella direzione giusta.

Ma non basta: nel filmato il simbolo nero appare in pochi momenti solo dietro David Bowie e mai dietro Freddy Mercury!

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Inoltre lo stemma compare nel filmato anche nella sua versione luminosa, posizionato in alto alle spalle del palco, ma tranne alla fine, a palco vuoto, appare solo nei due momenti in cui Freddy Mercury e David Bowie vengono inquadrati insieme!

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Evidentemente la fenice-pellicano Mercury ha la alchemica facoltà di trasformare in oro anche il piombo del pellicano nero di Bowie!. Ma c’è di più: nonostante il simbolo fosse presente nella scenografia, si vede che qualcuno, nel montaggio del filmato lo ha sovrapposto, come a volerlo sottolineare, ancora di più…

  • Ma chi era la regina?

A questo punto dobbiamo ricordare che anche gli osservatori non di costume dietrologico come noi hanno introdotto la considerazione di come la scelta del nome della band, operata dallo stesso Mercury, sia stata ispirata al personaggio di Elisabetta I.  Ma con una corretta ispirazione dietrologica potremmo anche scoprire che il buon Freddy aveva un motivo in più rispetto a quelli storici e patriottici per scegliere proprio quella regina. Si perchè, grazie proprio a quella regina, il Pellicano e la Fenice sono stati anche in passato protagonisti di una particolare vicenda di simbiosi. Si tratta della storia insolita di due ritratti gemelli della regina Elisabetta I d’Inghilterra (1533-1603), realizzati forse dalla stessa mano e dallo stesso materiale ligneo, dipinti dal pittore Nicholas Hilliard.

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Elisabetta I, Ritratto del pellicano, 1576, Nicholas Hilliard.

 

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Immagine 279 Elisabetta I, Ritratto della Fenice, 1576, Nicholas Hilliard.

Nicholas Hilliard (c. 1547 – Londra, 1619) è stato un miniatore e orafo inglese, celebre per i suoi ritratti miniati dei membri della corte di Elisabetta I d’Inghilterra e di Giacomo I d’Inghilterra. Per la maggior parte delle sue opere si servì di piccoli ritratti ovali, ma sono celebri due sue pitture su tavola con il ritratto proprio di Elisabetta. I due ritratti di Nicholas Hilliard sono praticamente gemelli e in entrambi la regina è vestita alla francese. Si tratta del Ritratto del Pellicano e del Ritratto della Fenice dai due gioielli smaltati indossati sul corpetto, che raffigurano i due uccelli mitici, simboli rispettivamente di Redenzione e Carità e di Resurrezione e nella loro lettura cristologica. Il mistero del significato simbolico dei due ritratti affascina il pubblico inglese da molti decenni: essi infatti presentano infatti somiglianze straordinarie sia nella posa che nei colori, dando così vita ad un’evidente simmetria tematica. Il primo quadro, il Ritratto del Pellicano mostra un’Elisabetta al culmine del proprio vigore fisico, con il volto incorniciato da una vivace chioma rossiccia; il secondo dipinto, il Ritratto della Fenice,  riprende esattamente tali elementi, ma li stempera in toni opachi e scuri, simbolo forse dello scorrere inesorabile del tempo.

Da notare anche l’identica posizione del braccio della regina, in una posa ricorrente in ambienti esoterici che in massoneria veniva chiamata all’ordine profano.

È una tecnica, quella delle immagini simmetriche, adoperata anche da Giorgione nelle due opere speculari denominate la Giovane, o Laura, e la Vecchia.

In ogni caso, se interpretate unitariamente, come sembra essere opportuno esse simboleggiano i due significati speculari dei simboli in oggetto, sacrificio e resurrezione, anzi sacrificio che resuscita, come anche recepito dalla tradizione cristiana. Un grande omaggio ad una grande regina che dedicò e quindi sacrificò l’intera sua esistenza alla guida del suo popolo, o forse anche il messaggio che la stessa non fosse estranea alle cerchie segrete e esoteriche dell’epoca.

Ciò motiva anche la deroga accordata all’artista dalla regina, per il secondo ritratto, rispetto alla regola che aveva imposto a tutti i suoi ritrattisti di dipingerla giovane, fiorente e piena di colori e di energia., mentre tutte le altre raffigurazioni, anche

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Immagine 278, Elisabetta I, Ritratto del Pellicano, 1576, Nicholas Hilliard,
particolare del Pellicano in rilievo.

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Immagine 280, Elisabetta I, Ritratto della Fenice, 1576, Nicholas Hilliard,
particolare della Fenice in rilievo.

 

quelle degli ultimi anni di regno replicano meccanicamente le fattezze giovanili dei dipinti precedenti, a dispetto di una regina ormai calva e senza denti.

Perchè la resurrezione è aspetto tipicamente umano, rispetto all’immortalità che è invece è attributo divino. In ogni caso il simbolismo dei dipinti è evidente: il ritratto giovanile, quello col pellicano reca nei due angoli in alto, la rosa, come quella di Robert Fludd che da’ il miele alle api, e il il giglio sotto la corona con evidente richiamo al motto del Cantico dei Cantici già richiamato. Nell’altro nulla, perchè dopo la resurrezione si accede a nuova vita, ma entrambi i volatili hanno le ali rivolte verso il basso, come lo stemma di Freddy Mercury, laddove evidentemente per tutti, regina, pittore e rock star, la fenice e il pellicano rappresentano la stessa essenza, seppure in forme e manifestazioni solo contingentemente differenti.

  • L’enigma Freddy Mercury

Freddie Mercury (nome d’arte di Farrokh Bulsara; Zanzibar, 5 settembre 1946 – Londra, 24 novembre 1991) è stato un cantautore, musicista e compositore britannico. Nato a Zanzibar con ascendenze parsi e indiana, Freddie Mercury fu fondatore nel 1970 dei Queen, gruppo rock britannico di cui fece parte fino alla morte. È ricordato per il talento vocale e la sua esuberante personalità sul palco.

Per i Queen fu autore di brani di successo quali “Bohemian Rhapsody”, “Crazy Little Thing Called Love”, “Don’t Stop Me Now”, “It’s a Hard Life”, “Killer Queen”, “Love of My Life”, “Play the Game”, “Somebody to Love” e “We Are the Champions”. Oltre all’attività con i Queen, negli anni ottanta intraprese la carriera solista con la pubblicazione di due album, “Mr. Bad Guy” (1985) e “Barcelona” (1988), quest’ultimo frutto della collaborazione con la cantante soprano spagnola Montserrat Caballé, il cui singolo omonimo divenne l’inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade. Ammalatosi di AIDS, sviluppò a causa di ciò una grave broncopolmonite che lo portò alla morte, sopravvenuta il giorno seguente alla pubblica dichiarazione del suo grave stato di salute. Freddie Mercury è considerato uno dei più grandi e influenti artisti nella storia del rock; nel 2008 la rivista statunitense Rolling Stone lo classificò 18º nella classifica dei migliori cento cantanti di tutti i tempi mentre Classic Rock, l’anno successivo, lo classificò al primo posto tra le voci rock. Farrokh Bulsara, quindi zoroastriano, (Farrokh significa fortunato e felice è un popolare nome dato per i ragazzi tra zoroastriani musulmani e in Asia meridionale) cambiò il suo nome successivamente alla creazione dei Queen, in occasione di una particolare canzone scritta proprio da lui nel 1970.

Si tratta di “My Fairy King” e tratta di Rhye, un luogo immaginario creato da Mercury stesso e citato in altri brani successivi dei Queen, sulla scorta di tutti luoghi utopici dei Rosa+Croce. Da notare che Mercury prese in prestito alcuni versi da una poesia di Robert Browning, “The Pied Piper of Hamelin”.

Il tema della canzone presenta inoltre numerose analogie con il poema “My Faerie Queene” di Edmund Spenser. Questo il testo della canzone:

Nella terra dove i cavalli nascono

con le ali d’aquila

e le api hanno perso il pungiglione

si canta sempre.

La tana del leone con daini fulvi

e fiumi di vino così limpidi

che scorrono per sempre,

i draghi volano come passeri nell’aria

e agnellini dove soltanto Sansone osa.

Andare avanti avanti avanti avanti avanti avanti,

il mio Re delle fate può vedere cose,

domina l’aria e governa le maree,

che per me e per te non esistono.

Oh si, guida i venti,

il mio Re delle fate sa agire rettamente

e non sbaglia mai.

Poi nella notte l’assalto degli uomini,

correvano come ladri e uccidevano

come lame di coltello

per sottrarre il potere alla magica Mano

e causare la rovina della terra Promessa.

Loro hanno reso il latte acido,

così come il blu nel sangue delle mie vene.

Perché non capisci?

Il fuoco brucia all’inferno con il pianto

di un dolore straziante.

Figlio del cielo liberami, lasciami andare,

il mare si è prosciugato, non c’è più sale.

Nella sabbia le stagioni volano

e nessuno ci aiuta.

I sorrisi non splendono più come perle

agli occhi degli uomini infelici.

Qualcuno, qualcuno ha fatto sparire

il colore delle mie ali,

ha spezzato il mio anello fatato

e disonorato il Re, prima così orgogliosa.

ha cambiato i venti e confuso le maree.

Madre Mercury, Mercury

Guarda che cosa mi ha fatto,

non posso fuggire né nascondermi.

Il richiamo al poema di Spenser,  è evidente, colui che parla è uno dei sei cavalieri, precisamente Redcross.e In ognuno dei sei libri del poema infatti, vengono introdotti altrettanti cavalieri che rappresentano delle virtù. Redcrosse è quello della santità; Guyon della temperanza; donna Britomart della castità; seguono quelli dell’amicizia, della giustizia e della cortesia. Inoltre, la regina delle fate e Britomart possono essere identificate nella regina Elisabetta I d’Inghilterra, il che complica ulteriormente il poema. Si inserisce così un’allegoria storica che coinvolge anche vari eventi del Cinquecento inglese e irlandese.

 

 

Fonte

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